Congiuntivi-te..

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Intanto che aspetto lella che e’ andata a far danni a Lanciano mi butto sui congiuntivi usati negli scritti togolani ani per gli amici o anche togolesi idem 4 lettere finale sempre per gli amici, dove detti congiuntivi litigano (accento sulla seconda i e non sella a di ano) con verbi non indicati sul quattrogatti,duetopi e trecani..detto questo, mi sovviene la storia di quel bimbo di nove anni milanese che va’ matto per i congiuntivi e con compagni scolastici che non lo cagano e che lo isolano dal gruppo riempiendo la lavagna di scritte contro di lui.. lasciatemi pensare a sto povero ragazzo e non posso fare a meno di meindignare come non mai per chi ama i congiuntivi e non la congiuntivite dovuta a sputo che indirizzerei nell’occhio di chi lo mette in quarantena..ena ena.. Quanto imbarazzo, quanta vergogna scusate se non ho messo la virgola prima (le ho messe tutte in fondo e voi ficcatele dove volete o riterrete opportuno). Quale futuro potra’ mai avere un bimbo che e’ affascinato dalle parole, ne chiede il significato e poi le usa a proposito inserendole nel posto giusto e non come faccio io e del resto tutto cio’ per la serie, fate cio’ che dico io e non quello che faccio sempre io.. Cazzo..se per disgrazia il problema dovesse protrarsi fino all’eta’ adulta (eta’ a cui io non ebbi ancora arrivato), gli sarebbero precluse moltissime attivita’, a cominciare da quella politica senza fare riferimenti al tonino che abita a due passi da me. Avrebbe serie difficolta’ anche in televisione e nei giornali. Il congiuntivo non e’ solo la brutta malattia degli occhi sopraccitata, ma un modo sbagliato di affrontare la vita. Se incominci a parlare bene, poi desideri pensare bene. E magari – orrore – agire bene. Funziona cosi’, purtroppo. Per fortuna i compagni del piccolo mostro stanno cercando di riportarlo sulla retta via con un sistema quasi infallibile.. la legge del branco, che tutti conforma e appiattisce al livello piu’ basso e rassicurante. Pare pero’ che il diavoletto cocciuto testadicazzo persista nell’errore. Di questo passo imparera’ a memoria i primi dodici articoli della Costituzione e allora per rieducarlo non basteranno piu’ nemmeno i compagni… bisognera’ chiamare direttamente il Trota o peggio ancora il suo venerando padre anagrafico, quello che ce l’ha sempre duro (l’orecchio) dal dito medio perennemente evidenziato. (,,,,,,;;;;:::::…..)

Faida te..

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L’aver superato gli Anta ha inevitabili conseguenze sulla memoria causa effetto inizio di Alzheimer alias demenza pettorale, ci dimentichiamo i nomi dei seipiu’uno re di Roma, lasciamo accesa l’auto nel box,  inseriamo arbitrariamente un Brontolo o un Cucciolo nell’elenco degli Apostoli, scordiamo la data della presa della Bastiglia scordiamo pure la presa della Pastiglia della pressione e persino quella del nostro anniversario di matrimonio. Eppure..grattagratta sto fondo del barile, c’e’ qualcosa che ricordiamo sempre perfettamente.. gli slogan pubblicitari dei vecchi tempi, quelli che ti martellano il cum grano salis. Ad es.. Avete presente quello dell’Alpitour? «Turista fai da te? – diceva testualmente – No Alpitour? Ahi, ahi, ahi…». Credo si fosse nei primi Anni Novanta e nessuno, all’epoca, immaginava quanto il viaggio sarebbe diventato davvero un «fai da te».

Oggi, tanto in aereo quanto in treno, e’ il cliente a fare tutto.. guarda gli orari, prenota, sceglie i posti, stampa il biglietto… tempo fa’, onde non gravare sui bilanci del diversamente lavoratore, sono andato a fare un tour nell’UK con un volo lowcost (30 euro andata e ritorno mance ed uso del cesso comprese) e, come dicevo, ho fatto tutto io.. prenotazione, stampa del biglietto, check-in, leccata al pezzo preincollato da sbattere sul bagaglio, stampa della carta d’imbarco. Quando, in aeroporto, mi sono incolonnato con gli altri passeggeri davanti al Gate 16, credevo che i miei compiti fossero finiti, ma, dopo un istante, una voce imperiosa un poco sull’incazzato ha intimato, attraverso gli altoparlanti … I viaggiatori in partenza per l’UK, sono pregati di piegare e strappare la parte inferiore della loro carta di imbarco per consegnarla al personale… Anche il controllo biglietti ci tocca.. Cosi’ ho pensato e fantasticato anzi cocasticato ai futuri sviluppi del fai da te. ..I passeggeri del volo UK6916 sono pregati di spingere le scalette fino all’aeromobile. Quelli della classe economica sono invitati a caricare nella stiva i bagagli dei passeggeri di Business Class. Se c’e’ qualche ingegnere e’ pregato di dare una controllatina al reattore di destra e se qualcuno ha il brevetto da pilota e’ bene accetto perche’ il comandante ha le mestruazioni e non puo’ fare tutto da solo.. in alternativa il ruolo di Secondo puo’ essere assunto anche da chi sia in possesso della patente C da almeno cinque anni o abbia un parente in cosa nostra. Le bibite le portano quelli con il cognome che inizia da A a M, gli altri portano i panini e chi non ha cognome e’ addetto alla pulizia del cesso di destra anche se lui e’ di sinistra».

Beh..In fondo, non sarebbe una cattiva idea vero? Ognuno e anche ognidue.. mette a disposizione degli altri le proprie competenze, ognuno o ognidue si impegnano a fare qualcosa per la comunita’ e tutti ne traggono benefici ad effetto scala. Tempo fa’ a pensarci bene.. avevano proposto qualche cosa del genere per la guida del Paese.. l’avevano chiamata «Democrazia», ma non ha funzionato e io pagaaa…

Ancora Spread.. stavolta e’ serio

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Sino ad oggi ho satiricamente dissertato sugli Spread e affini.. ma mi domando se avete grippo per i vostri soldini depositati in banca. Cazzo sentite parlare di Spread che aumenta, Grecia,Irlanda Portogallo ed euro che affondano? Italia come la Grecia? Tredicesime inchiodate? Stringe il culo vero? Ne avete ben donde e quindi se vi interessano informazioni prese sul posto continuate a leggere quello che l’amico FabPat72 mette sul blog e poi traetene le conseguenze con il vostro cranio e non con le idee degli altri.. Ad es,, come ve la immaginate la Spagna? Un cumulo di macerie? Mendicanti per le strade? Infrastrutture fatiscenti? E la politica con i suoi costi, roba che neanche la Grecia? No neanche per idea, la crisi Spagnola e’ molto diversa da quella italiana, e fatti i giusti correttivi, peraltro appena varati da Rajoy, Madrid uscira’ molto velocemente dalla crisi lasciandoci soli in compagnia della Grecia (perche’ intanto Irlanda e forse persino il Portogallo ne saranno usciti). Ecco uno spaccato della Spagna di oggi di Maurizio Blondet che e’ in anzi l’inviato speciale all’estero, copio e incollo quello che scrive e traetene il succo….

Di ritorno dalle Canarie: se devo valutare da quest’angolo della Spagna che ho visto, penso che quel Paese sia meglio attrezzato dell’Italia di fronte alla crisi, e che si solleverà prima di noi. Anche là vige il disprezzo per i politici e la politica; cresce, persino più che da noi, la consapevolezza dei privilegi e del parassitismo delle burocrazie pubbliche, il che è un buon segno di vitalità politica della popolazione, che mette sotto accusa i salari sicuri degli statali mentre nel settore privato la disoccupazione è alle stelle. Ma visto come stiamo messi noi, vorrei fare il cambio. Ecco alcuni motivi:

Infrastrutture

D’accordo, durante il boom edilizio (causato dai tassi eccessivamente bassi che l’euro «germanico» ha chiesto per indebitarsi, e dalle banche tedesche, rigurgitanti di capitali, che li hanno offerti in eccesso agli iberici) s’è costruito troppo, ed ora è scoppiata la bolla edilizia. Ma ciò che colpisce, è la quantità e la qualità delle infrastrutture progettate ed attuate dalla «politica». Se i politici spagnoli hanno rubato, non si sono tenuti tutto loro; hanno anche attrezzato il Paese per la modernità. Strade extra-urbane nuove fiammanti a Lanzarote, autostrade a quattro corsie (e gratis) a Tenerife; non una buca nell’asfalto, non un lampione bruciato, e ovviamente non un cartello perforato da gragnuole di proiettili (tipico del folklore in Sicilia e Calabria). Nella capitale Santa Cruz, che è pur sempre una cittadina di nemmeno 230 mila abitanti, grandiosi spazi culturali firmati da archistar (tipico l’auditorium ideato da Calatrava, e lo Espacio de Las Artes dello svizzero Herzog) che possono non piacere, ma testimoniano l’impegno dei pubblici poteri per la cittadinanza, ospitano mostre, biblioteche, teatri.

Due aeroporti che non sono affatto cattedrali nel deserto, anzi frequentatissimi da voli internazionali (arrivano 5 milioni di turirsti – che poi tornano, al contrario di quelli che vengono in Sicilia). Immensi parcheggi sotterranei publici, che da noi non si sono mai fatti perchè «il Comune non ha i soldi» o «il comitato di quartiere si oppone» o non ci si mette d’accordo sulle mazzette. Un sistema-modello di trasporti pubblici: la piccola capitale canaria ha una metropolitana leggera nuova fiammante (del 2004, finanziata da Fondi UE) che tocca tutte le zone che contano, e fa’ capolinea all’Intercambiador: ossia alla grande stazione dei bus («guaguas», nel gergo locale), su sei livelli con scale mobili, da cui si può raggiungere qualunque villaggio dell’isola a prezzi popolari dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio sottostante, che basta a 1400 veicoli.

Come dire che questo Interscambiador è una delle installazioni che mi ha più colpito? Fate un confronto mentale con una stazione di corriere o anche dei treni in Italia, dove arrivino e partano, come qui, 3500 bus al giorno: immaginate le cartacce e le cicche per terra, la polvere (e peggio) che si addensa negli angoli, gli odori di urina; immaginate i barboni che dormono sulle panchine, i mendicanti molesti, o i personaggi più loschi e pericolosi che, nelle ore notturne, abitano le stazioni italiane. Immaginate, perchè qui è l’esatto contrario: nella monumentale hall i pavimenti sono lucidi; il bar-ristorante offre bocadillos e tapas invitanti (io ci ho mangiato un pasto completo per 10 euro), anzichè quelle oltraggiose cartilagini di prosciutto rinsecchito che vengono vendute a peso d’oro nelle nostre stazioni da qualche innominata entità che «s’è aggiudicata l’appalto». I gabinetti pubblici, ovviamente usatissimi dai passeggeri di ogni nazione e livello sociale, sono uno specchio, benchè gratuiti. Non ne ho mai trovato uno reso inservibile con occlusioni di carta igienica cacca e piscio, com’è regola da noi. Misteriosamente, nelle loro pareti mancano del tutto le scritte oscene che tanto rallegrano i cessi pubblici italioti. Miracolo, gli addetti alle pulizie fanno effettivamente il lavoro per cui percepiscono il modesto salario pubblico, e li vedi sempre in giro con scopino e scopa a raccogliere anche una sola cicca che per altro solo gli Italiani buttano a terra oltre che nelle spiagge dove giocano i loro figli.

Immaginate i bus? Come minimo, direte voi, avranno l’aria scalcinata, rotta e bisunta di quelli di Roma (si sa, ci sale tanta gente, il Comune è in rosso), perchè dopotutto parliamo di isole arretrate e marginali di un Paese meno ricco e sviluppato del nostro. Macchè: i «guaguas» sembrano tutti nuovissimi, in perfetto stato di manutenzione, con aria condizionata funzionante. Ogni mattina, prima di partire, passano sotto il lavaggio-auto comunale lì a fianco, alla vista di tutti.

E non basta. Il Cabildo (l’antico Consiglio) ha mandato due emissari a Bruxelles per chiedere soldi per costruire dal nulla una linea ferroviaria. Siccome Madrid ha tagliato i finanziamenti, i due inviati di Tenerife sono andati a chiedere all’Europa di coprire il buco: dopotutto è un progetto europeo, che il Cabildo ha presentato ed è stato approvato in sede UE, e che sarà completato coi fondi europei: esattamente come la giunta della Sicilia o delle altre regioni meridionali, che non riescono ad usare i fondi europei per incapacità progettuale, o se li fanno ritirare per malversazioni (1); o che nemmeno li chiedono, perchè che gusto c’è a fare opere pubbliche su cui non si possono estrarre tangenti perchè Bruxelles ti controlla?

Taccio, per non farla troppo lunga, delle infrastrutture immateriali e culturali; dal Wi-Fi in tutti i bar e ristoranti al museo della Natura, che vale una visita non solo perchè espone parecchie mummie del popolo guancio (i nativi delle Canarie), ma per godersi un esemplare di gestione museale limpida e interessante, con tanto di «laboratori» affollati di scolari che fanno piccole sperimentazioni e imparano facendo, sotto la guida di maestri e maestre. Taccio dell’università di La Laguna, nient’affatto periferica nel sistema di studi spagnolo (che il governo sta per rendere più severo, avendo annunciato che il livello di istruzione deve migliorare). Taccio delle spiagge tutte libere e gratuite e non come quelle di Casalbordino patria dell’ing. togo29, fornite dall’amministrazione cittadina di docce, spogliatoi e Wc. E della polizia sempre presente e visibile sulle strade urbane ed extraurbane invece che imboscata negli uffici.

A Lanzarote, l’edilizia è basata su un modulo della casa tradizionale elaborato dall’artista locale Manrique, da cui nessun costruttore si discosta con fantasiosi villini da geometra; tale architettura è basata su muri bianchi immacolati, mai bruttati da graffiti e firme di dementi come da noi; dovrei parlare delle auto che si fermano – non rallentano, si fermano – appena fai l’atto di voler attraversare la strada sulle striscie. Perspicua, e per un italiano stupefacente, l’assenza di cumuli di monnezza per le strade, di discariche improvvisate nelle scarpate, e l’assenza di vandalismi tipo cabine telefoniche spaccate e smerdate.

In una parola, vige in Spagna quella civiltà che ormai è un costume in tutta Europa, salvo che in questa Italia fiera del suo sedimento incancellabile di volgarità.

Anche il Re senza tredicesima quindi caro Carlo alias togo29 fregatene della tua su cui non hai mai fatto affidamento (parole tue).

Tra le misure per affrontare la crisi del debito statale, il governo Rajoy ha sospeso (ossia tagliato) la tredicesima di tutti i dipendenti pubblici. Anche la sua; anche dei membri del governo, anche dei 350 deputati e dei 266 senatori, non esclusi gli ex parlamentari pensionati. Nessuno l’aveva chiesto al Rey: ebbene, il chiacchieratissimo Juan Carlos s’e tagliato di sua spontanea volontà di 20 mila euro l’anno l’emolumento, l’equivalente della sua tredicesima. Dunque oggi il Rey, la più alta istituzione dello Stato riceve, 271.842 euro lordi annui; risulta così che un qualunque governatore italiota di regione arraffa più del re di Spagna; il direttore generale della Rai, quel tal banchiere Gubitosi messo lì da Monti, ci costa come due re e mezzo.

Il principe di Asturia, l’erede al trono, s’è tagliato 10 mila euro, in quanto il suo emolumento è esattamente la metà di quello paterno, 135.921 euro. Il capo della Real Casa, che ha il rango e il soldo di un ministro, s’è ridotto anche lui lo stipendio nella stessa proporzione dei membri del governo. Niente a che vedere con quelli che godono i direttori della Real Casa italiana, detta Quirinale, di cui basta ricordare i 2 milioni di euro l’anno, più appartamento e ufficio permanente sul Colle, dell’immarcescibile Gaetano Gifuni.

El Rey de Espana è notoriamente molto criticato per i suoi lussi, per il suo amore delle gonnelle, e per le sue cacce all’elefante in compagnia di una cacciatrice bianca che sarebbe la sua amante. D’accordo, ma a metà luglio, l’84enne Juan Carlos è partito per Mosca ad incontrare Vladimir Putin a capo di una delegazione di ministri e imprenditori iberici. Scopo del viaggio, raccomandare la partecipazione delle industrie spagnole nel progetto di TGV russo (Mosca-San Pietroburgo a 300 all’ora) che costerà 17,5 miliardi di euro. Già, perchè la Spagna possiede il know-how allo stato dell’arte: le sue linee ad alta velocità sono operative già da 25 anni, ed oggi il TGV ispanico (che si chiama AVE, Alta Velocidad Espanola) dispone in Spagna della più grande rete ad alta velocità d’Europa, e seconda solo alla Cina: 2665 chilometri. Fu il governo socialista di Felipe Gonzales a lanciare questo grande progetto strategico per l’economia spagnola; un governo che rubava come quello di Craxi, si disse; ma che fece i compiti a casa. E non si ha notizia di contestazioni dal basso, tipo No-Tav. Oggi, le imprese spagnole dell’alta velocità si sono aggiudicate il progetto per il treno Mecca-Medina, una linea che i sauditi pagheranno 6,7 miliardi di euro.

I costi della politica

Il governo ha tagliato del 50% il sussidio di disoccupazionee dopo il sesto mese; ma ha anche tagliato del 20% le sovvenzioni ai partiti politici quindi caro Carlo non raccogliere ste 500.000 firme tanto non serviranno e ai sindacati (che si aggiunge al 20% già tagliato da Zapatero), del 30% il numero dei consiglieri degli «ayuntamientos», del 5% le paghe degli statali a cui ha decurtato i permessi sindacali e i giorni «di libera disponibilità». Tali misure incontrano un diffuso favore della cittadinanza, consapevole (l’ho già detto) che la crisi mette in questione i «privilegi» del settore pubblico, nonchè la corruzione e l’impunità delle caste politiche; privilegi e stipendi e impunità che tuttavia non hanno alcuna dimensione paragonabile a quella dei pubblici italiani. Sul quotidiano ABC ho letto un commento durissimo contro i 266 senatori «che non servono a niente» e prendono – udite udite – 2.813 euro al mese, a cui il commentatore unisce «una sovvenzione annuale per ogni partito, che per i due partiti maggiori ammonta rispettivamente a 3,5 milioni e a 1,5 milioni per il 2012», che però non vanno agli individui ma ai partiti; uno scandalo che il commentatore invita a «trattare con l’ascia».

La mente corre ai 200 milioni di euro che i partiti italiani si incamerano ogni anno, a dispetto di un referendum che glieli ha negati; e prende la voglia di abbracciarli, quei poveri senatori sotto accusa per 2.800 euro mensili.

Anche in Spagna le «autonomie» regionali spendono e spandono – dicono gli spagnoli – senza controllo, e le più battagliere (prima fra tutti ovviamente la Catalogna) si sono opposte ai tagli del governo, minacciando ritorsioni (la Catalogna, elezioni anticipate); i governanti di Asturie e Canarie hanno annunciato che non taglieranno la tredicesima ai «loro» dipendenti. La differenza con la situazione italiana sta non solo nella levità delle cifre dei presunti sprechi (niente di paragonabile ai 5 miliardi di debiti della Sicilia in bancarotta, o i 70 complessivi contratti dai nostri comuni, o l’inaccertabile debito miliardario di Roma Capitale, inaccertabile perchè nascosto dietro bilanci truccati), ma anche nell’ostilità che le «autonomie» stanno riscuotendo in quanto, appunto, autonome nella spesa.

«Questi governi autonomici si sono mutati in un ariete contro gli interessi nazionali – ha scritto l’editoriale di ABC – mostrano il lato oscuro di un autonomismo che si pensa come non dovessero mai sorgere problemi di finanziamento». Le Regioni come il Lato Oscuro della Forza: come vorremmo aver sentito almeno una volta simili valutazioni in Italia.

Da questi sparsi esempi si può vedere che i governi spagnoli i compiti a casa li hanno fatti, nel complesso, molto prima di noi; ed il Paese ha le infrastrutture e la cultura per eventualmente ripartire. Se non riuscirà, sarà essenzialmente perchè è sbagliata la cura imposta dalle Merkel, è sbagliato l’euro, è sbagliato il metodo di assoggettare i bisogni finanziari del Paese sovrano agli umori dei «mercati». E forse, perchè quello che stiamo vivendo è un capolinea della storia, in cui l’Europa – con tanta storia dietro – è smarrita e non sa più che fare.

L’immane disoccupazione giovanile degli spagnoli è forse un sintomo di questa fase terminale, additando un futuro di lavoro raro e precario per le masse. Basterà dire solo che i giovani spagnoli stanno reagendo con l’emigrazione di massa. E dove emigrano? Sì, 117 mila in Germania e 86 mila negli Usa; ma 368 mila in Argentina, 179 mila in Venezuela, 94 mila in Messico, 44 mila in Cile, persino 89 mila a Cuba, più che negli Stati Uniti. Insomma il vasto mondo di lingua ispanica fa’ da ammortizzatore sociale, ed è inutile far notare cosa vuol dire emigrare in un Paese dove si parla la tua lingua-madre: significa andare a fare non solo le pulizie e gli scaricatori ma fare, poniamo, il giornalista, far valere la propria laurea e le proprie qualificazioni, inserirsi nei piani alti del Paese ospite. Andare in Argentina e in Venezuela è pur sempre sfociare in quella grande «Spagna dell’anima» che dura ancora, di quel mondo che continua a vedere Madrid come la sua patria capitale. Significa non perdere i contatti con la patria di tutti. Significa poi più facilmente ritornare a casa, se riparte la crescita; laddove i nostri giovani italiani che emigrano, i migliori, non tornano più ed a hanno ragione.

È un effetto forse imprevisto di quel che resta negli spiriti del grande impero spagnolo su cui «non tramontava mai il sole». Ma l’argomento – l’impero spagnolo – è così importante, che merita presto un nuovo post.

Concludo leggendo dai giornali di metà luglio: «l’Unione Europea ha sospeso il trasferimento di 600 milioni di fondi alla regione siciliana, motivando questa decisione con la cattiva gestione degli appalti e l’inadeguatezza dei controlli. (…) In una dura relazione di poche settimane fa i magistrati contabili avevano scritto di “eccessiva frammentazione degli interventi programmati” (troppi soldi distribuiti a pioggia anziché investiti su pochi obiettivi-chiave), di “scarsa affidabilità” dei controlli, di “notevolissima presenza di progetti non conclusi”, di “tassi d’errore molto elevati” tra “la spesa irregolare e quella controllata”, di “irregolarità sistemiche relative agli appalti”». (…) «Tra il 2000 e il 2006 l’isola ha ricevuto 16,88 miliardi di fondi europei pari a cinque volte quelli assegnati a tutte le regioni del Nord messe insieme. Eppure su 2.177 progetti finanziati quelli che un anno fa, il 30 giugno 2011, risultavano conclusi erano 186: cioè l’8,6%. La metà della media delle regioni meridionali».

Interrompo qui data la lunghezza ma se ti interessano opinioni prese sul posto ci risentiamo neh..

Caro Lungomare..

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Secondo giorno di Circe e mi stanno crescendo i funghi sotto i piedi con tutta l’acqua che sta versando, ho fatto di tutto..persino sostituito le guide di scorrimento tapparelle, visitato megaipermercati e mi rimane il blog che dovrebbessere closed..quindi comincio a rimembrare qualcosa del passato..ahhh il discooo..Fra poco lo ritroveremo sulla bancarella di Mohamed detto Giuan..quello del lungomare di Casalbrodetto, accanto alle schede telefoniche sbattute via dal nuovo telefoninare e destinate ai collezionisti di memorie.. sto parlando del cartoncino per il permesso di sosta, che ogni automobilista per anni ha usato, che ancora tiene in qualche tasca dell’auto alla memoria, ma che con l’avvento rapido e dilagante delle zone blu, praticamente non serve piu’, pure qui a Casalcoso si usano da luglio i gratta e paga in vendita presso l’orefice del superiperlittlemarket che ve li vendera’ dopo che avrete fatto l’acquisto della merce esposta in sede..con due piccioni prenderanno una fava o viceserva. Questi dischetti li ricordiamo ormai al passato. Venivano chiamati dischi orario, offertoci dal benzinaio, dall’assicuratore, dalla vulvivendola della provinciale per Villalfonsina, grosso, con tanto di scritta pubblicitaria. C’era il cartoncino del club di calcio beneamato, quello dato come gadget da una pubblicazione in edicola.. c’era quello da attaccare al vetro anteriore, in alto perche’ non disturbasse la visibilita’. Era in plastica e si incollava subito, poi c’erano due destini..o si scollava dopo qualche giorno, o andava a far parte del vetro ed era non piu’ asportabile ma grattabile. Quelli tenuti nelle tasche dell’auto avevano la caratteristica di non farsi mai trovare al momento del bisogno. Forti di straordinari capacita’ mimetiche, sparivano, si negavano a tutte le ricerche, riapparivano soltanto quando di essi non c’era assolutamente bisogno. Molti automobilisti in diverse occasioni li hanno sostituiti alla brutto cane, scrivendo su un foglietto, l’ora di arrivo assieme ad una supplica per il vigile, al quale della frase stessa, non poteva fregare di meno..”spiacente dott. Vigile, non trovi il disco orario, ti supplico di accettare questo foglio”. Lo stesso automobilista che non li trovava mai quando ne aveva impellente bisogno, li incontrava facilmente quando non aveva nessun foglio di carta su cui annotare qualcosa, e allora scriveva su di essi numeri di telefono, date e ore di appuntamenti, frasi in codice per ricordarsi cose clandestine. Poi i dischi sparivano, quando venivano ritrovati i numeri di telefono, le date, le ore, le frasi apparivano all’automobilista oscuri, criptici, e lo facevano andar fuori da matto. Adesso ripeto anche sul lungomare di Casalfreghino ci sono i “gratta e posteggia” per la zona blu che hanno dipinto di tuttafretta con le macchine sopra, dove si puo’ anche pagare con monete o con una costosa tessera speciale per scalar denaro e da notare che anche nei prati si parla di zona blu..un cartello indicatore recita e indica con P il prato precisando che trattasi di zona incustodita ma assolutamente a pagamento e non si sa se orario settimanale mensile o biennale, persino Romeo il gatto randagio e’ stato dipinto parzialmente di blu datosi che si trovava in direzione posteggio mentre dipingevano per terra. Chissa’ quando anche queste cose verranno sbattute via da altri sistemi di posteggio.. anche perche’ tutto il mondo cittadino, paesano o contradaiolo si sta tramutando in un posteggio.

Cabina Mortis.

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Attenzione, allarme rosso che fa’ passare in secondordine lo Spread.. qui nello stivale la statistica ha confermato che il male del secolo sta dilagando.. cazzo stiamo invecchiando e come ben si sa diventar vecchi e’ una tragedia. Ma fortunatamente non piu’ per i vecchi ma per l’umanita’ intera ..occhio che se entro il 2050 la vita media dovesse aumentare di tre anni piu’ delle stime attuali gli elevati costi del Welfare crescerebbero del 50 per cento. Lo scenario e’ da film catastrofico. Milioni di vecchi pirla che faranno spola negli ospedali terremotando i bilanci delle Asl e le mazzette dei politici. I prezzi delle badanti andranno alle stelle, basta vedere quanto ci e’ costata Rosy Mauro. Il peso di un esercito di indomiti e canuti diversamentefacenti a gravare sulle spalle di quei pochi lavoratori precari rimasti e precocemente invecchiati. I fondi pensione, senza piu’ nessuno che paghera’ la pensione finiranno per andare dal culo, trascinandosi dietro le Borse, gli Stati e lo stesso Fondo Monetario, che per la gioia del suo ex presidente Strauss che non e’ quello del valzer che sara’ costretto a rifugiarsi in Brasile, uno degli ultimi luoghi del pianeta dove le scuole di samba hanno piu’ iscritti delle bocciofile e nelle universita’ della terza eta’. Come minchia faremo per scongiurare lo sfacelo annunciato? Qualcuno dovra’ pur sacrificarsi. Escludendo che quel qualcuno sia il Fondo Monetario, non resteranno che i vecchietti del 2050. Se l’assenza di diluvi universali dovesse malauguratamente protrarsi, tocchera’ mettere in pratica la soluzione estrema che non sara’ quella del kit della morte dolce ma sara’ quella indicata da Amis quello che ha depositato il brevetto della cabina della morte e in un suo famoso libro dove illustra come entrare nella cabina al compimento del novantesimo anno, dopo aver fatto una bella bicchierata, schiacciare un bottone e adios mondo de mierda. Per lo spread, questo e altro.

Spread.

Eccoci al solito break estivo che non inficia la chiusura momentanea del blog e penso alle parole che, all’improvviso entrano a far parte del nostro vacabolario e della nostra vita, che tutti fingono di conoscere pur non conoscendone il vero significato e mi riferisco allo Spread evitando accuratamente di illustrarlo e copiaincollare il risultato dei motori di ricerca, cogliendone il significato che gli Italianietti gli attribuiscono, quelli del tipo…ehi e’ l’ora di farci un aperitivo, ci buttiamo giu’ uno Spread? Dai facciamoci male ma io lo prendo mischiato ad acqua altrimenti mi gioco la patente,, oppure.. «Come va lo Spread oggi?». «Azz..Sta messo male». «Mii, non ci sono piu’ gli Spread di una volta». «Minchia, hai ragione, non ci sono piu’ gli Spread di quando ero bambino io, rimembro che stavano degli Spread grossi come angurie e godevi come un selvaggio mangiandoli freschi e sputando i ghiandolini nei finestrini delle auto di passaggio».o anche «Da bambino, mio padre mi dava degli Spread da farmi girare la testa dall’altra parte facendomi fare dei salti mortali carpiati con doppio avvitamento e vomito incorpored!».
Quante cazzate vero? Eppure queste parole cambiano le nostre abitudini, parole che, appena sveglio ti catturano e, fino all’ora di andare a dormire, non ti lasciano piu’ e restano attaccate come cozze. Appena qualche giorno prima, al mattino, mentre buttavi giu’ il caffe’, guardavi le previsioni del tempo o l’oroscopo di zia Concetta, adesso accendi la TV per sapere cosa si prevede per lo Spread giornaliero. Appena qualche giorno prima, in ufficio, quando il boss non ti guardava, andavi su Facebook per vedere se quella tua amica aveva risposto al tuo messaggio.. adesso, quando il boss non ti guarda, vai su Internet per vedere a che punto e’ lo Spread, e il boss non ti guarda, perche’ e’ impegnato a controllare lo Spread sul suo computer.
Insomma ci sono parole che riescono a ottenere, almeno in Italia, quello che tutta la nostra indignazione non e’ riuscita a ottenere scendendo in piazza, parole contro le quali, d’ora in poi, dovremo orientare la nostra indignazione perche’ sono come il latinorum di don Abbondio, parole buone per imbrogliare i poveri pirla, parole con le quali danno forma nuova a vecchie paure. Lo Spread e’ come la carestia di un tempo, come la peste, come lo sbarco dei Saraceni.. non puoi farci nulla, non dipende da te. Hai passato una vita al tornio, all’altoforno o dietro una scrivania, hai passato una vita a lavorare per mettere da parte quei quattro soldi che dovrebbero garantirti una vecchiaia serena e, di colpo, ti accorgi che, se vuole, la misteriosa entita’ che controlla i mercati, quei risparmi te li castiga in un minuto, perche’ c’e’ lo Spread. Alle 8 di mattina il tuo paese e’ solido, alle 17 e’ sull’ orlo del fallimento, il giorno dopo e’ di nuovo un paese affidabile. Ci sono parole come catene, che ci rendono schiavi dei signori degli indici che lavorano per le agenzie internazionali di rating.. il tuo benessere, la tua sicurezza non dipendono piu’ da quanto sei disposto a faticare, dipendono dallo Spread. Ci sono parole per le quali non ho piu’ parole e dallo Spread ci guardi Iddio che dagli amici mi guardo io.