Archivio della categoria: Dissertazioni

Tra il dire e il fare c’e’ di mezzo il cellulare.

 

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Saro’ fisimato, saro’ anche fuori dal tempo, probabilmente non poco refrattario alla tecnologia e alla fisicita’ della reperibilita’, ma lo dico e lo affermo tranquillamente.. io odio visceralmente il cellulare. Sinceramente. Di cuore. Senza pentimenti. E, nemmeno a farlo apposta, ogni volta che sono a casa e la gente potrebbe tranquillamente chiamarmi sul telefono fisso, sembra che facciano a gara a chiamarmi proprio sull’unico mezzo di comunicazione che odio con tutto il cuore. Si forma una vera e propria cordata, ma non per salvare il movimento fivestars, se mai qualcuno potra’ salvarla, bensi’ per affondare me.

Il primo e’ l’amato ,,Apriegusta,, quello dei blog al tempo dei ,,manzotin,,. Hai voglia a dirgli che non sopporto di stare dieci minuti con il telefonino attaccato all’orecchio, con il senso di fastidio che mi provoca percepire quella voce che pare uscire dall’oltretomba, mista a suoni incomprensibili e soprattutto a vai e vieni della linea, cosi’ tanti che, se anche sei in pieno centro, sotto il piu’ grosso ripetitore, ti sembra comunque di stare sul cucuzzolo di una montagna. Glielo dico da un decennio, ma non c’e’ niente da fare.. ogni volta chiama, e ogni volta lo fa’ sul cellulare.

Poi ci sono gli amici e conoscenti e tralascio appositamente i parenti enti enti. L’ho detto mille volte,, quando sono a casa tengo il cellulare fuori portata, per non dire spento e dimenticato in qualche borsa, percio’, se avete bisogno, chiamatemi pure a casa anche se perennemente sotto segreteria. Niente da fare. Costa meno e rende di piu’.

Per terzo ci metto quelli che puntalmente sbagliano numero. Non ho idea del perche’, ma i rompiminchia piovono costantemente, e finiscono tutti sul mio numero di telefono. Ma come e’ possibile? E hai voglia a scrollarteli di dosso.. cominciano con il classico chi sei?, senza ricordarsi che a doversi presentare per primi sono proprio loro. Passano attraverso il forse ho sbagliato numero, e puntualmente, quando ormai hanno capito che stanno spendendo soldi inutilmente, staccano senza nemmeno salutare e chiedere scusa ed e’ ancora buona che non ti becchi un vaffa per aver risposto al posto di chicazzocercavano.

Nella quarta categoria metto tutti gli altri. La Anna che sbaglia a chiamare me mentre invece voleva chiamare pincopalla; chidicoio che usa il cellulare perche’ ha le promozioni telefoniche e sono a fine tempo con minuti a disposizione; i vari ed eventuali che non mancano mai.

Altre categorie esistono, di sicuro, anche se in questo momento faccio finta di non ricordarlo data l’eta’. Il punto fondamentale e’ uno solo.. che il cellulare, per me, non e’ altro che un mezzo forse anche eccessivamente tecnologico, che ci costringe ad essere presenti sempre ed ovunque, anche quando ne faremmo volentieri a meno, o quando ancora vorremmo che qualcuno, per una volta, si dimenticasse di noi. Non per vendetta, semplicemente per il gusto di non esserci, che ultimamente pare essere proprio una specialita’ di pochi di cui io ne faccio parte obviamente.

Il cellulare mi serve rarissimamente. Piu’spesso lo uso per i messaggi, per gli sms quando sono al mare. Ma proprio non lo sopporto, se devo chiacchierare o anche raccontare fatti miei personali. Mi sa’ di cassa di risonanza, e poi hai sempre bisogno di urlare, per farti sentire, in un microfono con il quale faresti volentieri a botte. E’ gia’ tanto che non lo dimentico in giro, nonostante abbia speso non poco per trovarne uno che mi piacesse, ma per favore, lo ridico per l’ultima volta, in tutta onesta’ chiamatemi sul fisso e lasciate il messaggio.

Saluti a tutti..tranne che a uno..

Ma va a..

ma va a

 

 

 

Vaffanculo! Ogni giorno ogni cazzo di rottura di balle.

E’ un richiamo alle armi, tutta la vita, tutti i discorso di cui poi perdo il filo.
Ma quale filo?
Ma quale paratassi, ma quale ipotassi, ma quali schemi. Non esiste la vita, figurarsi l’evasione da essa, non esiste una cazzo di verità, figurarsi le risposte alle domande. Non ho capito se sono io che non ci arrivo o se sono altri che pongono domande senza risposta.
E davvero ancora stanno cercando un modo di essere lineari? Ma non ti rendi conto che basta un bicchiere di vinaccio (il tuo) per perdere la linea retta del cammino? Basta aver il coraggio di spostarsi trenta centimetri piu’ in la’ e il mondo diventa un cazzo di 2d distorto e mostruoso che ti appare alieno. Vaffanculo!
Quale regola? Quale famiglia? Quali parenti serpenti? Quale trascendenza se nemmeno ho capito come si mettono i piedi in fila? E’ come chiedere ad un bambino di tre mesi cieco di descriverti l’uso del colore piatto in Basquiat.
Grazie a Dio il tempo passa dritto ed inesorabile e rende limitati i momento in cui l’universo ti crolla addosso e allora tu, come facevi quando qualche decennio in meno, ti metti a battere su una tastiera di plastica, cercando qualcuno a cui far leggere le tue mosse da pirla. Con tutto il rispetto per i pirla, almeno loro sono pirla e non se ne rendono conto.
Cosa mi manca? Cosa cazzo Ti manca???
Voglio poter guardar tutti negli occhi, non ci riesco a sentirmi un gradino piu’ in basso. Non ce la faccio ad esser indietro. Me ne fotto se ho dieci anni in piu’, se ho visto piu’ cose, se ho avuto la possibilita di avere piu’ esperienze’. Sono come il pilota che in autostrada vuole superare tutte le macchine. Continuero’ a correre fino a quando un guardrail non si allunghera’ e mi ghermira’. E allora ciao.
E non ridere coglione. Perché c’e’ un guardrail per ognuno di noi. Ognuno, nessuno scampa. Vale anche per te testadivitello che vedi il bicchiere meta’ vuoto (perche’ te lo sei cannato), forse per dimenticare il pirla che sei.
Cerco un modo diverso di dire le cose ne tu non le potrai mai capire perche’ sei un coglione. Alla fine ritorno sempre su questa cazzo di tastiera.
colleziono complimenti e anche tanti, pero’ non colleziono soddisfazioni che durino piu’ di due sillabe (o cinque se c’e’ anche la lode).
Sembra fatto apposta, non vai ne’ avanti ne’ indietro. Sono sempre qui. Sono sempre nello stesso cazzo di punto.
Un infecondo gusto del lamento, fine a se stesso, non creativo, non propositivo. Indietro di un milione di anni almeno.
Invidioso di tutto, anche se poi magari io ho di piu’, non importa.
La punteggiatura, la grammatica, l’insieme delle regole che mi dovrebbero condurre ad un nuovo alito. Invece no.
Cosa devo fare? Cosa devo fare? Cosa cazzo devo fare? Cosa cosa cosa cosa cosa cosa cosa cosa cosa cosa cosa? Cosa cosa cosa? Cosa?
Cosa?
Voglio arrivare, e una volta arrivato voglio ripartire e riarrivare. Non mi basta mai nulla (quindi non arrivero’ mai da nessuna parte). Chissa’, magari anche Kieslowski o Kubrick poi non erano tanto soddisfatti quando riguardavano i loro film. film? devo fare un film? devo fare? Io voglio esplodere. Esser ricordato come il momento di censura. Tra il prima e il dopo lasciando perdere il presente..
Voglio essere la linea di demarcazione tra cio’ che veniva prima di me e cio’ che e’ venuto dopo. E non mi basta esser tra i migliori. Devo esser in cima. Devo arrivarci, eppoi salire, eppoi sbriciolare la montagna. Voglio esser un cannibale: la gente, se vuole, puo’ accodarsi. Io voglio arrivare in cima ad un cima che non esiste. Perche’ so, lo so! che non nessun punto sarai mai un punto di arrivo.
Quindi qual e’ la soluzione a questa giostra? Devo passare tutta la vita a correre un maratona su un tapis-roulant?
E lascio un ellisse.
Dov’e’ il punto di fuga? Nella morte? Nella morte. Nella morte!? Non lo so, perche’ e’ incapibile. Devo fare la cosa piu’ bella, devo fare qualcosa che incarni questa mia tensione verso il nulla?
Ma come si fa? Come come come come? Come?
Di sicuro non attraverso questi tasti di plastica, di sicuro non attraverso ai tuoi limitati occhi. Di sicuro non attraverso un vocabolario. Devo poter prendere l’universo e modellarlo all’infinito, in un insoddisfatto tentativo di dargli una forma più perfetta di una sfera. Piu’ sferica di una sfera.
Piu’ rotondo.
Piu’ tutto del tutto.
E’ una corsa verso l’annientamento.

E adesso allungo la grappa inserendo caffe’ e qualche peperoncino e tu vai vaff,,,.

Ematopost.

sangue

 

 

E come disse la goccia di sangue nella provetta delle analisi in attesa della partita di tennis.. oggi non sono in vena di battute. Il post che state leggendo e’ estremamente sanguigno causa zanzare in crescita assieme alla temperature del Caronte e mi fa pensare che per risolvere il problema delle zanzare estive, prima di ire in vacanza occorrerebbe donare molto sangue col rischio di morire dissanguati ma loro le bastarde morirebbero di fame.. e pensare che una volta punti non si ha il coraggio di ucciderle perche’ dopotutto sono sangue del nostro sangue.

E come disse il tampax..basta con lo spargimento di sangue. Sto guardando la televisione al plasma e penso di capire perche’ si chiama cosi’..occorre fare delle trasfusioni e cavarsi del sangue per poterlo comprare. Stanno trasmettendo una corsa tris di cavalli.. sono dei purosangue dice il cronista e quindi penso che dopo la corsa si coaugoleranno.

Cambio canale, ci sono trecento canali e finisco in una lezione di scuola media.. il proff guarda caso, sta spiegando la circolazione sanguigna e volendo fare un esempio pratico, dice ai suoi studenti..vedete? Se io cammino sulle mani per un certo tempo..il sangue mi si accumula in testa e il viso mi diventa tutto rosso..d’accordo? Si rispondono gli studenti.. Ora spiegatemi come mai quando sono in posizione verticale il sangue non si accumula tutto nei piedi? Silenzio generale tranne il solito trasgressivo quello che vede la vita col bicchiere meta’ pieno, che dice.. semplice..perche’ i piedi non sono vuoti..

Ricambio canale e mi sintonizzo sulle elezioni di Miss Adriatico..sembrano fatte tutte con lo stesso stampo e ad onor del vero non sono male ma a guardarle manca quel senso di eccitazione e ne deduco che il corpo umano non e’ una macchina cosi’ perfetta, abbiamo un cervello un pirillo ma il sangue che ci ritroviamo e’ sufficiente a farne fungere solo uno per volta.

Mi diceva Ninuccio che era stato bocciato nell’esame del sangue in quanto le analisi avevano riscontrato il 98 per cento di alcool nel sangue (a lui lo tolgono col cavatappi) e quindi lui che e’ uno con le palle, ha deciso di non mettere piu’ il ghiaccio nel grappino serale.

La sua donna aveva una borsetta piena di sangue in quanto ci metteva dentro sempre ” le sue cose ” e a lui con quel vizio del beveraggio di succo d’uva, negli esiti si poteva leggere.. sangue tipo..liquido, colore rosso con sottile orlo magenta ambrato, profumo classico ed intenso, con sentori esotici e impalpabili di cisto e ferro alfa (ha la 156 TS), che si proiettano su uno sfondo impenetrabile di trigliceridi, colesterolo e ves. Al palato si sente un po’ di salato, elegante e nello stesso tempo vigoroso, su un tessuto di piastrine muscolari di aromi primari pronunciati che confluiscono in un finale apparentemente interminabile. Consigliato con i primi piatti dietetici (ha il diabete) a basso contenuto di grassi.

Ninuccio e’ incompreso, lui parlava alla donna col cuore in mano e lei madonnava dicendogli di non perdere le gocce di sangue che cadevano sul pavimento appeno lavato… tra i due insomma non corre buon sangue..al massimo cammina e lei inoltre fa’ parte dei No Globul il movimento dell’orgoglio anemico. Lui quando va dal barbiere vuole sempre che la barba sia fatta ben cotta e non al sangue, fa parte inoltre della Banca della Sperma e la trova molto piu’ cara della Banca del Sangue in quanto la prima e’ fatta a mano. Del resto la malattia ematica e’ ereditaria in quanto sua mamma ha solo il 2 per cento di sangue nell’alcool.

Anche la figlia non eccelle in fatto di intelligenza..quando Ninuccio le ha detto che non gli piaceva il suo nuovo fidanzato in quanto rozzo, cafone , sporco e leggermente stupido..lei gli ha risposto che avrebbe dovuto ricredersi in quanto Roberto il fidanzato non era quello che sembrava.. in solo due mesi lui era riuscito a guarirla da quella brutta malattia che le faceva perdere sangue ogni mese…la povera sta diventando grossa al punto che il sangue le va in circolazione solo con la metropolitana e gode tutta nel leggere le storielle del tipo fantastico come quella di Piastra che ebbe due figlie, Piastrina e Piastrella. Piastrina era troppo venale e Piastrella troppo attaccata al muro..un giorno Piastrina conobbe Erreacca (RH sulla camicia) un tipo sanguigno, negativo ma sincero.. buon sangue non mente. Un giorno, stufo di giugulare, le chiese..Trombi? e lei rispose No, la circolazione e’ Ok..grazie. Allora Erreacca le diede dell’immunodeficiente e lei se ne ando’ a vascolare da un’altra parte. La sorella Piastrella invece era un tipo quadrato ma dall’animo fragile. Un giorno si guardo’ allo specchio e si chiese ..Parque’?.. Volle sentirsi diversa dalle altre, piu’ maiolica e si mostro’ a Muro tutta scollata. Muro rimase impietrito e la mollo’. Lei cadde in una profonda depressione, si sentiva a terra..era veramente a pezzi…Fine della tragistoria e del tragipost quindi chiudo con una domandina ematocinematografica semplice semplice..sapete cosa fa una goccia di sangue in un campo?..

Il marchese del grillo.

Arrivediamoci.

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Con l’aria che tira occorre tirare la cinghia e cercare di sopravvivere..se qualche anima pia mi ritirera’ le varie bollette gliene saro’ grato e poi a pagare e morire c’e’ sempre tempo no?.. e non spingete che c’e’ posto per tutti…

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Telefonate in..opportune.

telefonate inopportune

Ed ecco un post dedicato agli o alle addetti/e dei call center che ti centrano mentre stai accingendoti al sostentamento dopo aver recitato il dacci oggi il pane quotidiano.. sei li col boccone pronto ad essere ingurgitato e con lo Scotti davanti a te che ti regala un buono da 100 eurini di benza.. driin spazio, driin  insistente al punto che per evitare lo scatto della segreteria ti fa’ alzare a rispondere mentre controlli il numero chiamante 0968 etcetc..una voce femminile, garbata e professionalmente rumena, ti chiede se vuoi essere informato sulle nuove tariffe di Enel Energia Mercato Libero. Alle sette della tarda, con i rigatoni fumanti nel piatto, le nuove tariffe di Enel Energia Mercato Libero sono l’ultimo dei tuoi pensieri, anche in considerazione del fatto che, presso la suddetta Societa’, la tua richiesta di inserimento del metano ha avuto un precedente iter travaglioso che non auguri al peggior diversamente amico.Smetto di scrivere in terza persona e passo al personale dicendo che potrei limitarmi a un cortese vaffanculo, ma mi sovviene un pensiero.. ho mai dato il permesso di utilizzare il mio numero di telefono per informazioni pubblicitarie? Mi pare di no. Lo faccio presente alla mia interlocutrice e lei mi risponde che, se il mio recapito compare nel loro sistema, «volontariamente o involontariamente » (sono parole sue) ho dato il mio consenso o non ho dato il mio dissenso. Ora, se il termine «consenso » in italiano ha un significato, questo esclude l’involontarieta’ e incomincio la mia dissertazione mentre i rigatoni si sfumano e dalla posizione al dente passano a collante per tappezzieri  e stavolta non faccio riferimento a Dario, facendo perdere la piccantezza del peperoncino e la voglia della rigatonata.

La signorina aggancia la discussione e chiarisce il concetto per le probabilita’ del mio mancato non consenso.. magari ho fatto la tessera fedelta’ alla Coop o al Bennet (cita proprio questi due nomi, non so’ se a torto o a ragione) e loro hanno venduto, col mio consenso i dati ad altri, quasi come le offerte fatte ai Padri Rogazionisti o Rogazionani Padovani di Cerignola sul Colle. Comincio a incazzarmi e dico che mi informero’ e, nel caso, faro’ partire le denunce. Fin qui niente di nuovo, credo persino di avere gia’ postato in questo Blog delle vessazioni da parte dei call center, cosi’ come ne hanno gia’ parlato le varie trasmissioni popolari a difesa del consumatore. Ma e’ a questo punto che l’addetta mi fa’ una confidenza significativa e dice..Vedo sul computer che lei ha gia’ ricevuto molte altre chiamate commerciali, vorrebbe spiegarmi perche’ solo con Enel Energia Mercato Libero lei ha questo atteggiamento negativo?. Azz..Avete capito? Non solo hanno i nostri numeri di telefono e si cuccano il diritto di romperci il testicolame durante la cena, ma hanno pure un archivio informatizzato (e credo che questo non venga detto in nessun modulo di consenso) di tutte le volte che abbiamo risposto al telefono. Una qualsiasi pirilla al call center puo’ vedere con chi io ho parlato, quando, per quanto tempo. Possono stabilire quando, abitualmente, siamo a casa e quando non lo siamo e magari una callcenterista disonesta puo’ rivendere i dati e una banda di castigatori d’appartamento. Perche’ ho scritto questo post? Perche’ queste cose ovviamente non capiteranno solo a me, ma non tutti dispongono di uno spazio per denunciarle. Io si’. Lo uso. Cosi’ e’ se vi pare..

Grandchildrens spinters.

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Belle novita’ sia al parlamento che sulle sbarbine del parentame ed e’ proprio vero. I fidanzati sono come i tram delle Molinette. O non arrivano mai o te ne arrivano quattro insieme. E alla fine non sanno a chi attaccarsi. Ad es. la Giuliana nipote emiliana di Forlimpopoli, dopo anni sabbatici e domminitici, adesso ha per le mani un bel porker di Fanti Soc.meliani. Il mio punto di svista ovviamente e’ di scegliere quello di Denari datosi che i Fiori appassiscono i Cuori si infrangono anche col bypass graft surgery, i Quadri si appendono, ergo se i Denari li investe bene si moltiplicano esponenzialmente e datosi che lei ha fatto ragioneria ed e’ pure fuoricorso con diseconomia e commercio, gira bene col tarlo dell’investimento, tipo Ennio Doris quello della MedioWoll emulo di Giotto. Invece la Padana Mirka

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con la Kappa quella Varesotta Castellanzese va’ avanti a manciate di Butalbital e gira in tondo come la Ferrovia del Bernina piena di turisti bergamaski che cantano mi sun alpin me pias el vin ciapo la sbornia e m’ pias la, comincia con ci e finisce con ornia… Anzi, sembra una di quelle farfalle teatine che si cacciano a tutta velocita’ nel rosticciere a luce blu di Coste D’Uschio e poi zrrrrrrzrrrrrrr si bruciacchiano le ali tra gli applausi dei mangiatori di pizza teatini. A volte strepita a tal punto che le andrebbe bene una museruola sia a lei che a Pedro il cagnetto impestato della vicina americanlatinista che tra poco se Dio vuole ritorna al sol du Brasil. I pensieri fissi di Mirka con la kappa, sono del genere.. Possibile che non recupero uno straccio di Schettino che voglia dividere con me la sua Concordia ma senza inchino? Possibile che non trovo un antropomorfo adulto in cerca di compagnia accento sulla i? Cosa chiedo di strano? Un bipede etero qualunque, un portatore sano di pene in senso fisico e non metaforico ma metadentrico, diamine.. Te lo dico me che ho la maggioranza di 14 lustri.. ormai l’unica cosa che fa’ battere il cuore a noi appartenenti al popolo classificato M sul 730, non sono le donne ma i pace maker tipo quello di Gnegne’, il mio sottovicino di box.. Fa’ cosi’ la Mirka con la Kappa. Essa ti scarica addosso 20 giga..byte anzi di tera se non peta o exabyte di paranoia stressivora e poi se ne va’ lasciandoti intasata la memoria sia la mobile che quella dell’ HD. Pero’ e’ da capire in quanto e’ stata disaccoppiata da pochissimo. Il suo penultimo gancio, un organismo monocellulare ad altissimo tasso di testosterone, l’ha lasciata tout court per una fata muccona siento per siento puro silicone con un semplice SMS sibillino che recitava.. Abbandonare non vuol dire andarsene e andarsene non vuol dire mollare..nel senso quando gli scompisciava la fregola sapeva dove trovarla in quanto momentaneamente il drago si e’ innamorato perso di una di quelle femmine che arrancano dietro gli anni per non farli passare. Una di quelle seppie sempre alla moda che sono fighe solo viste da dietro e senza occhiali… Del genere.. dietro liceo davanti museo tipo Egizio…, per intenderci. Sempre sorridente perche’ paralizzata dall’onabotulinumtoxic. Simpatica e piacevole come un’unghia incarnita dell’alluce sinistro. Cosa fa’ di mestiere? Stringe tutto il giorno le natiche per evitare che la forza di gravita’ le avvicini alle ginocchia. Per il resto intrattiene pubbliche relazioni e nonsosemispiego. Avendo fatto un quarto d’ora di liceo classico al Leopardi di Lecco. Continuando la cronistoria amatoria, nelle pre-feste pasqualizie la Mirka e’ stata lei stessa medesima povera bestia a dare il benservito all’ultimo Lui. Non era male come tipo ed aveva pure una Vespa d’epoca 150 SuperSport verde con le strisce yellow puntinate, una bici cambio Shimano Altus 8 marce sella imbottita con scalfo da prostata e un Rollerblade Style Slalom rotelle 4 stagioni. Un po’ bornio forse ma non Bornio di Villanova del Ghebbo, bornio nel senso di decimi diottrienali. Pare ci vedesse solo da un occhio come i ciclopi. A letto pero’ togliti da sotto era un flagello di dio anzi di Silvio, l’Attila di Castegnate Giu’. Un cinghiale inselvatichito della Valdunduna. Mirka ha lasciato intendere che pero’ non sapeva pastrugnarle la balconata. Non c’era verso. Gliela schiacciava, la pigiava tipo il vinaiolo di Villalfonsina, gliela appiattiva come il panettiere della Piazza dell’orologio ad acqua. Andare a letto con lui era come fare una mammografia alla mutua. Stesse piacevoli sensazioni. Amare significa non dire mai mi dispiace. Infatti. Quello spirlato di anemone smidollato, dopo lo sgrillettamento anomalo non le chiedeva manco scusa… dalle Grandchildrens Spinters alias zitelle mi guardi iddio.. a proposito la sapete la differenza tra una zitella e un topo? Il topo con una scopata lo ammazzi la zitella la resusciti. Amen

Pragmatica Linguistica.

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La grappa alla genziana corretta cren o alias pianta amoracia abbinata al tempo piu’ piovaceo degli ultimi duecentanni mi porta a fare considerazioni su cose o fatti che solitamente giacciono sopiti nella scatola cranica ad es. il pensiero va verso la pragmatica linguistica che ci insegna come le frasi che ci scambiamo in alcune circostanze non hanno valore per quello che dicono, ma per il fatto stesso di essere pronunciate, per il tipo di contatto che istituiscono tra due persone.

Ad esempio, il primo giorno di lavoro dopo il ponte in aprile, all’amico tappezziere chiediamo: «Sei tornato in negozio?». Esiste domanda piu’ testicolare? Cosa minchia pensiamo, che quello davanti a noi sia un ologramma? O che il Dott. Dario stia passando i ponti alla sua scrivania tanto per fare delle giornate di festa intelligenti?

Eppure, l’ovvieta’ ci consente di ristabilire un contatto di cui l’essere umano ha bisogno anche quando mancano veri argomenti di conversazione.

Pero’, se c’e’ un momento in cui non ho bisogno di contatto e’ proprio il momento del bisogno dovuto al fatto spiegato all’inizio col peperoncino che spinge e vuole ritornare in liberta’ e tu che sei in attesa di consegnare il 730 gia’ compilato col cagotto che incombe,tenti di andare all’evacuazione ma paletta scarpona il doppio vu ci sempre occupato.. finalmente trovi il cesso libero.. In quel momento, non prendetemi per un misantropo, ma amo la solitudine piu’ d’ogni altra cosa e alla faccia della pragmatica linguistica, non ho alcuna voglia di scambiare ovvieta’ con chi sta’ dall’altra parte della porta che ho appena chiuso.

E invece, proprio in quei pochi istanti di pausa dal logorio della vita moderna senza bere il cynar a base di finocchio, le ovvieta’ si moltiplicano. «C’e’ qualcuno?» chiede una voce, mentre la maniglia si abbassa ripetutamente….No, non c’e’ nessuno e tienila come ho fatto io contribuente di merda e la prossima volta vieni qui gia’ defecato  poi sappi che la serratura e’ stregata e non si apre a causa di un sortilegio del mago Otelma… Certo che c’e’ qualcuno, brutto pirla, lo sai benissimo che l’uscio e’ dotato di serratura che si chiude dall’interno.. se non si apre e’ perche’ c’e’ qualcuno che si sta’ facendo i cazzi suoi.

Oppure, l’importuno si fa’ avanti con una questione politica…E’ occupato?… ..Certo. Sto protestando contro le idiozie della riforma pensionistica voluta dalla Fornaiola e ho promosso l’occupazione del Caaf, pero’, in attesa che il Movimento cresca, ho iniziato con l’occupare il cesso del Caaf. Mi sembra chiaro che e’ occupato.. anche i piu’ moderati come io, in situazioni estreme, occupano. Signori che bussate al bagno con la foga di un esercito assediante alle porte di una citta’ medievale, arrendetevi all’evidenza… le questioni importanti si dibattono a porte chiuse. Lo hanno capito perfino i grillini..

pragmAtica linguitica

 

Tette Biscottate.

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Si pensa sempre che il fondo del barile lo si sia raschiato tutto, ma non lo si raschia mai fino in fondo. In America sta prendendo piede una nuova figura professionale. Un nuovo tipo di massaggiatore… Invece del personal trainer adesso va di moda il personal tetter… Se le tette ti pendon giu’ come due cachi troppo maturi, se il seno da qualche tempo ti si accoccola sulle ginocchia come un micio affettuoso, se le tue tette sono sgonfie come un palloncino dimenticato al sole, arriva lui e te le tira su. E come? Si mette li’ e te le impasta… come un pizzaiolo… Poi non so se te le fa’ riposare con sopra uno strofinaccio aspettando che lievitino…

Jennifer Aniston la Rachael di Friends ex moglie del buon Pitt, dice che ne ha uno gia’ da tre settimane e si trova piu’ che bene. Ha gia’ le tette al posto delle tonsille. I capezzoli le fanno da antenna dello stereo. Guarda che fare il personal-tetter non e’ mica un brutto lavoro. E chiamalo scemo. Posso dire, ehi Jennifer? Se vieni qui in Italia di gente specializzata in questo massaggio ne trovi a strafottere persin nel negozio del mio amico tappezziere… Ma ci sara’ un corso per diventare personal-tetter? No, perche’ ai maschi italici le tette piacciono tanto, ma quando ce le hanno per le mani non sanno mica tanto cosa farne. Per alcuni le bocce son quelle con cui si gioca in spiaggia e le zinne sono i denti degli elefanti. Il mascolo italianota e’ appassionati a sta’ materia, ma solitamente e’ anche maldestro. C’e’ chi le tocca come fossero due reliquie e quello che invece entra nel reggiseno come fa’ la volpe nel pollaio tipo il Gigi formaggiaio. Alla n’do cojo cojo, azzanna tutto quel che trova alla veloce e poi passa alla parte di sotto. Si vede che e’ un retaggio dell’infanzia. Si fa’ col seno quello che si faceva a due mesi. Pero’ lo fa’ a quarantanni, con delle vanghe al posto delle mani e la forza di un gorilla della Namibia. C’e’ gente che pensa che il capezzolo sia un disturbo, e cerca di raschiarlo via con le unghie.

Il mascolo italianesco non sa’ che la materia e’ delicata come i suoi gioiellini che guai a sfiorarli in quanto fatti simil cristallo di Boemia, esso pensa che le tette si possano sbattere come i piatti delle banda della Falchera… Son organi sensibili… anche quelle rifatte non e’ che siano di moplen come le bacinelle, di ghisa come le bocce… e’ vero che dentro c’e’ del silicone, ma la cotenna e’ originale.. Aperta parentesi. Donne dovete sapere che sto seno, sia naturale che rifatto al mascolo non ne puo’ fregar di meno. Per lui il manufatto e’ come un hamburger dell’Ikea. Se e’ buono e’ buono, e frega una mazza di cosa ci sta’ dentro.

Poi senza contare che ci sono anche quelli che le tette ve le strizzano. Come se fossero due stracci per lavare per terra… Due moci Vileda senza fare nomi di marche. Insomma per concludere care figliole tettute se vi capita uno che strizza, non fate come la bella Angelina Voight in Pitt (doppia mastectomia preventiva e tra l’altro in occasione del suo compleanno al 4 giugno p.v. come regalo sembra voglia farsi asportare pure le ovaie) .. strizzate anche voi gli occhi per vedere se da lontano ci possa essere uno meno pirla. E scegliete lui.

Gomorra..

gomorra

 

Ormai e’ usanza mettere la cassetta raccolta pubblicita’ all’ingresso dei caseggiati e la gente a volte butta pure il giornale sperando che qualche pirla lo cestini nella differenziata ed ecco l’argomento del giorno .. butto l’occhio nella cassetta fatta in Al 936 e lumo una vecchia Stampa dove spicca uno spazio di Roberto Saviano, mi incuriosisco prendo il giornale ripromettendomi di rimetterlo dove l’ho cuccato e me lo leggo, non mi quadra una parola “metonimia”, ammetto la mia ignoranza consapevole che la stessa corrisponde alla scienza di chi l’ha scritto che quantomeno si sara’ acculturato in google, quindi salgo in casa e ci do’ dentro sui motori di ricerca.. trovo due significati per questo sostantivo, il primo dice che e’ una tecnica espressiva con la quale si esprime un concetto attraverso lo scambio di due parole che si relazionano e cita come es… mangiare un piatto di minestra..boh..il secondo significato e’ prettamente psicologico e riguarda il disturbo per il quale chi ne e’ affetto non riesce ad usare termini corretti per descrivere cose e fatti accaduti..questo mi piace di piu’ potrebbe riguardarmi da vicino… e considero che il vantaggio di chi ha l’eta’ come la mia prossima al capolinea, e’ quello di poter dire che son millenni dove sento dire queste minchiate ed e’ ora di piantarla li’. Nell’articolo il Saviano da buon Napoletano la racconta a modo suo e allora io penso che da una vita parliamo di Nord e Sud.. adesso basta dai.. siamo in primavera o secondafalsa e facciamo i buoni. Ovviamente non mi riferisco ai puri punti cardinali Nord e Sud, ma al loro uso retorico. C’e’ figura retorica, la metonimia (quanto mi piace questo sostantivo che non ho mai usato nemmeno per correggere la mia grappa..io usavo solo xenofobia genziana e varie simili), che consiste appunto nell’usare una parola per un’altra.. il contenitore al posto del contenuto (es… e io cito i miei.. Ho bevuto una buona bottiglia (tanto per non smentire il mio fegato) anziche’ ho mangiato un buon piatto di minestra), il marchio al posto del prodotto, etc etc..salute. Cosi’, quando in Italia io nomino il Nord o il Sud, penso subito agli abitanti di quelle regioni.. e’ inevitabile. E alla metonimia si aggiunge lo stereotipo.. il Sud vuol dire mafia, malaffare, chitarra e mandolino, pizza e…. sporcizia; il Nord significa un insieme di razzisti, leghisti, mangiatori di polenta e sfruttatori della povera gente.

Questi ragionamenti sono cosi’ radicati che, ogni tanto, ci sentiamo in dovere di fare delle vergognose precisazioni.. E’ del Sud ma e’ onesto, oppure… E’ del Nord ma non e’ antipatico e mangiapolenta.

Basta!! Dai sfruttiamo il clima primaverile marchesante piovoso.. Ho le palle esondanti delle parole usate a sproposito, delle locuzioni che fanno di tutt’erba un fascio (saluto alla romana). Ne ho piene le palle di sentire queste cose in giro, al bar,nei vespasiani, in palestra.. ma ancor di piu’ sono scoglionato di sentirle in televisione, di leggerle nei libri o sui giornali.. soprattutto se a dirle e a scriverle sono persone per le quali provo un profondo rispetto anche perche’ il libro “Gomorra” del Roberto ad es. ha venduto milionate di copie se non erro e non esso, quindi ben accetto da tutti e non solo da gente del posto o aficionados acquisiti.

L’articolo Robertifero, parla del traffico di rifiuti tossici dal Nord al Sud e agli effetti sono cose vere e sacrosante ove le Jene sguazzano e Striscia la nouvelle gode stratosfericamente come un giaguaro castrato. Eppure, in quel suo ripetere …Napoli vive l’emergenza rifiuti da tre o quattro lustri perche’ ha accolto i rifiuti del Nord non la vedo tanto esatta in quanto torna quest’uso metonimico del termine.. nel suo affermare che …le catene della grande distribuzione del Nord hanno imposto prezzi troppo bassi agli agricoltori del Sud… oltre che un errore (le catene sono per la maggior parte straniere e impongono i prezzi al Sud come al Nord al centro e isole comprese) c’e’ sempre un Nord come contenitore di egoisti e di sfruttatori. Basta dai, molla li’ sto metonimico… Le parole sono importanti e uno come Te mio buon Partenopeo, che con le parole ha suscitato in me un sussulto di coscienza civile, non puo’ continuare a parlare di Nord e Sud come di insiemi indifferenziati, come se tutti gli imprenditori del Nord trasportassero in Campania i loro rifiuti di merda, la generalizzazione e’ alla base di ogni razzismo. Se valessero le generalizzazioni, io, che oggi critico Saviano, mi troverei nello stesso calderone con i camorristi e i mafiosi del paese suo oppure, da questa parte ..con il ministro Maroni e i verdastri che ce l’hanno duro (l’orecchio).  Permettetemi, in simili compagnie non mi ci voglio trovare.. Dai.. Vi auguro tanto sole a conferma del detto meglio sole che male accompagnate, compreso te Roberto e rimetto il giornale che ho raccolto nel posto dove e’ piu’ congeniale che stia.. anzi esagero e lo vado a buttare nel secondo bidone giallo dentro la gabbia per polli di via Italia dopo aver cercato di aprire tre serrature e gli auguro di essere tritato e trasformato poi in un articolo meno METONIMICALE.

 

Ps.. Ret. Metonimia…Tropo que consiste en designar algo con el nombre de otra cosa tomando el efecto por la causa o viceversa, el autor por sus obras, el signo por la cosa significada, etc.; p. ej., las canas por la vejez; leer a Virgilio, por leer las obras de Virgil. Te capi’?

Domani e’ un altro giorno e si vedra’..

domani e' un'altro giorno1

 

 

Mangiato troppo? Sara’ la grappa con la genziana? Mi son svegliato per tempo..era un sogno e che sogno.. Un funerale.. Cazzo era il mio.. E pensare che a me non piacciono i funerali, soprattutto il mio.
Un problema di testa, mi verrebbe da dire. Oppure forse e’ stato il fatto che non ho amato tutti, dal primo all’ultimo, dal primo all’ultimo minuto? Lo so..sono un bastardo e tutti i nodi vengono al pettine.
Pero’ cazzo…eppoi e’ qui, qui vicino allo sterno, che mi si stanno condensando tutti i conati di coscienza. So’ chi sono io, me lo ha spiegato Freud. So’ perche’ mi esprimo, so’ perche’ faccio blablabla, me lo ha spiegato Derrida. So’ perche’ sono un sapone..uno che sa’ molto e basta.
Troppo colto, troppo ignorantemente attaccato ad un particolare, come fosse il primo, con il desiderio di diventare un n-logo.Soprattutto troppo modesto e moderato nei termini. Merda a sti sogni di minchia.
Prossima canzone. Parte questo valzer…mah..Facciamolo andare chissenefotte, giro piu’ giro meno, ma ballate voi.
E io intanto assisto al vostro ballo, e mi chiedo come sarebbe se mi piacesse come piace a voi. O come sarebbe se dovessi ribellarmi al tempo che passa inesorabile, senza alcuna pieta’.
Morto. Come chi dico io e come chi penso io. Beh, sono in buona compagnia. Quantomeno del resto polvere ero e polvere sono diventato.
Aspetto una sentenza. Anche se…sinceramente…non ho tanta voglia di saperlo. Meglio crogiolarsi nell’attesa piuttosto che scontrarsi con la realta’ del “detto”..fanculo gli esami io sono extra e me ne fotto della sentenza, ormai ci ho fatto l’abitudine.. ci ho.
Una canzone country dai, mettetemi quella. Almeno il mio funerale e’ divertente; voi ballate, vi parlate, sorridete e io godo come un selvaggio.
Che peccato non esserci piu’.Poter godere di tutte le quirinalate vostre.
Ormai e’ finito il tempo, mi concedo un ultimo bicchiere. Bianco e fresco, tipo quello del mio paese al mare che ha lo stesso nome di un formaggio “pecorino” e io che inizialmente pensavo mi facessero bere del formaggio.
Intanto un’immagine di me da bambino che cammino verso il buio (o forse e’ immensamente chiaro?), cammino eppoi quando arrivo in fondo inciampo e mi volto indietro con gli occhi gonfi di lacrime perche’ penso alla morte dei miei genitori..non ditemi che a voi non e’ mai successo..non ci credo.
No, non piangere, non sei piu’ bambino ormai sei un vecchio pirla.

E’ solo un sogno e non tanto chiaro..e’ pieno di frammenti tipo quello di tenere forte il volante e stare sotto il culo di chi non si vuole spostare in autostrada e non mollarlo sapendo che non do’ fastidio a chi sta’ davanti ma a chi e’ di fianco a me..ma sono un pirla e non mollo e faccio il trenino pensando magari a chi spegne la sigaretta nella spiaggia bianca con i bambini che si divertono a fare i castelli di sabbia e con le cicche fanno i cannoni sui merli..maledetto sto’ dolore al centro sterno che mi costringe a sognare un funerale, anzi il funerale.. piuttosto che all’agonia di un giorno, e di quello dopo. Pero’ niente amici o parenti in questo sogno perche’ e’ piu’ semplice.. fortunato per via di un dono, che diventa una tettoia dove rifugiarsi, quando il mattino comincia a far bruciare la mia ombra di vampiro dato che non sopporto l’aglio. E quindi, da vampiro, rimango chiuso nella mia bara. E assisto al mio funerale e da masochista godo e vaffanculo, domani e’ un altro giorno e si vedra’…

domani e' un'altro giorno