Saudade.

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Che disdetta. Che infinita saudade alias nostalgia. Che fitta di malinconia. Fino a ieri avevamo il colore dell’orzoro. Da qualche giorno siamo tornati a quello dell’orzata. Flambarci per ore sulla playa di Casalspiaggino e’ stato uno sforzo inutile. Anche la conchiglia raccolta sulla spiaggia da’ i primi segni di cedimento. Era un cosi’ bel ricordo dei bagni Solaris. Fino a ieri se ci appoggiavi l’orecchio ci sentivi dentro il rumore del mare. Ora devi solo allontanarlo in fretta dal naso perche’ puzza mostruosamente di pesce morto..lo so lo sooo lo vado a buttare nella differenziata. E il sacchetto coi gusci vuoti dei ricci? Quelli verdi a palletta? Li volevi mettere nella ciotola cinese come hai visto fare su Admail. Mi son sparato ore di apnea in un mare caldoghiacciato. Ho rischiato l’embolo per una scodellina di scheletri. Ne avevo recuperati 87 considerato che di polipi non si vedette manco l’ombra. Sono uscito dai flutti con i polpastrelli completamente smucinati e le labbra viola come i cardi di montagna o il vestito da mettere alle prime del Regio. E ora dove belandi sono finiti? Ah, eccoli. Ci hai appoggiato sopra il la borse del Bennet e una fiasca di Pecorino da tre litri. Vorra’ dire che passerai le serate d’inverno davanti al finto camino del teleriscaldamento ad incollare con l’attak i gusci sbriciolati dei ricci. Per fortuna ci sono le foto delle vacanze che hai scaricato sul PC in facebucche. Eccole. Qui hai inquadrato il piede della Giuseppa mentre calpesta i cannolicchi. In quest’altra la gobba della Camilla sotto il peso degli ombrelloni da ritirare al tramonto. Questo e’ un tuo primo piano. Azz…che paura. Ti son venuti gli occhi rossi come ai conigli dei maghi. E poi la solita istantanea quella del retrotreno del gestore della Stella del Sud che tutte le volte che si gira di schiena e gli casca giu’ il costume. La Simona ormai conosce il suo culo a memoria e per quello ha cambiato lido. Qui ci siamo tutti e due. Peccato che a me manca un braccio e a te un pezzo di naso. Ma ci rimane il filmino da visionare durante le lunghe sere invernali come alternativa ad avanti un altro. Certo che in sto filmino di scorci panoramici e paesaggi incontaminati non se ne parla. 37 minuti primi di ferventi idioti che fanno ciao ciao con la manina. Non abbiamo fatto altro che filmare dei ciao. Ciao dal canotto con la maschera e il boccaglio, ciao mentre facevo la doccia ghiacciata, ciao mentre facevamo le sabbiature sotto il vento di garbino. Abbiamo salutato con la manina mentre gonfiavamo il materassino, mentre grigliavamo i gamberoni, mentre succhiavamo le cozze e mentre facevo pipi’ sulla macchina che ha parcheggiato male dietro alla mia.. Cosa ci e’ rimasto allora di queste ferie? Pochino. Il bazooka ad acqua da spiaggia del Massimino, il pantapareo che stava in allegato su Amica (il vero must dell’estate 2012), la statuina di simil pan di zucchero che diventa blu quando piove presa al mercatino del giovedi’ sera, e dulcis in principium tre chili tondi tondi che saranno duri da smaltire e che ci faranno ricordare tutti i coni sberliccati sul lungomare.
Per la serie “chi la fa’ l’aspetti”..

Live MusicPlug

Scene da un matrimonio.

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IL passo e’ fatto. Sta’zitta!
C’inseguono da vicino
e devo portarti con me».
(da «Nozze di sangue», F.G. Lorca)
Che ci sia una stretta connessione tra il sangue e le nozze e’ semplice dato di fatto, una condizione senza cui il fatto non potrebbe accadere. A volte non ci si accorge delle cose troppo evidenti… per esempio credo che una volta si usasse stendere le lenzuola macchiate di sangue il giorno dopo la «prima notte», letteratura e cinema poi celebrano spesso i matrimoni collegandoli a lotte, sfide, morte dei cattivi e finali tutto miele. C’e’ anche il sangue pulsante alle tempie, quello dovuto alla circolazione modificata dall’alcol e all’euforia della festa. Ho bisogno di isolarmi un attimo. L’unione ufficiale di una coppia riesce sempre a coinvolgermi ed emozionarmi… penso che sia quella stuzzicante curiosita’ solitamente tipica di chi non e’ sposato e non ha mai vissuto le varie fasi tipo corso prematrimoniale-cerimonia-regali-rinfresco-festa. C’e’ anche qualcosa di ben piu’ profondo, ma nel giorno dell’apoteosi estetica non conta molto. C’e’ chi si sposa per amore, per interesse, perche’ e’ una bella data, per riparare o addirittura per distruggere. Il pomeriggio avanza e gli invitati, sazi ed allegri, barcollano. E’ il momento in cui le cravatte si slacciano, le cinture si allentano, i decolletes diventano piu’ generosi e si ride di piu’. I parenti piu’ anziani ed eccone uno allo specchio, guardano l’ora per andarsene. Appoggiato ad una colonna del ristorante disperdo lo sguardo, sorseggio un bicchiere di gingerino con gin puro che non e’ il massimo considerato che prediligo un bicchierino di grappa rigorosamente resa amara dalla genziana ma contribuisce a mantenere uno stato obliquo ed annebbiato che sara’ oggetto di perdita di punti causa palloncino. Il convivio evolve in una giovialita’ sopra le righe, il sangue scorre veloce ed il brusio e’ colonna sonora quanto la musica. Mentre il mondo mi ruota intorno l’occhio cade sul pavimento, si sta facendo sera. Un ragnetto nero, meno di tre centimetri comprese le zampe, attraversa pericolosamente la zona piu’ frequentata, la zona bar. Inconsapevoli ed anonimi piedi sfiorano l’insetto, inseguo il suo annaspio mentre la troupe si prepara al primo ciak del matrimonio… si gira in 35 mm, un sabato di fine settembre, nel cortile di un tipico ristorante della granda. Gli sposi si promettono le cose piu’ impromettibili e sognano le cose piu’ insognabili ma siamo ormai su di giro, si perdono le regole. Un dolly segue la scena da vicino, le sequenze del bacio vengono benissimo, poi ci si travasa nel fienile per mescolare sangue e sudore. La musica del tamburo fa tum-tum-cha-tu-tum-tu-tum-cha ed una fisarmonica crepa l’aria con poche note forti e decise. Tutti sanno e stanno al gioco, chi e’ rimasto recupera istinti «in sonno» da anni. Le riprese sono difficili, le immagini sono mosse, i corpi si confondono secondo leggi poco cinematografiche e la troupe si fa coinvolgere troppo. Alla fine il ragnetto muore schiacciato ma l’amore almeno in questa giornata trionfa il seguito spero vivamente che non finisca in mano ad avvocati alla faccia di F.G.Lorca.

Joermejo.

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Ora vi stupiro’ o istupidiro’ con effetti speciali del tutto digitali. Cio’ che sto’ per narrarvi potresse esser vero e se pensate che menti malate partoriscano malsane fantasie, dovrete ricredervi. La normalita’ che si nasconde nel vostro PC casalingo, nel vostri ipad o tablet e’ l’incubo peggiore… Allora..In un normalissimo pomeriggio di inizio autunno, uno stimato affiliato del multimedia a pie’delmonte si reca a prelevare soldi allo sportello bancomat vicino al tabaccaio Borgarese. Il modaiolo sta per infilare il suo tesserino nell’apposito ricettacolo, quando nota vicino alla tastiera della macchinetta un Cdrom, non un componente della banda degli zingari che assaltano i distributori ma proprio un dischetto diametro piccola spanna. Ergo, preso in mano sto supporto digitale argentato, legge sulla copertina: «Da Joermejo a  VenerediPilo. Contiene anche il mio album di foto». L’addetto multimediale comprende di cosa si tratta ovvero di nickname conosciutesi in chat e viene rapito da estasi curiosa, ma pensa che la privacy sia materia su cui non si puo’ scherzare. Quindi attende qualche momento, vicino al bancomat, il ritorno del distratto proprietario del Cdrom. Del padrone neanche l’ombra. Vi assicuro, una vita media e’ pari a 700MB. Il magico supporto argenteo, confezionato da Joermejo per la sua amica del cuore, contiene fotomontaggi, vignette, my music, foto varie, album, scritti vari, intere sessioni di chat e SMS… Si parte dall’infanzia Anni 70, un tuffo nel passato fra pantaloni a zampa d’elefante d’improbabili zii muniti di basettoni d’ordinanza. Si passa alla fidanzata storica, alternata da innumerevoli scappatelle, documentate fotograficamente, con indicazione esatta del giorno del primo bacio. Naturalmente non possono mancare i fotomontaggi in cui il nostro protagonista viene ritratto, modello fotoromanzo, circondato da fanciulle estasiate. Le vignette lo esaltano con frasi tipo «Oh! Jo quanto sei figo!», «Oh! Jo quanto sei simpatico!». In tutte le cartelle, ordinate maniacalmente, un unico idolo ricorrente.. Claudio Baglioni. Il Claudio nazionale torna pure nelle poesie scritte dal nostro Joermejo.
700MB, una vita media, un incubo. E non voglio entrare nel merito delle fanciulle cadute nelle mani di Joermejo… 700MB, una vita, e se si  potessero collezionare…….le vite altrui?  Lasciate le vostre esistenze su un sportello bancomat, su un telefono pubblico, in un pub. Magari con le piu’ interessanti si potrebbe allestire una mostra dal titolo: «Quanti MB pesa un’intera esistenza?».
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Horror Movies.

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Ho un desiderio. Profondo. Almeno una volta nella vita poter vedere un film dell’orrore in cui l’eroina non sia una demente incutita. Non dico un film interpretato da Rita Levi Montalcini o dalla Cristina Trivulzio di Belgioioso, mi accontento di un film in cui sta protagonista non ragioni come un celenterato in menopausa o come la Immacolata quella del ristorante vicino al barbiere. Insomma, in una pellicola classica il mostro assassino comincia a perseguitare la disgraziata dopo pochi secondi. E noi spettatori del belino lo identifichiamo gia’ dal primo fotogramma. Lei invece la trucida, l’ottusangola, non se ne accorge. E dire che non e’ difficilissimo. Il maniaco combinazione ha tre mani, sopracciglia cespugliose come il parco della rimembranza o le gambe della Giovanna quella dell’oreficeria del prosciutto, due canini esagerati e quasi sempre insanguinati, ha amici licantropi e sviene tutte le volte che sente pronunciato il nome “Maria”. La protagonista si chiama Maria ovviamente, che te lo dico affa’, ma non quella Maria..Quella con la Q ipermaiuscola e’ la numero uno e apro una parentesi..quando scendi sulla spiaggia di Casalbelino non puoi sbagliare.. basta che dici Ave o Maria e hai salutato l’80 per cento delle sign’ore stese al sole. Ad ogni modo continuando sul tema delle incutite, e’ passata mezz’ora e la scimunita, ignorando in che guaio si stia cacciando, accoglie con fervore lo psicopatico in casa a braccia aperte. “mo’ fermati a cena che faccio la pizza.. perche’ non vieni alle nozze di diamante della mia prozia… porta pure mia figlia di 6 anni al catechismo e poi insegnale a nuotare nella spiaggetta isolata del Sangro…. intanto gli indizi terrificanti si complicano. Quando il maniaco passa ..il cactus nell’ingresso perde le spine…il persiano comincia ad abbaiare.. il pendolo o la pendola boh…si ferma..l’uccello si ammoscia.. canarino intendo.. i tappeti volano…Al 90° minuto scoprono la colf strangolata, con le mutande a brandelli. La sciagurata esalando l’ultimo respiro ha pronunciato una sillaba.. ERN. Notare che il maniaco si chiama Ernesto. Niente. Tutti nel film pensano che sia morta per un attacco d’ERNia. L’unica che ha capito l’antifona e’ Priscilla la seconda cugina da parte di madre.. purtroppo e’ muta. nel frattempo l’eroina invece di togliersi le ragnatele che le imbozzolano i neuroni, trasloca in una villa isolata nel bosco, con le pareti di vetro e le porte senza serrature. Il maniaco intanto non perde tempo. Ha il suo bel da fare, impiccare il cocker all’altalena, cucinare i bengalini con la polenta, appendere la suocera al parafulmine, violentare il lombrico in giardino.. e varie. A questo punto la protagonista ha un lieve sentore. C’e’ qualcosa che non le quadra… e a chi confida i suoi sospetti? Ovvio dai..all’assassino. E quale luogo sceglie? Tendenzialmente l’orlo di un burrone, l’ultimo piano di un grattacielo senza balaustra o parapetto come si dice da noi (poi perche’ parapetto che arriva all’altezza dei marroni..semmai..vabbe’ avete capito).. o anche come luogo ci sta una riva del fiume impestato da piranha (come si scrive? Dai sono i pesci cannibali). Torniamo al film horror..l’importante che ci sia da qualche parte un’ascia. Altrimenti non vale neanche la pena o pene al femminile… sta grappa la devo proprio buttare, l’ho nuovamente corretta al peperoncino ed e’ ridiventata imbevibile..hick.

Falsi Antivirus.

Da tempo non metto nel blog parti informatiche che ho sperimentato positivamente.. ad es.. non vi e’ mai capitato di incocciare in programmi che fanno finta di riparare il vostro PC ed invece oltre che ad essere invasivi fanno si che voi siate obbligati ad iscrivervi mollare grano per riparare i 567 errori trovati? Ebbene se la cosa capitebbe siete cascati nelle rete bastarda dei “Rogue Software” o falsi software ovvero quelli che fingono di riparare, proteggere ed ottimizzare il sistema ma che in realta’ causano solo problemi per poi obbligarvi alla formattazione o all’acquisto di una licenza per riparare gli errori che loro hanno causato facendo finta di aver individuato virus.
Il problema di questi bastardi e che non vi richiedono il benestare ad installare i loro programmi ma, sfruttano quella marea di vulnerabilita’ del browser per auto installarsi.
Se avete avuto questi disguidi o se volete evitare di cuccarli, la ESET, la casa creatice dell’antivirus Nod32, ha rilasciato ESET Rogue Application Remover, un Tool per la scansione e la rimozione dei rogue software in modo automatico e veloce.
Il programma e’ disponibile per il download gratuito nelle versioni a 32bit e 64bit, quindi scaricate quello per il vostro sistema:
ESA Remover per Windows 32 bit
ESA Remover per Windows 64 bit
Una volta scaricato sul  PC, potrete avviare l’eseguibile che fara’ partire a fucile il tool di scansione che non dispone di un’interfaccia grafica ma girera’ in stile Prompt dei Comandi. Questa di ESET e’ una figata per evitare che i falsi antivirus individuino il programma che andra’ a rimuoverli ed il tool eset si avviera’ con il nome del processo come explorer.exe, services.exe ecc per eludere eventuali blocchi.
Durante la scansione, ERAR (Eset Rogue Applications Remover) potrebbe individuare chiavi di registro modificate e richiedere il Vs/ intervento risponderete ovviamente con un Y (Yes, cioe’ Si) oppure N (No) alla richiesta di ripristino delle chiavi corrotte. Premete Y e quindi invio per riparare le chiavi corrotte qualora fossero individuate come sottoindicato.

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Ora voi chiederete come capire se sono presenti rogue software sul PC. La risposta e’ chese ERAR visualizzera’ il messaggio “Would you like to delete all references to the following file from the registy?” il software vi sta chiedendo se volete rimuovere tutti i riferimenti per i file di registro (ed elenca i file incriminati) ed eseguira’ anche la scansione sul disco per cercare eventuali rimanenze pericolose. Ogni volta che ERAR individua un problema vi chiedera’ se eliminarlo o meno.
Il tool creato da ESET e’ molto assai  validissimo, leggero e di veloce utilizzo. Prima di eseguirlo ovviamente create un punto di ripristino di sistema cosi’ alla malparata se cappellerete qualche cosa potrete sempre tornare al punto di partenza.. per oggi basta cosi’..

Io differenzio.

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Mi mancava..nel senso che nel mazzo di chiavi devo metterci pure le chiavi del pollaio dove e’ stipata la raccolta differenziata e nella foga di seguire i titoli dei grandi film continuo il post dedicato appunto alla  raccolta differenziata …Allora se vuoi farla bene, e’ un lavoro a tempo pieno. Tanto per cominciare devi alloggiare i contenitori sul balcone. E tanto per cominciare devi avere il balcone altrimenti sei costretto a stipare l’immondizia dentro casa e un filino l’arredamento ne risente. Poi si tratta di dividere il macinato. Cominciamo dalla carta. Nel bidoncino e’ facile.. ci butti i quotidiani, i Canicatti’News, gli Ikea da una tonnellata… ma poi.. la busta col resoconto della banca, con la sua bella finestrella di plastichino, la metti o no? Devi grattare con le unghie finche’ non rimuovi l’impiccio altrimenti a quelli del progetto Cartesio viene lo stranguglione? E il bollettino del «Solerte fungaiolo di Rivarolo» che e’ tutto arruvugliato nel cellophane? Non puoi mica scagliarlo nel bidone giallo cosi’, a cuor leggero. Tocca spacchettarlo. E l’allegro spacchettio e’ una vera rottura se son le sette e mezzo e ti mancano le michette (per i nn longobardi ..panini tipici), devi ancora correre dal panettiere in piazza e anche dal giornalaio a ritirare l’ultima dispensa del Come coltivare i fagioli nel bidet e tra un minuto scade il termine della coda all’ASL. A quel punto, delle betulle che vengono abbattute te ne frega meno di una mazza. Butti tutto nel cassonetto verde e vai la’ che vai bene.E volete mettere la pausa caffe’? Allora datosi che noi ce lo facciamo con la macchinetta dobbiamo..prima prendere la busta contenitrice della cialda che e’ di materiale misto con carta plastica stagnola..poi la busta dello zucchero (a me amaro grazie) che e’ carta poi l’involucro del cucchiaino che e’ carta e poi il bicchiere contenitore che e’ plastica..insomma bevi il tutto e poi ributti bicchiere e cucchiaino, ripromettendoti di smettere di fare la pausa caffe’ e ciao ninetta.. E poi sulla plastica. Io le bottiglie mi diverto a ridurle ai minimi termini ma penso a chi non ce la fa’ come la Clelia che le lascia nello stato fisico di bottiglia dato che non riesce ad appiattirle con la sola forza del pensiero. Con quella dei bicipiti meno che mai, ormai e’ diventata 30 kg sassi in tasca antivento compresi. La signora del terzo piano, che non e’ esattamente un fuscello, ha trovato la soluzione. Ci cammina sopra. Improvvisa una sorta di balletto a saltelli facendo tremare il condominio e termina solo quando si ritrova sotto le suole una specie di skate. E poi c’e’ l’umido. La raccolta del rifiuto organico. Io vorrei conoscere il signor Villani Umido in persona per chiedergli.. Serve? Mi dica sinceramente. Giuri sulla testa del suo Labrador. Vale la pena mettersi li’ a raccogliere i gusci delle uova, le lische di triglia, i torsoli delle renette? Me lo dica col cuore in mano. Se no mi faccia un segno, un occhiolino come a briscola, io capisco e lascio perdere. No, perche’ a me la raccolta dell’umido, secca. Girellare con ‘sto sacchetto che cola giu’ per le scale, sull’ascensore, nell’androne lasciando macchie di pulito… fa’ saltare i nervi. Poi da noi l’umido non si raccoglie nei sacchetti biodegradabili ma nelle buste del Diperdi’. Volete mica dirmi che c’è un omino che di professione si mette li’ apre i sacchetti di pattume e li svuota? No, perche’ uno si fa anche un culo cosi’ per dividere gli scarti della propria esistenza, ma se merita. Tutti hanno un amico spocchioso che non differenzia un beatissimo tubo e dice che tanto e’ inutile, perche’ poi ributtano tutto insieme nell’inceneritore. Per lui credere alla raccolta differenziata e’ come credere a Babbo Natale..vabbuo’ mi cerco un portachiave maggiorato e ci aggiungo pure ste chiavi del pollaio differenziato.

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O.U.A.

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Una pentola a pressione, per quanto grossa sia, avra’ sempre bisogno di una valvola di sfogo, un minuscolo forellino che non la faccia esplodere nei momenti di maggior spinta… a volte io mi sento quella pentola, vedo la citta’ che non ti lascia scappare, l’organizzazione del mondo umano e anche upiede che genera gabbie invisibili e limiti invalicabili. Cosi’ un cuore incerto scansa la bellezza istituzionale e cerca solitudine o, al massimo, i propri simili, cerca esempi di sopravvivenza nonostante tutto. Mi aggiro per la periferia vicina al parco Chico Mendes, un cartello indica che da li’ inizia la terra di tutti e di nessuno, le case continuano ma si vede che la zona ha vissuto di campagna fino a tempi molto recenti. L’immancabile ferrovia passa sopra il fiume, si scorgono i binari solo salendo sulla staccionata in cemento abbattuta dai maratoneti che bazzicano per passare ai parchi di Venaria e qui, lungo un percorso fatto di terrazzini impervi e nascosti, sono nati in operoso silenzio gli Orti Urbani Abusivi. All’inizio non si percepisce quasi nulla, un tutt’uno senza soluzione di continuita’ con l’estetica dei lungoferrovia o dei lungofiume e recentemente dei lungotangenziale, principalmente sono erbacce sporche e secche, piccola spazzatura gettata dai finestrini o portata dal vento, avanzi metallici di lavori in corso, clinex lasciati da coppiette su auto in cerca di luoghi appartati. In un appartamento robaccia cosi’ non entrerebbe ma, per un coltivatore di Orto Urbano Abusivo, costituiscono la base di sopravvivenza della piccola non proprieta’. Cosi’ imbocco un sentierino in terra battuta su cui si susseguono prati coltivati a segale, un po’ piu’ in qua della ferrovia, troppo in la’ per i condomini. Sono striscioline giallo marroni che resistono grazie alla fantasia dei contadini metropolitani attraverso un linguaggio omogeneo e romantico. Le recinzioni sono vecchie reti metalliche, pezzi di tapparelle di plastica miste a rovi di rose potati, lastre di eternet, ante di armadi della nonna. Non c’e’ recinzione che non abbia il suo catenaccio con lucchetto rigorosamente ossidato, insomma una sua conferma di privato. Tenera affermazione perche’ basterebbe una spinta o una piccola acrobazia per scavalcare ed entrare.. l’Orto Urbano Abusivo e’ ben protetto ma violabile in qualsiasi momento, quasi una dichiarazione di complicita’ con gli estranei…Oltre le reti affiorano terre ingrate ben zappettate, ciuffi di insalatina, cavoli, cipollotti, giardini bonsai di fiori colorati, qualcuno ha persino tirato su una piccola serra con i teloni di nylon. Sembrano arredati tutti dallo stesso designer e non c’e’ assolutamente nulla di nuovo, luccicante o appetibile. Semplicemente avanzi della citta’ recuperati e rimessi in ordine, ma alla portata di tutti, basterebbe fare quattro passi lungo la ferrovia per trovare gli stessi articoli, l’apologia delle bottiglie di plastica che diventano vasetti, tappi, imbuti, addirittura spaventapasseri. Mi perdo nel sorriso imbalsamato di uno scopetto verde, messo di guardia a quattro cavolfiori. Bello girare in mountainbike vero? Siete mai stati nei caselli abbandonati? alla prox ricerca..

Ricordi Estivi.

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Qualche decinaio d’anni orsono, di questi tempi, aspettavamo con ansia l’arrivo del nuovo gioco dell’estate. Si’, ogni anno, appena finita la scuola, cominciava a circolare, prima per i cortili, poi per le spiagge, una qualche nuova invenzione destinata a conquistare tutti i bambini. Questi aggeggi si diffondevano con la velocita’ di un’epidemia di influenza quando a scuola c’e’ aria di compito in classe. Il primo gioco dell’estate di cui ho memoria erano le palline o biglie di terracotta..i piu’ fighetti avevano quelle di vetro con motivetti interni variegati con cui si giocava al giro d’Italia, ne avevo sempre le tasche piene e i pantaloni scendevano inesorabilmente sulle ginocchia ed e’ li che mamma mi ha comprato le bretelle dimodoche’ i pantaloni anziche’ cascare si implaccavano contro i pendenti obbligandomi a sistemarli mentre nonna mi redarguiva invitandomi a non toccare i capitali e vabbe’,, altro giochino era costituito da un tubo flessibile di plastica, uno di quelli che gli elettricisti chiamano «corrugato». Era lungo poco piu’ di un metro e, se lo facevi ruotare a mo’ di lazo, l’aria che ci passava dentro produceva un suono di frequenza variabile secondo la velocita’ con cui lo facevi girare. A quanti oggi sostengono che i bambini si rimbecilliscono giocando per ore ai videogames, vorrei solo ricordare che noi passavamo ore a far ululare il tubo (vietata qualsiasi allusione oscena).. lascio decidere a voi quale dei due esercizi spappoli di piu’ la cervicale.
Del «corrugato» ululante credo si siano perse le tracce, ma un altro arnese estivo, qualche anno fa, come araba fenice, e’ risorto dalle sue ceneri… e io, naturalmente, l’ho comprato tanto per rompere i maroni in spiaggia. Si tratta del «Boing». Qualc1 si chiedera’ che cazzo e’ il boing e mo’ vi erudisco.. Prendete un uovo tipo struzzo di plastica arancione, foratelo da parte a parte, infilate nel foro due corde parallele lunghe 6 o 7 metri dipende dove intendete rompere le palle e dotate di maniglie alle estremita’.. allargando le due corde si otterra’ l’effetto di sparare l’uovo verso il capo opposto e di farselo rispedire indietro dal giocatore che sta dall’altra parte. Si poteva andare avanti dei pomeriggi interi, concedendosi solo brevi pause a base di pane, burro e zucchero (come recita il Poeta: «Godi fanciullino di questa tua eta’ beata / ancor lungi e’ il colesterolo / e ingozzarti puoi di burro e marmellata/ al massimo ti verranno delle efelidi/ che son sempre meglio dei trigliceridi).
Ma credo che la piu’ diabolica delle invenzioni estive siano state le «Palline click-clack».. due sfere di plastica rigida sospese a un filo che si reggeva tra le dita per il mezzo. Con movimenti rapidi del polso si scuoteva il tutto facendo in modo che le palline, sbattendo tra loro, producessero un rumore fastidioso e continuo. I campioni o clackers come me riuscivano a farle sbattere tanto in alto quanto in basso, raddoppiando rumore e fastidio per il godimento australe dei vicini. Conservo ancora la coppa del torneo di «
Palline clickclack » che vinsi a Castellanza City mia citta’ natale quasi pasquale, all’epoca della guerra punica. Peccato che, come i trofei di calcio sono a forma di pallone, quello delle palline sia costituito da due sfere poste alla base di un supporto cilindrico verticale.. vi giuro pero’ che non e’ la coppa ..Rocco Siffredi.. per la migliore prestazione erotica dell’anno, ma questo, immagino, non stenterete a crederlo, passo e chiudo coi ricordi estivi e spero in un autunno clemente

Telefonini

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La Michela da quando ha viste le cicche buttate dalla risacca sul bagnasciuga di Casalmonnezzino ha deciso di smettere la sfumacchiatura. Due sedute di ipnosi, un paio di graffette ai lobi delle orecchie come per i vitelli e ce l’ha fatta. Ora non fuma piu’. Le sigarette. Ha cominciato al cylum. E ti dico che la vedo molto piu’ serena, pero’ le e’ presa la mania del cellulare, anzi l’ossessione.

Invece di accendersi una Camel fa una telefonata a caso, cosi’ ..tanto per gradire. Ha un bailamme di cellulari che tutti insieme non fanno un chilo, e ciascuno abbaia in modo differente. Per adeguarsi al nuovo trend il suo arcifidanzato, che non ha testa ma testicoli, in un empito di furore amoroso, l’altra notte le ha sussurrato:” Sei una grandissima Gnokia…”. Lei ha mollato gli ormeggi e lui le e’ planato addosso piegandola come un origamo per la serie dei godimenti australi selvaggi del terzo tipo.

 Al contrario la Stefy da anni detiene un telefonino solo, d’epoca, lungo come l’Olona e pesante come una fetta di gorgonzola coi vermi al sugo verde. Ma lei ci e’ affezionata. Lo usa sempre.. Anche da scarico, come fermaporte e in caso di forte vento lo lega l’ombrellone piantandolo nella sabbia. Un telefonino efficientissimo con qualche problema di ricezione sulla spiaggia e nel sottopasso della stazione. Infatti se ti capita di telefonare alla Stefy mentre e’ infilata in un  tunnel, la sentirai latrare dall’altra parte.. Parla piu’ forte che sono in una grotta… Stefy ha una propria lessicale primitiva. Lunedi’ il suo beniamino si e’ guastato causa carbone di ricarica fornito dal cinesino denominato to5 ovviamente taroccato. Irrimediabilmente defunto. Una malattia fulminante e impietosa dovuta anche all’acqua marina penetrata nella batteria 45 Ampere mentre metteva a bagno l’alluce valgo sul  bagnasciuga piu’ bagna che asciuga. Con l’anima spezzata in due lei si e’ fatta coraggio e l’ha portato dal prano.. Non vi frottolo e lo dico in persulserio.. Ha portato il il telefonino dal pranoterapeuta di Vasto che con la sua energia l’ha ricaricato rigenerando la batteria. E da allora anche la Stefy emana calore anzi piu’ che calore diciamo sudore tipo chanel numero 60nove.

La nonna di Luisa l’altro giorno telefona alla nipote. “Pronto? Lo sai che ogni volta che ti chiamo pago 16 centesimi di scatto alla risposta?.” Ovviamente Luisa risponde:” Beh, si’, ma che ci posso fare io? Ma l’antenata incalza:” Come cosa ci puoi fare? Quando chiamo scatta! Scatta velocemente da quel divano cosi’ paghiamo di meno! La nonnetta pensava che lo scatto alla risposta corrispondesse allo sprint con cui ci si avventa sulla cornetta… come dare torto a sta povera vegliarda?

Io dei telefonini non reggo le suonerie. Sambe, barriti, trombe del giudizio universale, sinfonie intere del pulcino Pio che ti vien voglia di interrompere a meta’. Ma perche’ non tentare una rivoluzione? Daii.. Il telefonino che puzza. Puzza invece di suonare. Un fetore improvviso, panico tra gli astanti  e il responsabile che ammette.. si scusate, c’e’ una chiamate per me… Presto fatto. Basta anche un ventaglio ridotto di odori.. letame, gorgonzola, piede di marito e caghetta di cane e voglio vedere se qualcuno ha il coraggio di tenere acceso il cellulare al ristorante da Immacolata o in sala d’attesa del pronto soccorso dell’ ASL.

Teleminchiates

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Ho come la sensazione che i neuroni pian pianino mi si addormentino sempre ammesso di averne conservato qualcuno e i pochi rimasti sembra che si facciano una pennichella mentale postprandiale. E allora di tanto tanto lo uso come terapia. Mi metto li’ e mentre smonto lo Swatch di Lella che nn vuol saperne del cambio pila..e’ incredibile con tutte le pile che compro non cuccare quella giusta, una e’ grossa l’altra e’ piccola ed inoltre ste chiusure a tre punte fanno incazzare..dicevo che la terapia e’ quella di zappingare e capitare sui serial televisivi, mi guardo la 2.500sima puntatina del millevetrine che si attua nel Canavese zona natia di Lella. Di quelli quotidiani che tutti vedono e nessuno lo ammette salvo poi saper ogni minimo intreccio quando la chiacchiera finisce sull’argomento. Il serial tv e’ benefico ed e’ sempre meglio che un calcio nelle palle. Intanto da’ lavoro ad un sacco di gente, poi dura poco, massimo 10 minuti escluse tre sigle, 2 blocchi pubblicitari e una gioiosa telepromozione di casseruole e materassi Mastrotali, e soprattutto e’ l’unica cosa della vita che non richiede sforzo mentale. L’approccio alla telenovela e’ sempre vincente. Non importa che tu sia una testa di cazzo e che il prodotto interno lordo della tua scatolina cranica sia molto basso e lo Spread molto alto. Tanto c’e’ poco da capire. Li’ il cattivo e’ cattivo, non puoi confonderti come ti succede nella realta’, il buono sempre fesso e i malati guariscono di sicuro. Ma che figata. La telenovela e’ una delle medicine migliori ad affetto placebo con benessere immediato. In piu’ se per caso cade la pila che stavi cercando di inserire e ti perdi una battuta puoi rilassarti, tanto il concetto te lo ripeteranno per minimo altre 12 puntate. E mai che un personaggio se ne accorga e dica …Siii, lo so, non sono mica un pirla! Dal 1456° episodio a oggi me l’avrai detto almeno 27 volte. Il mondo dello sceneggiato e’ un mondo bislacco, irreale. Le mogli cucinano in tailleur tacco 12, i mariti dormono sempre nudi e non hanno mai la lombosciatalgia, e le fidanzate si svegliano gia’ truccate e tali rimangono anche se hanno un incidente gravissimo. Stanno in rianimazione ma sempre con un filo di ombretto sugli occhi. Poi in Beautiful, per esempio, nessuno va mai al cesso. Ridge son 14 anni che non piscia. Eppure sta benissimo.

Anche in fatto d’amore e sentimenti tutto e’ molto piu’ rassicurante che nella realta’. Basta fare come loro. Tenere la patta aperta 24 ore su 24. Metti che ti molli la fidanzata, puoi sempre farti sua madre o suo padre secondo le tendenze che hai o se hai del fegato pure sua nonna e la cagnetta della vicina. Ma c’e’ un momento in cui devi drizzare le orecchie e stare all’erta. Quando qualcuno pronuncia la frase..Amore, vedrai che andra’ tutto benissimo… Li’ tocca smettere di masturbare lo Swatch, posare il monocolo vicino alla tazza del caffelatte con crusca cagatoria e aspettarsi il peggio. Una burrasca rovescera’ il panfilo, il protagonista per lo stress perdera’ la memoria e la sua amante, trasportata da una tromba d’aria, finira’ nel letto dell’odiato rivale.. ohhhhhh che goduria ste Teleminchiates.. (lo Swatch lo buttiamo assieme alla pila ma nella differenziata neh)…
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