MAO 12 – se l’e’ cercata


Che succede MAO, ti sei messo in combutta con BUDDY il pappagallo? Sembrate due cospiratori a trafficare con carta e penna. Fate un poco vedere..state scrivendo una lettera? E’ meglio che la controllo, prima di finire nei guai… Ma cazzo e’ per Osama Bin Ladren? Siete impazziti?Vi siete giocati il cervello? Lo sapete che e’ l’uomo piu’ ricercato dell’Universo, che ha dichiarato guerra al nostro Mondo e vuole cambiarlo a sua immagine e somiglianza..opps mi stavo confondendo con le parole? Ma si’, siete incutiti, e’ evidente e non dovrei nemmeno meravigliarmi… ormai in questa casa siamo al delirio! Mi vien voglia di porre fine ai tuoi giorni..vabbe’ fatemi leggere..e poi anche tu pappagallo del menga..ti facevo piu’ intelligente quando eri sul mio sito e cambia colore che mi sembri un mare in burrasca..allora vediamo..
Egregio Mr. Osama Bin Ladren,
e’ da una vita che sentiamo parlare di lei e delle sue imprese che rendono questo nostro pianeta ancora piu’ agitato di quanto normalmente lo sia e poi speriamo che davvero lei esista e non sia solo un movimento sia per fare crollare i titoli in borsa che per romperci i coglioni nei nostri spostamenti perche’ siamo stanchi di arrivare 3 ore prima in aeroporto, di farci fare radiografie e di farci sequestrare la nostra lima per le unghie. Non c’e’ posto al mondo dove non si parli di lei, tanto che, se fosse un mitomane e secondo noi lo e’, ora dovrebbe essere talmente ingrassato da sembrare l’omino della Michelin. Se avessimo saputo prima di lei, della sua vita, delle sue aspirazioni, le avremmo scritto subito e forse oggi le cose sarebbero diverse. Peccato, perche’ sembra che molti la conoscevano e, pur sapendo di lei, non hanno fatto nulla per aiutarla a cambiare, per migliorarla almeno. Ma veniamo al dunque.
Ci ha stupito apprendere che lei proviene da una famiglia agiata, addirittura reale, dove sicuramente non le sara’ mancato nulla, ne’ soldi, ne’ comodità, ben diversamente da tanti suoi confratelli morti di fame. Ebbene, e’ proprio questa scoperta che ci ha dato molto da pensare. Doveva essere un giovane ricco e viziato che ora, diventato uomo (si fa’ per dire), spende cio’ che ha per far danni non avendo un cazzo da fare, oppure questo e’ conseguenza di un turbamento infantile del tipo..Caro Bin oggi niente cammello perche’ e’ a fare il tagliando e per andare a scuola ti fai il deserto a piedi. Chi lo sa? Qui ci vorrebbe uno psicanalista, ma dubitiamo che lei si renda disponibile per una esame, considerando i suoi numerosi impegni organizzativi, compreso quello di rintanarsi in tutti i buchi disponibili come una talpa, oppure spuntare improvvisamente come un pupazzo a molla per preannunziarci il suo terrore.
Lei ribattera’ che il suo e’ un atto di coscienza, un tocco divino, che ha abbandonato il lusso per passare alle grotte, agli abiti dimessi, alla barba incolta e alle bombe per il bene del mondo, ma a noi due non la racconta, sa? Sono un gatto moderno nato col computer sotto il culo io, mica un topino da nulla e il mio amico qui e’ un pappagallo con due ali cosi’ che era sul sito del mio onorevole padrone, mica un passerotto ed ha un cugino si chiama Buddy come lui, un gorilla con due coglioni tipo palle da bowling. Queste cose le lasci fare a San Francesco, che era uno che le cose le sapeva fare bene. Lei, solo perche’ ha qualche soldino e un po’ di parlantina non si puo’ approfittare della credulita’ della gente come un venditore di medicine miracolose alle fiere, e la smetta di buttarla giu’ cosi’ dura perche’ anche se potra’ inorgoglirla l’essere l’uomo più odiato al mondo, questo non fa di lei un pezzo raro e tanto meno speciale. Ce ne vuole per questo! Si guardi indietro a chi l’ha preceduta e vedra’ com’è finito, proprio in questi giorni si e’ celebrato il ricordo di quello che ha fatto. Non e’ bello e nemmeno serio, star li’ a promettere disastri sputacchiando tra i peli della barba, assieme a gente cosi’ timida da doversi coprire la faccia o forse e’ perche’ hanno le facce come il culo. Capisce o no che questo e’ circonvenzione d’incapaci? Per non parlare dei brindisi al successo delle sue imprese, che fanno inorridire anche noi animali, delle sue apparizioni sui campi d’addestramento a fare il fighetto col mitra, come faceva Saddam prima di sembrare un clochard. Ma dove cazzo crede di essere? Su di un pianeta tutto suo? Figuriamoci..ma non rompa i coglioni.
Non le piace questo, non le piace quello, vuole tutti come lei. E allora usi il buon senso, si batta si’ per la giustizia di quella che ritiene la sua gente, ma che sia giustizia vera e non si metta in politica per carita’, col rischio di peggiorare ancora di piu’. Cosa pensa, che siamo tutti uguali e che dobbiamo credere in maniera uniforme a quello che crede lei? Perche’ lo dice lei? Ma lei, che ci rappresenta? Il mondo arabo? Lo chieda al suo gatto o al suo pappagallo, sempre che ci siano animali come noi disposti a farle compagnia, e si rendera’ conto che lei non ha capito proprio un cazzo, ed inutile che ci imbonisca con sette vergini che ci aspettano.
Il mondo, quello reale, e’ della gente che vuole vivere e interpreta le parole del Dio in cui crede come un invito alla fratellanza e non alla violenza e alla prevaricazione. Gente che vuole migliorarsi e aprirsi, non rinchiudersi a pregare 6 volte al giorno col culo per aria, rinunciando ai beni della cultura e della scienza e nemmeno vuole rinunciare ai piaceri della vita…Ci siamo capiti, vero Bin Ladren? La sua e’ solamente una lettura arcaica e ottusa di un libro, un’interpretazione di comodo per il suo tornaconto e di pochi altri deliranti che con questo mondo non hanno nulla da spartire. Ma dobbiamo spiegargliele noi queste cose? Due animali?
Che ne e’ del vostro passato islamico ? Il suo è un pessimo esempio che poi trova emulatori che se la prendono anche coi crocifissi o con chi disegna vignette dissacranti..
E adesso non pigoli che la sua e’ una santa missione, che gli occidentali infedeli li deve eliminare per fare giustizia, per liberare il suo popolo dal giogo dei cattivi capitalisti e degli Ebrei oppressori. Queste balle le potranno bere i cultori della pace a senso unico e i preti che dal pulpito sventolano la bandiera dei disubbidienti e hanno le tasche piene di fiammiferi per riaccendere i roghi dell’inquisizione. Non parli di liberta’ agli Islamici, quando e’ proprio la sua dottrina che li priva della liberta’, quella di pensare. Lei non sa nemmeno cos’e’ la liberta’ perche’ lei stesso non e’ libero e nemmeno i suoi integralisti lo sono, ma prigionieri della peggiore ignoranza, quella di chi non vuol sentire e vedere. La liberta’ non e’ solamente una condizione esteriore, ma intima, che sta nel cervello e nel cuore e che, assieme alla cultura, distrugge le differenze e con esse il potere economico che crea popoli ricchissimi ed altri poveri in canna, sia esso degli occidentali che dei vari rais, sceicchi e mullah e allah ben dhur.
Noi, da animali liberi ancor piu’ degli umani, crediamo che personaggi come lei non fanno paura solamente per la loro crudelta’, per l’ostinazione che mettono nelle loro ossessioni, ma anche perche’ gli uomini hanno bisogno del diavolo, incapaci come sono di comportarsi bene anche senza temere l’inferno e poi a noi animali piace il caldo. Ma pensiamo anche che tipi come lei passano, la storia stessa li supera e li archivia lasciando solo un nome su qualche libro, tanto per ricordare ai giovani che nell’umanita’ può esserci anche qualche stronzo di troppo. Quindi, si ravveda e getti il kalashnikov alle ortiche, si rada la barba e si faccia riprendere da Aljazeera mentre sorridente raccoglie un mazzo di fiori. E che non siano papaveri, per favore!
Nell’attesa di una sua risposta che gradiremo meno violenta possibile, le inviamo distinti saluti.
F.to: MAO e BUDDY
Minchia siete stanchi di vivere, ragazzi? Scrivete queste cose ad uno che ammazza all’ingrosso e poi se ne vanta in TV? Qui finisce male, quello con voi si fa un paio di ciabatte per casa e un ventaglio per il caldo. Vi annoterà nella sua lista nera e vi servirà la scorta anche per andare a far pipi’. Dite che quando avete qualcosa sullo stomaco non riuscite a tenervela? Vi capisco pero’, capita anche a me. Sapete che vi dico? Il francobollo lo metto io e pure prioritario..



Ifigonia in Culide (prefazione)


Questa e’ la prefazione dei prossimi due post della parodia della tragedia di Ifigenia in Aulide.. Ovviamente io vedo alla mia maniera quello che a scuola ci hanno propinato e su cose pesanti del tipo Ifigenia in Aulide ho cercato la parte che quasi tutti hanno interpretato o quantomeno letto nei vari atenei, nel mio caso trasformata in Ifigonia in Culide, la fine sara’ la stessa ma la trama leggermente modificata e per non perderne le tracce la posto qui per la terza volta , ovviamente e’ meglio partire dalla prima parte..per i puristi ricordo che al tragedia greca era ambientata in un accampamento greco in Aulide, le barche erano bloccate a causa di bonaccia (non e’ la belene ma la mancanza di vento). Dovevano recarsi a Troia (non e’ la stessa ma la citta’), ma l’indovino Calcante disse la cazzata che solo sacrificando alla dea Artemide una figlia di Agamennone..appunto Ifigenia (Ifigonia per me) sarebbero tornato i venti (per me scorregge nel successivo trattato). La storia continua con Agamennone che convinto da Odisseo chiama la figlia che non era presente in Aulide e le dice di venire (nel mio trattato il venire non era “moto a luogo” ma godimento australe), perche’ lei avrebbe dovuto sposare Achille. Poi sto pirla di Agamennone si pente e rimanda un altro messaggio (fax nel mio caso) dicendole di fermarsi..ma ci stava sempre il coglione di turno intercettatore, Menelao (nel mio trattato mene lao le mani). Nel contempo Ifigenia e la madre Clinnestra piu’ il piccolo Oreste..arrivano per le presunte nozze. A quel punto la verita’ viene a galla e quindi sia Ifigenia che Clinnestra si incazzano di brutto e pure Achille si incazza nel conoscere che il suo nome era stato usato per far cadere in trappola l’Ifigenia e minaccia vendetta tremenda vendetta. Ma la buona Ifigenia decide di sacri.fica.rsi per il bene dell’esercito, a dimostrazione che oggi non ci sono piu’ le donne di una volta…la fanciulla quindi si appresta al sacrificio e scompare ma..sara’ sostituita da una cerva che la dea Artemide ha mandato per salvare la fanciulla..nel mio trattato vedrete invece come finira’.. ovviamente saranno coinvolti molti principi e insomma questa interpretazione e’ passata negli anni da matricola a matricola ..come ultima nota io ho dovuto studiarmi a memoria tutta quanta la commedia ed avevo l’alternativa o recitare o pagare il testimone facendo tutta la camerata nudo in ginocchio passando su noccioline e una candela accesa nel culo..in caso di spegnimento si doveva rifare il percorso ..come difficoltà di mantenere accesa la candela si passava da tre punti del percorso dove ci stavano i pisciatori che tentavano di spegnere la candela… quindi il mio ruolo interpretativo e’ stato quello del principe Allah Ben Dhur.. a voi la lettura di Ifigonia in Culide..senza perdere di rispetto Ifigenia in Aulide..

Trama..per chi non ha tempo per leggere la parodia goliardica che si svolge nella Reggia di Corinto nel 69.a.c., Viene emesso un bando per i vari principi pretendenti al talamo nuziale con la principessa IFIGONIA..
I personaggi sono ..
ALLAH BEN DUR, (primo pretendente)
DON PEDER ASTA (secondo pretendente)
UCCELLONE ,Conte di Belmanico (terzo pretendente)
KITO HITO ,Samurai (quarto pretendente)
ENTER O’CLISMA (Gran Sacerdote),
IN MAN LAH (Gran Cerimoniere),
BEL PISTOLINO (Elefante Sacro),
IL RE DI CORINTO (sfortunato padre di Ifigonia)
IFIGONIA (la principessa).
I 4 pretendenti dovranno risolvere degli indovinelli, solo uno di loro e non dico chi risolvera’ l’indovinello, ma la sfortuna vuole che per incidente accorso, il vincitore fosse privo dell’attributo..al che Ifigonia incazzatissima strappa le palle al genitore e mette fine ai suoi giorni buttandosi nel cesso, al suo sposo il compito di tirare la catena.
Questo dramma e’ stato edito assieme ad una raccolta di commedie, ballate e sproloqui dalla casa Editrice Punto di Torino e fa parte dei testi che tutti i goliardi conoscono..
Cito testualmente quanto noi avevamo inserito nella prefazione del trattato….
i nostri vecchi ci hanno insegnato a dividere pane e sale e ci hanno dato le gambe per incamminarci. Ed il cuore. Oggi ci mandano il vaglia delle loro trepidazioni. Noi purtroppo non possiamo rendere molto di quanto ci hanno dato..se non il dottorato della nostra infinita gratitudine. Essi, poveri vecchi, ci hanno perduto…come l’albero perde il suo frutto. Essi, ansiando, prima di vederci incamminare, hanno voluto insegnarci la strada per vederci andare con moto piano sublime. Hanno anche rinunciato, e noi paghiamo il prezzo di quel loro volere risparmiare il pianto di Adamo.
Non vi e’ tranquillita’ per noi..se non quella che il mondo possa offrirci. I Goliardi nei secoli. E se poi nulla di questo fosse vero? Accetteremmo. Come quando la nostra ragazza ci lascia e piange perche’ ci vuole ancora bene e noi, dopo, la onoriamo di fiori. Per non lasciarla sola, Infatti “puella cum sola cogitata male cogitat” e noi vorremmo dirle “Nec possum tecum vivere nec sine te”. E dopo? Noi resteremmo cosi’, Fino a quando “movend sunt coeli et terra”.

UN PRINCIPE DELLA GOLIARDIA.

Ifigonia in Culide (parte prima)

Reggia di Corinto, Vastissima sala da trono – anno 69 a.c.

ATTO PRIMO

SCENA:

Le porte sono spalancate per dare accesso al popolo Entra il gran cerimoniere.

Gran Cerimoniere:

O popolo bruto, su snuda il banano

non vedi che giunge l’amato sovrano ?

Il Sir di Corinto, dal nobile augello

qual mai non fu visto più duro e più bello.

Il sir di Corinto dall’agile pene

terrore e ruina del fragile imene;

il sir di Corinto dal cazzo peloso

del cul rubicondo ognora goloso.

O popolo invitto, in gesta d’amore

s’affermi il Sovrano più caro al tuo cuore.

Rendiamogli omaggio nel modo migliore,

offrendogli il culo delle nostre signore.

Popolo:

Noi siamo felici, sappiategli dire,

che tutto al Sovrano c’e’ grato d’offrire.

Le nostre consorti facciam preparare

in modo che a turno le possa inculare.

Noi siamo felici, noi siamo contenti

le chiappe del culo porgiam riverenti,

che al nostro gentile e amato Sovrano.

rimanga gradito il buco dell’ano.

(Entra il seguito della Corte. Le nobili dame hanno le parti del corpo desiderabili leggermente velate.

Il Re, con noncuranza, tocca di tanto in tanto le forme delle damigelle più carine.)

Re :

O sudditi amati. io resto confuso!

Il turno dei culi che offrite per l’uso

sarà più gradito al regio mio cazzo

che mai troverebbe migliore sollazzo.

La gioia che mi dai o popolo e’ si grande

che già l’uccello regio distende le mutande.

Per mio regal decreto sarà da stamattina

distribuita ai poveri gratis la vaselina:

che al fine permetta, finche’ lo vogliate,

di fare nell’ano gloriose chiavate.

Voglio sian compensati i sudditi fedeli:

il cul pigliate pure, ma state attenti ai peli.

(Segni di giubilo)

Cerimoniere :

Adesso fuori dai coglioni

per lasciar posto ai Principi e ai Baroni.

Ai Principi e ai Baroni e ad Ifigonia bella

che sospirando brama l’ardor d’una cappella.

Coro delle vergini (Danzando):

Noi siam le vergini dai candidi manti,

siam rotte di dietro, ma sane davanti;

i nostri ditini son tutti escoriati,

a furia di cazzi che abbiamo menati.

Nell’arte sovrana di fare i pompini

battiamo le troie di tutti i casini;

la lingua sapiente e l’agile mano

dan gioia e sollievo al duro banano.

Ifigonia :

Padre mio, padre mio.

sono presa dal desio.

Ho già un dito che fa male

per l’abuso del ditale;

ho la fica che mi tira

come corda di una lira

sto soffrendo atroci pene

del prurito dell’imene,

nella fica ho persin messo

la manopola del cesso

mi ficcai nella vagina

la più grossa colubrina;

mi son messa dentro il buso

sino il cero di Caruso;

mi piantai nel deretano

cinque dita, e la mano.

Credo giunto sia il momento

di donarmi un Reggimento

che non sappia manovrare,

ma sia lesto nel montare;

nella fica anelo tanto

d`appagarlo tutto quanto…

me la sento rovinata

senza averla adoperata.

Padre mio si forte e bello

ho bisogno di un uccello:

d’un uccello di nobil schiatta

che mi sballi la ciabatta,

di una fava grossa e dura

che ricrei la mia natura.

Manda un bando per il Regno,

sia trovato uccello degno

che finisca le mie pene

spalancandomi l’imene.

Padre mio se non mi sposo

moriro’ senza quel Coso.

Re :

Giuste sono le tue brame, o figlia bene amata,

s’io padre non ti fossi, di già ti avrei chiavata.

Con la regal consorte, tua madre la Regina,

n’ho fatte diciassette soltanto stamattina.

E se alle mie brame non ponessi un freno

non passan tre minuti che il bandolo mi meno.

Vedendo tanti culi di Principi e Baroni

mi sento un gran prurito nel fondo dei coglioni.

Popolo :

Noi siamo felici, noi siamo contenti

si rizzano i cazzi tuttora pendenti.

Madama Ifigonia soave e pudica

già sente prurito nell’inclita fica.

O Giove possente, che Venere bella

le faccia gran dono di tale cappella:

che il culo le rompa, le rompa l’imene

e infine la tolga da tutte le pene.

Sia pago il desio alla vergine cara

meniamoci il cazzo in nobile gara.

(Tutti eseguono)

Ifigonia (rivolta al popolo):

Quanta fava, quanta fava.

ma perche’ nessun mi chiava?

Su donatemi un uccello,

un uccello lungo e bello:

nella fica e poi nell’ano

che mi entri piano piano.

Ho gran voglia di godere

ve lo chiedo per piacere.

Deh non fatemi soffrire

ve lo pago mille lire.

Re:

Udendo le tue giuste e oneste aspirazioni,

d’orgoglio mi ribolle lo sperma nei coglioni:

con animo commosso, vedo tra i bianchi veli

spuntare nere le punte dei tuoi peli.

Non voglio che si sciupi tanto lavoro mio,

con sforzo, forse, potrei chiavarti anch’io.

Il sacerdote venga, si appresti al sacrificio:

Enter O’Clisma tosto ne tragga lieto auspicio.

Cerimoniere :

S’avanzi Enter O’Clisma, il Sacerdote,

dal culo più vezzoso delle gote.

Sacerdote (entrando) :

Al Sire di Corinto, Signore degli Achei,

auguro cazzi in culo non men di trentasei.

Re:

Al Gran Sacerdote, d’ogni rispetto degno

venga dato, in omaggio, un bel cazzo di legno.

Gran Sacerdote :

La tua proposta, o Sire. mi rende il cuore gaio.

pero’, l’avrei più caro di ben temprato acciaio.

Popolo :

Noi siamo felici, noi siamo contenti,

prendiamo l’ucccllo ben stretto tra i denti,

che al Gran Sacerdote quel cazzo d’acciaio,

il culo gli renda siccome un mortaio!

Gran Sacerdote :

Sono corso immantinente alla regal chiamata

lasciando quasi a mezzo la solita chiavata.

Pazienza! Se il ciel non me lo lega,

mi rifaro’ di certo con una bella sega.

Esponi il tuo desio, o gran Sire venerando,

in fretta, te ne prego, non vedi come bando?

Re:

Alla mia amata figlia, la pallida Ifigonia,

da qualche tempo, prude la rorida begonia.

O Sacerdote sommo, chiuditi in sacrestia,

prendi l’uccello in mano e fanne profezia!

Gran Sacerdote:

Eseguo senza indugio i tuoi detti, o Signore,

augurandoti in culo cazzi sessantanove.

(il Gran Sacerdote esce da destra…)


Ifigonia:

Padre mio, padre mio,

questa volta l’avro’ anch’io.

Sospirando quel belino

voglio farmi un ditalino,

domandandovi permesso

vado a farmelo nel cesso.

(Fa per avviarsi)


Re (trattenendola):

Rimani, o sconsigliata; il padre tuo diletto

innanzi al popolo tutto ti grattera’ il grilletto,

mentre il Cerimoniere, memore del mio pegno,

mi inculera’ di dietro col suo cazzo di legno.

Se con le bianche mani mi tiene su i coglioni

vedrai nella mezz’ora quaranta polluzioni.

Popolo :

Noi siam felici, noi siam contenti,

il re che L’ha duro in tutti i momenti;

seguiamo l’esempio del caro sovrano.

facciamoci forza, pigliamolo in mano!

Gran Sacerdote (entrando) :

Nel libro del futuro ho aperto uno spiraglio

rompendo un culo vergine col mio peloso maglio;

Re:

I detti tuoi sapienti sian rapidi e fatali

come fuor dell’ano i nodi emorroidali.

Gran Sacerdote :

Seguendo il tuo consiglio o re buono e sapiente,

misi L’uccello duro sopra un braciere ardente,

lessai il coglion sinistro, ne bevvi poscia il brodo,

grande e divino auspicio traendone in tal modo:

questa e’ la frase magica che ho letto nel librone:

“Nessuno vada in figa se privo di goldone,

e che in figa a Ifigonia nessun metta l’uccello

se prima non si svela l’arcano indovinello.

Tra i principi del sangue dal bel tornito uccello

bandito sia il concorso con un indovinello,,.

Cerimoniere (al popolo) :

Toccatevi i coglioni, se li avete.

perche’ vedo transitare un prete.

(Tutti si toccano i coglioni, e Ifigonia, che non li ha, con una mano tocca

con leggiadria ed amore le grosse palle del Sovrano, ed esegue… con

l’altra, seduta su di un orinale)

ATTO SECONDO


SCENA:
La stessa sala. Sono presenti i principi pretendenti di Ifigonia con il loro seguito, in esecuzione alla profezia di Enter O’Clisma. I pretendenti si presentano.


Hallah Ben Dur :

Superando monte e valle

v’ho portato le mie palle;

e riempio un gran mastello

con il brodo del mio uccello.

Don Peder-Asta :

Sarete delusa di tutti sti doni

guardando d’Oriente i gloriosi coglioni:

ho riempito quattro stalle

col sudor delle mie palle!

Uccellone, Conte di Belmanico :

O fulgida stella, o figlia del Re,

deh guarda il dono portato per te!

Ho riempito una caserma

solamente col mio sperma.

Spiro Kito:

Io sono Spiro Kito,

dalle palle di granito.

Ho creato un nuovo lago

col prodotto del mio mago.

Cerimoniere (impaziente) :

Si avanzino separatamente i pretendenti

fate largo, e al culo state attenti.

Hallah Ben Dur :

Io sono Hallah Ben Dur , dal poderoso uccello,

e dall’Arabia vengo a dorso di un cammello.

Il viaggio fu si lungo e percorso senza tappe

che per lo strofinio mi bruciano le chiappe.

Ed or, giunto alla fin di questo mio viaggio.

ho piedi, fava e culo che puzzan di formaggio.

Rinunciai in Bagdad a un favoloso ingaggio

spronato dal desio di misurarti il raggio;

il raggio della fica. o dolce Principessa,

perche’ ardo dal desio di romperti la fessa.

Sul dorso di un cammello so far mille esercizi,

infransi più d’un culo all’ombra dei palmizi.

Le mie palle lucenti, senza badare al puzzo,

sembrano per il volume le uova di uno struzzo.

Son bruno, ardito, forte, devoto mussulmano

e dall’Arabia tutta certo il miglior banano.

Con L’aiuto d’Allah sciorro’ l’indovinello

e deporro’ ai tuoi piedi il mio abbronzato uccello.

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segue la seconda parte

Ifigonia in Culide (parte seconda)


Ifigonia (leggendo):

Si dice che un giorno un cortese prelato

avendo per via un capro chiavato

s’accorse più tardi che l’estro di maggio

rendealo padre di un ibrido paggio.

Cerimoniere:

Se non rispondi nella settimana

faro’ del tuo scroto una sottana.

Hallah Ben Dur :

Non so… quel prelato…

se un capro ha chiavato…

io penso con duolo

che ha preso lo scolo.

Popolo (facendo scongiuri):

Noi siamo infelici, noi siamo scontenti,

ti secchino il cazzo i nostri accidenti!

S’affloscian gli uccelli in segno di duolo

quel testa di cazzo ci parla di scolo.

Cerimoniere:

Il primo pretendente e’ bello e fritto,

venga il secondo con l’uccello dritto.

Don Peder-Asta (al Re):

Palpita il cuore mio per tale lieto evento!

t’auguro cazzi in culo settecento!

Sono principe e barone, signor del Mozambico

e rompo fiche e culi col mio prestante fico;

vi dico per sicuro, che ho sempre il cazzo duro

ma di mente molto fina,

viaggio sempre con vaselina.

Son Principe di sangue, son nobile spagnolo

che per poter fottere, mancando il protargolo,

uso il preservativo. per non subire l’onta

di prendere lo scolo all’atto della monta.

(Ifigonia. provocatissima, scopre le anche, porgendo la fica alle labbra del Grande di Spagna).

Ifigonia :

O Principe sapiente, venuto ai miei pie’.

da quanto tempo pensi non uso più il bide’ ?

Don Peder-Asta :

Se il fiuto non m’inganna,

o mia adorata fata,

io debbo dirti che

non ti sei mai lavata !

Popolo (incazzato):

Noi siamo infelici, che fan sti coglioni?

Lo sanno gli Svizzeri dei Quattro Cantoni

lo sanno le troie, lo sanno i lenoni,

lo sanno persino i nostri coglioni.

Fu il dì di Giunone, con mossa pudica,

che madonna lfigonia lavossi la fica.

Coi suoi venti chili di augusto formaggio

fu fatta una palla di un metro di raggio.

Al Prence sia data la pena infamante

di prenderlo in culo dal Sacro Elefante.

Cerimoniere :

Del Popolo sian tosto eseguiti i voleri:

venga Bel Pistolin coi suoi venti staffieri!

Quaranta frombolieri intanto, piano piano,

L’aiuteranno un poco col palmo della mano.

E nel caso imprevisto che non gli venga duro,

gli fregheran con garbo la punta contro il muro.

(Entra Bel Pistolino, dando evidenti segni di giubilo: la scena si svolge alla presenza del popolo)

Popolo :

Pompa. pompa come un mulo

fagli tremare le chiappe del culo.

Daglielo duro, sburagli mollo,

fagli tremare le vene del collo.

Cerimoniere:

Il secondo campione e’ liquidato,

sia almeno il terzo Prence il fortunato.

Uccellone :

Sono il nobile Uccellone,

sono conte e son barone,

chiavo donne a buon mercato

col mio cazzo fortunato.

La mattina appena desto

me lo meno lesto lesto,

poi mi sparo, a colazione,

qualche rapido raspone.

Prima ancor di mezzogiorno,

nobil donne del dintorno

fanno a gara, porco zio,

per provare il cazzo mio.

Quattro seghe a mezzogiorno

non fan male per contorno.

Verso sera per divario

rompo qualche tafanario,

alternando col pompino

la chiavata a pecorino.

Se son stanco, verso sera,

chiavo sol la cameriera.

Sulla punta del mio pene

non si contan le flittene.

Vedi, bando come un mulo

alla vista del tuo culo.

Ifigonia:

Sai tu dirmi il mistero della sfinge,

la quale prima caca e dopo spinge?

Uccellone :

Mi riesce, Ifigonia, la tua parola oscura.

il cazzo già mi suda di pallida paura.

ll Ciel mi fu avverso, ignoro il mistero;

mi mette terrore un nero pensiero!

Già vedo il mio culo sfondato all’istante

dal cazzo tremendo del Sacro Elefante!

Gia sento roteare in rotto e alterno moto

i possenti testicoli entro il peloso scroto.

Ho nel fondo del cuore una puntura sorda

come una dozzina di piattole che morda.

Conobbi una fanciulla dalla parola oscura,

mi sento tremebondo,preso dalla paura.

Re (sdegnato):

Tu che, fra tanti, brami la mano di mia figlia,

col culo pieno d’aglio farai le Mille Miglia.

Cerimoniere :

Tosto venga eseguito del Sovrano il volere:

si porti senza indugio d’aglio un gran paniere.

(Uccellone scoppia in una gran risata).

Re:

Tu ridi, sconsigliato, davanti al gran travaglio
di far la Mille Miglia col culo pieno d’aglio?!

Uccellone :

Mi fate solo pena o poveri coglioni,

che’ per riempirmi il culo ne occorron tre vagoni.

Col culo pieno d’aglio, novello errante ebreo;

io freghero’ in volata la rossa Alfa Romeo.

Cerimoniere :

Sian tosto eseguiti i comandi del Sire,

col cul pieno d’aglio ei deve finire.

Ifigonia (piangendo):

Addio mio Bel Manico nobil Signore,

a perder il tuo cazzo non si rassegna il cuore.

Non hai colpa veruna, se con l’uccello dritto

giammai non scandagliasti la Sfinge dell’Egitto

se solo in mille fiate, alla tua chioma fulva,

s’intrecciano tenaci i peli della vulva.

Re :

Non piangere Ifigonia, lustro dei peli miei,

sii paziente e devota ai detti degli dei.

Cerimoniere :

Il terzo, a quanto pare, e’ bello e fritto,

s’avanzi il quarto, col banano dritto.

(Il Principe Spiro Kito, figlio del Sol Levante, si avanza nei paludamenti di Gran Samurai.)

Spiro Kito:

Il Regno di Budda manda il mio cuore,

io vengo dal Regno del mandorlo in fiore.

Son Duca d’Oriente, nomato Spiro Kito,

ho il cazzo si duro che par di granito.

Ancora bambino, giostrando da pazzo,

sembravo potente nell’uso del cazzo;

potente a tal punto. sebbene maschietto,

da farmi pensare a tenzoni da letto.

Poi vinsi il primato persin nei casini,

campione invitto di fiche e pompini;

tal che le ragazze, godendoci anch’esse,

s’offrivan per nulla, le povere fesse.

Un’unica volta, una donna di rango

negommi convegno nel giro di un tango:

l’attesi, e quando s’offri l’occasione

le roppi il culo con uno spintone.

Cosi la mia fama varcando le mura

di questa, diciamo, casa di cura,

giungea alle bimbe di buona famiglia

dove la madre, più bon della figlia,

cullava L’uccello con docile mano

per fare alla figlia rompere l’ano.

Or passo all’azione, domanda Signora

qualsiasi indugio va a danno dell’ora.

Popolo :

Noi siamo felici e non siamo sciocchi

questo senz’altro e’ un cazzo coi fiocchi.

Spiro Kito:

Io vengo dal paese dei mandrilli

dove si va nel culo pure ai grilli.

Son figlio del Giappone, Spiro Kito,

ed ho un paio di coglioni di granito.

Facciamo presto con le spiegaziohi,

che’ e’ tempo di sbrodar nei pantaloni.

Ifigonia :

Eravi un eremita a Poggibonsi

che non cacava, e non faceva stronzi;

or sai tu dirmi, quando ei ruttava,

ai suoi fedeli che impressione dava ?

Spiro Kito:

A tanto indovinello una risposta sola:

quell’eremita avea il retto nella gola.

La storia già ci parla del Principe Gargiulo

il quale avea la faccia che somigliava al culo.

Son più che certo, e posso dirlo lieto,

all’eremita un rutto, puzzava come un peto.

Il Cerimoniere apre la pergamena e approva. Il Re s’avanza, congiunge le mani dei due giovani Principi sanzionando l’unione, mentre il popolo e gli astanti si inginocchiano in religioso e muto ringraziamento agli Dei e le vergini innalzano al cielo il loro tenue canto.

Vergini :

O Venere buona, o Venere bella,

provvedi noi pure di dura cappella

e come a lei, Principessa ed amica,

ci capiti in dono l’uccel nella fica.

Re:

Un principe che ha tanto di cervello

ragiona certamente con l’uccello.

Per Ifigonia mia, devota e grata

ecco la fava tanto sospirata!

Sii degna dell’uccel che t’ho donato

non obliando i fasti del Casato:

la grande Filiberta. illustre e saggia,

il culo s’incendio’, con l’acqua ragia,

preferendo la morte al nero duolo

di curarsi lo scol col protargolo;

Vulvina Bartolino, sua germana,

che arrossiva sbucciando una banana,

in un momento di furor demente

s’uccise con lo sperma di un serpente.

La nobil Filiconia, tua bisava,

sempre in lizza nel gioco della fava,

mori’. vetusta d’armi, in un bordello

col cuore trapassato da un uccello.

Ifigonia :

Il sorriso della fica,

la mia gioia alfin vi dica.

Son contenta. son beata.

che’ alla fin saro’ chiavata.

Ma vi giuro sugli Dei

di pensare ancora ai miei:

tanto al Re che alla Regina.

quando m’alzo ogni mattina;

con il segno del littorio,

ed a mamma l’originale

Dunlop, cazzo artificiale.

Popolo :

Noi siamo felici, noi siamo contenti

s’innalzano i cazzi di gioia frementi:

porgiamoci tosto il culo di sponda,

L’uccello del Prence di gioia c’inonda.

Vergini:

Noi siamo le vergini dai candidi manti,

s’intrecciano i cazzi, s’innalzano i canti;

il grande fattaccio ci dona gaiezza

e per la gran gioia tagliamo la pezza.

S’intreccian le danze, s’innalzano i canti,

per farci chiavare useremo i guanti.

Lasciamo le seghe, lasciamo i pompini,

lasciamo un istante i bei ditalini;

E’ giorno di festa, l’azzurro pervinca

mettiamo all’occhiello del muso di tinca;

seguendo l’esempio del popolo intero,

un grosso banano ci laceri il velo.

Cerimoniere:

Per celebrare l’evento risuoni nella Reggia

in segno di giubilo. almeno una scorreggia.

ATTO TERZO

SCENA: La camera nuziale. Nei quattro angoli, quattro bidet dove bruciano profumi. Nelle pareti bracieri accesi.

Pezze di marchese sparse. In fondo, un water closed con catena d’oro. Ifigonia e Spiro Kito giacciono sul talamo.

Ifigonia:

O amato Spiro Kito. Prence e Samurai,

il tempo passa e non mi chiavi mai!

Spiro Kito:

Desisti, o Principessa, dal chieder spiegazioni

non vedi che cominci a rompermi i coglioni?

Ifigonia :

Fammi vedere le palle di solido granito,

fammi toccar l’uccello almeno con un dito;

che brami Spiro Kito dalla tua dolce amica,

vuoi farmi il culo o ripulir la fica?

Spiro Kito:

C’e’ una cosa, Ifigonia, che ancora non t’ho detto,

un segreto terribile che freme nel mio petto.

Ifigonia:

Oh parla Spiro Kito, mio divino,

t’ascolto col canal di Bartolino.

Spiro Kito:

Un giorno, or son quattr’anni,

soffrendo per un callo

stavo prendendo un bagno

nel Grande Fiume Giallo,

e, come fanno i nobili Signori.

io giravo in culo a paggi e valvassori.

Quand’ecco passa altero un bonzo di Kul-Su’.

col quale ero si amico che ci davam del tu,

ed egli mi propose, con sordido cinismo,

di fare nel suo culo un giro di turismo.

Altra cosa non volli, e, come un folle toro,

soffiando, a capo basso, glielo ficcai nel foro.

Ma, a quell’infame bonzo, nel nero tafanario,

albergava da tempo un verme solitario,

che mentre io mi godea il morbido budello

mi si mangio’ pian piano la punta dell’uccello.

Il Prence Spiro Kito, per questo caso strano,

possiede ancor le palle, ma e’ privo di banano;

ed or mia diletta, quando vuol godere,

non ha altra risorsa che il buco del sedere.

Vedi, mi fai pentire d’esserti vicino,

per placar le smanie fatti un ditalino.

Or non e’ il momento di fare una chiavata,

il cane pechinese proceda alla leccata.

Passata da tempo e la mala avventura,

che tolsemi il membro di madre natura!

Ed or per il tuo bel sesso gentile

io dunque t’ho fatto un Pesce d’Aprile.

Io sono impotente, in caso si bello;

in modo assoluto mi manca l’uccello.

Non godo di dietro a modo di prete.

E’ noto che il prete modello e perfetto.

privato dell’uso di maschio uccelletto,

se preso da brama di ibrida voglia

qualunque desio nel culo convoglia.

Ifigonia:

E vero che i preti, a quanto mi dici, I

prendendolo a tergo si rendon felici,

ma molti son quelli. lo provano i fatti

che in barba alle leggi si chiavan da matti.

D’esempio sia al mondo, per detto Egiziano,

di Cesare invitto l’uccello sovrano.

Ignobile fellone, vil traditore,

la nobile Ifigonia getti nel disonore.

Fui vittima innocente di un infame tranello;

il verme divorarti potea cuore non uccello.

Crudele e perverso mi e’ stato il destino,

scegliendo a consorte per me un culatino.

Spiro Kito:

Tristi giorni un dl trascorsi con i resti dell’uccello

mi chiusi in una torre sovrastante il mio castello,

tristi notti solo. mesto, tutto avvolto nei neri veli

mi strappavo ad uno ad uno

bestemmiando tutti i peli.

Dieci giorni, dieci notti. solo, muto come un reo,

mi pelai tutto lo scroto con l’accluso perineo.

Dieci notti, e quand’ebbi

manco un pelo sul coglione,

senza L’ombra di un conforto

mi gettai giu’ dal balcone.

Fu un istante…

giunto al suolo dileguossi il mio tormento,

per dar luogo ad uno strano novello godimento.

Volle il cielo, assai benigno, che nel rapido

mio giro, io cadessi con il culo

sull’uccello di un fachiro,

che da circa quarant’anni meditava sotto il muro

scarno, muto, impassibile, con il cazzo sempre duro.

Benedetto sia per sempre

quell’uccello e quel momento

che la porta disserrommi al soave godimento.

Da quattr’anni sempre in viaggi

per città, paesi e corti,

io di uccelli assai ne ho presi:

lunghi. grossi, dritti e storti,

bianchi, neri, rossi e gialli, prepotenti e timorosi

malmenati stranamente, tatuati e rumorosi.

Ifigonia:

Giove mio, Giove mio,

perche’ mai non chiavo anch’io?

Perche’ scrisser nel libro del destino

che andar dovessi sposa a un culatino?

Spiro Kito:

Ferma i tuoi detti alteri, o Ifigonia e basta;

rispetta, se non l’altro, l’arte pederasta.

Vedo che tu le gioie non sai dell’intestino

te lo dice un esperto e vecchio culatino.

Re (entra con una scatola in mano) :

Ho sentito rumore dalla stanza vicina,

state cercando forse la vasellina ?

(Ifigonia, furiosa per la delusione subita, si avventa sui coglioni paterni.)

Ifigonia :

Anche la vasellina, nuovo scherno,

o padre snaturato. va all’inferno.

Ora ti mangio il destro e poi il sinistro,

e sta certo che neanche il dio Calisto,

se pieta si prendesse del tuo guaio,

te ne potrebbe far un altro paio.

Castrato sei e se vorrai godere,

falle anche tu col buco del sedere.

Re:

Accorrete Cortigiani, Duchi, Principi Baroni,

Nobiluomini, Visconti dai ben solidi coglioni,

voi pulzelle, maritate, nobil Dame. Castellane,

che battete di gran lunga le piil celebri puttane,

tralasciate le chiavate, i rasponi ed i pompini

sospendete un sol momento i consueti ditalini.

Ifigonia, la sovrana, accecata dal dolore,

si mangio’ le rosse palle dell’augusto genitore.

Addio vergini belle. che lasciaste L’imene

sotto la forte punta del mio robusto pene.

Addio peli rosati di donne e di bambini,

addio lingue sapienti maestre di pompini,

addio nobile uccello, piega da questa sera

la grossa audace testa, un giorno tanto altera.

Finite son purtroppo le giostre e k tenzoni

che finora facesti per mezzo dei coglioni.

Addio nobile uccello un giorno tanto grande,

da giungere alle stelle con poderoso glande,

Signore della vulva. terrore dello sfintere,

che mille e mille volte furente come un toro,

dilaniasti le ceste giungendo nel piloro;

che mille e mille volte, con mosse agili e strane,

metteste a repentaglio le trombe falloppiane.

Tu, che mai cedesti a seghe ed a pompini,

stavolta fosti vittima di due denti canini.

Dormi! Da questa sera sars tuo cimitero,

in segno di cordoglio, un sospensorio nero.

Da oggi tu, negletto, starai nelle mutande,

non piùl le tingerai con il possente glande.

Morire ben dovevi in nobile tenzone

e invece, miserello, moristi da coglione!!!

Avrei bramato di perdere anche il cazzo,

ma perderlo da prode nel gioco del rampazzo.

(Il Re si apparta piangendo)

Cerimoniere :

Ti sarà dato il trattamento duro

d’esser legata con la fica al muro.

Il popolo sfilera’ e tu con l’ano

farai da monumento vespasiano.

Ifigonia:

Sognavo un cazzo forte da bambina,

percio’ pregavo Giove ogni mattina,

che’, come un giorno avvenne per Enrica (mia sorella)

potesse capitarmi nella fica

un poderoso e ben tornito cazzo

per farmene per sempre il mio sollazzo.

Cosi non fu! E la Giustizia grande

che gioia e pur dolore in terra spande.

volle che fossi, per crudel destino,

moglie di un detestato culatino!!!

Addio per sempre, Spiro Kito sposo,

mi butto pel dolor nel water closo.

Tu porrai fin, ti prego, alla mia pena,

tirando lentamente la catena.

Prima che qualcuno possa trattenerla, Ifigonia si getta a capofitta nel water closed. Spiro Kito, ubbidendo ai suoi ultimi voleri, tira lentamente la catena.

(Tutti si inginocchiano pregando, mentre una salva di scorregge saluta la moritura.)

CALA LA TELA

Deligere oportet quem velis diligere


Deligere oportet quem velis diligere

(bisogna scegliere chi si vuol amare)

E’ sempre festa quando crediamo

e difendiamo la vita,

quando Ti ringraziamo

per quanto gia’ abbiamo,

quando sappiamo metterci

in ascolto della tua parola,

quando siamo in aiuto

a chi ne ha bisogno,

quando dividiamo

le nostre gioie con gli altri,

quando la speranza guida

le nostre giornate ed azioni,

quando sappiamo credere

che ci sia qualcuno dentro di noi

che ci sa comprendere

che ci indica la via

che ci spiega perche’ stiamo sbagliando,

quando ti riconosciamo come amico

come insegnante, come amante,

e condividiamo il tuo silenzio,

che ci fa capire e nasci dentro di noi

e per noi ogni giorno e’ festa con te dentro…

Resta dentro ..

Editoriale


Ebbene si.. utilizzo il blog per riflessioni di carattere leggero o sociale, per condividere esperienze personali o per consigli tecnologici e davvero cerco a volte una strada, non per altri, ma per me stesso, leggasi recentemente l’anacronistico gatto MAO alternativo ai soliti fatti che capitano quotidianamente in chiave leggermente satirica.
Fondamentalmente pero’ mi piacerebbe anche presentare l’uomo come un formidabile miscuglio di pensiero ed azione perche’ considero che dall’immaginazione nasca la realta’ in quanto voluta e costruita dall’uomo che ha in se il seme della verita’, la sua verita’ anche nel parlare in terza persona non disdegnando magari sacre scritture e al di la’ del senso religioso e senza prendere posizioni ed offrire spunti interpretativi per chi scrive sorprendenti e altamente significativi per l’uomo che deve vivere, pensare ed agire nel mondo mediatico. Mi ricordo agli albori scolastici come i miei compagni recepivano discorsi di Socrate, Epicuro, Platone, Aristotele, Eraclito e dimentico altri ma non dovuto all’eta’ ma al non interessamento coi ricordi, erano pesanti perche’ anacronistici ma ripeto solo per altri in quanto
io li vivevo a modo mio, ho un modo di prendere le notizie alla mia maniera ed e’ per quello che nei miei discorsi salto di palo in frasca..quante volte me l’hanno ripetuto i docenti..sin dalle elementari e visto col senno del poi devo dire che proprio docenti non lo erano ma seguivano solo un tracciato e quei “fuori tema” che mi appioppavano per me erano il mio tema e non quello che gli altri mi volevano far fare.
Tanto per fare un esempio salto sulle recenti festivita’..il Natale..la notte di questo giorno ci invita a superare qualche cosa..per me questa festa e’ festa di rassegnazione..tutte quelle luci sull’albero, sono una sfida alla notte che regna sulla terra, il bambino nella culla rappresenta la nostra speranza del tutto nuova. Il destino e’ vinto insomma..ma per destino lo considero come una notte sui nostri pensieri, perche’ non e’ possibile che si pensi se si e’ convinti che tutto e’ imposto e regolato dal consumismo, persino il nostro pensiero. Sarebbe meglio non pensare a nulla e mettersi solo a giocare alla tombola o a carte. L’origine sociale antica cancellava il tempo..i figli imitavano i gesti del papa’, sia democristiano o comunista, sia interista o juventino, era gia’ quello che sarebbe stato nel futuro
…l’ereditarieta’ esisteva nella societa’ prima ancora di entrare nei nostri convincimenti. Ma sapere per ricominciare
Non necessita davvero sapere…Insomma il pensiero o e’ riformatore o si spegne nella massa, questo accade se noi agiamo meccanicamente senza la luce e la luce viene a disturbarci. Tutto quello che capitava nel sonno dell’umanita’ era preventivamente conosciuto..guerra, carestie ..pestilenze..Tutto questo era atteso ed e’ per quello che i bambini nascevano vecchi. L’oriente ci insegna che la salute spegne il pensiero e non ci insegna cio’ che fu’. Non sono pensieri distorti e non sto andando fuori tema perche’ l’apparenza ha un grande peso perche’ il figlio imita il padre o peggio ancora imita quello che vede in TV su Youtube, lui vuol fare il tronista o partecipare al grande fratello, lei idem o vuol fare la velina e si reputa grassa e diventa anoressica.
Secondo la buona creanza ogni pensiero e’ considerato scandaloso, e’ il vecchio che sa’..si puo’ fare di meglio? Questa anche se non scritta e’ una legge potente. Cio’ che vi e’ di giovanile viene costantemente svalutato dagli antichi, dove si vede la giovinezza che dopo un sorprendente avvio, chiedere ben presto perdono agli Dei barbuti e calvi e farla diventare vecchia prima del tempo e non e’ il mio caso dovuto alla sindrome di peterpan ed e’ qui che esco dalla massa degli insegnamenti imposti.
Attenzione che non sono fuori tema in quanto torno sulla notte di Natale che ci invita ad adorare l’infanzia, l’infanzia in lei e l’infanzia in noi. Col negare ogni macchia, ogni segno, ogni predestinazione e in quel corpo nuovo intende farlo Dio al di sopra di ogni Deo. Che non sia facile a credere, lo ammetto e sono il primo a non credere ma se il Bambino credera’ il contrario imprimera’ su di se’ l’elemento ereditatorio come un tatuaggio. Ecco perche’ occorre e bisogna assolutamente appigliarsi all’altra idea, vale a dire ADORARLO.
Abbiate fede o increduli e le prove verranno. Era ammesso come vero che non si poteva fare a meno degli schiavi, ma era la schiavitu’ stessa che ne forniva le prove. Anche la guerra e’ la sola prova contro la pace, l’ineguaglianza e’ l’ingiustizia prova di se stesse in quanto ci sono e le riscontro ogni giorno, e per questo si giustificano. Dacche’ la forza regna, risulta che bisogna difendersi, ma si ha un circolo chiuso di azioni malfatte, non esiste una spiegazione logica e quindi pensare e’ rifiutare.
Cominceremo dunque da capo? (questo lo chiedeva Socrate il vecchio fanciullo). Ma i vecchi pensavano come il loro berretto o secondo il loro berretto (testa) e i giovani si davano l’aria di vecchi per meritarsi il berretto. La fede degli antichi distoglieva dal volere, la nuova fede invece comanda per prima cosa volere, quindi di sperare, perche’ l’una cosa non va senza l’altra. E siccome il bello significa qualcosa, tale e’ il senso della bella immagine dei re Magi, coperti di abiti lussuosi che stanno in adorazione a sto bambinello nudo. Mi fermo..stop
Non sono ne’ Re ne’ Mago ne’ Bambinello quindi mi faccio la solita canna e tornero’ a parlare di MAO e fatti del giorno…

Crinass

OPERA DEGRADATA – NESSUN DIRITTO
Come da Consulente Legale Informatico dell’Avv. Valentina Freudiani
LUCIANA LITTIZZETTO

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Una notizia di cui francamente non si puo’ proprio fare a meno. Paris Hilton c’ha fatto sapere che dorme con un maiale. SI’. Si e’ comperata una bella maialina rosa, l’ha chiamata Princess Piglette e se la tiene a letto con lei. Sotto le lenzuola.
Per carita’. Una e’ libera di scegliersi i compagni di letto che vuole. Ci mancherebbe. Peccato che il dialogo con un suino venga un po’ a mancare. E’ anche vero che ci sono uomini che invitati a scambiare quattro chiacchiere al massimo grugniscono quanto un verro e anche come livello igienico nulla hanno da invidiargli. Ma tant’e’. Io la stimo quella donna li’. Paris e’ sempre una sicurezza. Se pu0’ fare una minchiata lei la fa. Non si tira mai indietro. Domani le gira di segare una sequoia con la seghetta per le fialette? Lei lo fa. Le viene di andare nella curva della Roma a gridare forza Lazio e prendersi un bel bouquet di calci in culo? Lei lo fa. Tempo fa ci aveva anche fatto sapere che mangiava solo polli e tacchini che arrivavano dall’Italia. Se li faceva spedire apposta. Li’ ho tremato perche’ mi son detto.. Speriamo che non mangi anche le oche se no e’ cannibale. Comunque il suino domestico non e’ una novità. Anche George Clooney aveva tenuto un porco in casa. Aveva ’sto porcellino Max, che viveva con lui. Poi Max e’ morto, George se n’e’ fatto una ragione, e si e’ fidanzato con la Canalis. Comunque pensa come sara’ contento il suo fidanzato, della Paris dico… Per fortuna lei e’ magrissima e tutta spigoli, se no e’ un attimo che lui allunghi la mano, senta morbido, e si dedichi alla maiala invece che a lei. Ma senti, ma uno come suo padre, il signor Hilton, che ha messo su una catena di alberghi famosi in tutto il mondo, ma uno sforzo in piu’ per non generare una figlia che e’ un bungalow di cazzate, non lo poteva fare?
Ma le follie di questi tempi pullulano. Non so se avete letto. La Gregoraci, moglie dell’esimio Flavio Briatore, sta per partorire. Bene. C’ha fatto sapere che e’ maschio. Molto bene. C’ha anche detto come lo vogliono chiamare. Che giubilo. Il nome prescelto e’ Falco. Falco Briatore. Non e’ male. A me non spiacerebbe anche Merlo, per dire, che cosi’ quando torna da scuola con un bel voto puoi dirgli ..Bravo Merlo!… Pero’ han detto che se era una femmina l’avrebbero chiamata o Kenya o Asia. Eh, ma allora i conti non mi tornano. Allora cosa c’entra Falco. Ma scusa. Un minimo di logica. Se scegli gli stati scegli gli stati, se scegli gli uccelli scegli gli uccelli. Per dire. Vuoi chiamare la femmina Asia? Allora se e’ maschio devi chiamarlo Uruguay. I continenti li ho controllati, sono tutti out perche’ sono femmina. Comunque. Chiamalo Sudan. Congo piuttosto. Cosi’ poi quando nasce la sorellina fate Congo e Kenya, fighissimo. O se no, se fossero due gemelli, Burchina e Faso. Oppure teniamo buoni i volatili e se va bene Falco, per la femmina potrebbe andare molto bene Poiana. Che almeno rimaniamo nel campo dei rapaci. Se sono una coppia di gemelli allora ce n’e’ uno magnifico. Coco e Rita .

Luv Ya

Basta con l’Italia, mi sono rotto gli ammennicoli. Credo che l’unica soluzione sia di trasferirsi negli State. Almeno li si dice pane al pane e vino al vino. Bread to bread e wine to wine. Non come qui che di parole ne abbiamo in esubero. Cassonate e cassonate ma che dico? Cassomorte di termini che ci confondono i pensieri. Prendi ad esempio due flirtosi poco convinti, quelli che si slinguano solo per noia. Proprio giocherellando con le parole sono in grado di farti vedere i sorci multicolor o vistavision. Frase classica che non fa testo ma e’ signi..fica..tiva.. Ti voglio bene ma non ti amo. Che poi tradotto in lingua corrente significa.. Senti facciamoci una sbattuta ma levati dalla testa che io sia la tua fidanzata. Ipocrita malcagata. Io invece ti odio ma non ti ammazzo. Quindi ritieniti fortunata e sparisci dal mio orizzonte che se ti cucco, ti riduco a pangrattato e ti faccio stare tutta in una scodella. Spacciatrice di minchiate stratosferiche. Vedi..le americane non hanno sto impiccio. Loro dicono subito.. Ti amo. I love you. Se lo dicono per salutarsi, per fare le coccole, per dichiararsi amore eterno. Altrimenti usano il ..Mi piaci… Che almeno e’ leale. I like you. E visto che sono entusiaste lo usano parecchio senza contare lo slang del Luv ya che sarebbe anche un ti voglio bene seguito da X che sono i baci e da O che sono gli abbracci oppure un XD, certo che occorre molta fantasia per vedere le labbra che formano una X ma ha attaccato e ora negli sms lo mettono tutti anche qui oltreoceano..Lo sussurrano all’orecchio del fidanzato e lo esclamano davanti ad una fetta di cotechino. Noi invece sempre li con il misurino. Mi vuoi bene ma come? Come alla tua cocorita? Ma quanto? Dammi un’idea del dosaggio. S.Q.? Secondo Quantita’ come nei manuali delle ricette? Adesso le codarde trucide azzardano il “mi fai stare bene”. Alla Biagio Antonacci. Sai che sforzo. Mi fai stare bene lo puoi dire a chiunque. Persino al tuo medico schiatzu quando ti schiaccia i piedi e ti mette a posto la cervicale annodandoti i coglioni. E poi il “mi fai stare bene” la dice lunga su quanto sia sempre tu il punto di partenza, l’alfa e l’omega del tuo moto sentimentale, il baricentro e la convergenza dei tuoi sensi, grande tornitrice delle mie palle. Io mi ricordo a suo tempo diciamo nella guerra punica o forse in quella di Troia (mi viene meglio anche perche’ si adatta alla persona) che dopo aver frequentato una femminuccia per 180 giorni mi son sentito dire le seguenti parole.. Beh, la nostra come dire… relazione”.Prego? Come dire relazione cosa? Stiamo assieme da meta’ anno, ci siam fatti vedere da mezzo mondo, mi hai presentato ai tuoi cugini di terzo grado scala Mercalli che vivono sulla riva del Gange e ancora non trovi le parole? Cagasotto squallida trucidosa sgrillettata. E il bello e’ che mi presentava come il suo miglior..amico..Alla faccia del bicarbonato cazzuto!!!! A pensarci bene mi si arricciano ancora i peli sul petto .Miglior amico???Ma chi ti ha mai cagata.. stronzetta sifilitica.. Peccato che tu con il tuo miglior amico fai praticamente le stesse cose che fai con un fidanzato, sgorbia zozza purulenta. E allora spero che tu non abbia avuto di migliori amici oltre me, Roba da infilzarla con le forchettine della bourghignonne e dargliela al gatto. L’ho lasciata poi, ed ora sto con chi non mi dice mai I love you semmai esce la classica storia del ,,come mai non dici mai che mi ami? E a me sta bene cosi’, la pace dei sensi o il senso della pace che per un uomo significa non ricordarsi il motivo a per cui piacevano le donne, rimane quel sempre quel senso di benessere e pace non influenzato dai sensi di cui sopra..quindi LUV YA