Tutti gli articoli di togotuentinain

vedi linkedin

Predicozzo Quaresimale preelettorale.


Lo so.. mi faranno vescovo e avro’ la mia statua ad Arona, vicino al SanCarlone ci sara’ il Sancarlino con la c rigorosamente minuscola.

Oggi capodanno Cinese Canifero vi parlero’ del Capo quando ebbe andato nel deserto per una quarantina di giorni ma non per dimagrire come fanno oggigiorno quelli che vista la notorieta’ calare e la pancia aumentare se ne vanno sull’isola e sono pure pagati.

Dicevo che da mercoledi’, ci siamo tutti inceneriti tranne gli ambrosiani milanesi che non essendo dei pistola hanno continuato a carnevalizzare sino alla notte scorsa per poter concludere perbene la settimana..

ho perso il filo..

ah eccolo.. dicevo che da mercoledi’ sono iniziati i 40 giorni che porteranno alla Pasqua per noi cristiani e quindi dobbiamo convertirci e condurre una vita piu’ sobria per rientrare in noi stessi, dobbiamo ascoltare la parola del Capo e non quella del Berluska che promette un migliaio di euro a tutti o il verdiano legaiolo che se passera’ al 4 marzo, fermera’ gli sbarchi e cerchera’ di non far pesare ad ogni nascita il debito pubblico che ad oggi e’ abbastanza consistente e pare sia di 40.000 eurini

mentre svedesi-norvegesi che nascono son piu’ fortunati in quanto se ne trovano 160.000 e pure attivi.. inoltre tutti e ripeto tutti pagano meno tasse, hanno la sanita’ che non li fa attendere centine di giorni per fare una visita e soprattutto gratuita, hanno pure scuole e asili gratisse e per gli over la dentatura sara’ come quella dei pescecani e crescera’ senza temi di scucimento pecunia..

La Norvegia non ha il nostro debito pubblico, perche’:
1 – Non ha aderito all’euro. La moneta Norvegese e’ la Corona (coniata in una banca centrale statale)
2 – Non ha privatizzato le principali banche del paese (DnB NOR) e le aziende energetiche: petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro) e le telecomunicazioni (Telenor)
3 – Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo e’ statale
4 – I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori
5 – Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, NON fa parte dell’OPEC (per la cronaca, l’Italia e’ il secondo produttore europeo e in Basilicata e’ stato individuato il piu’ grande giacimento d’Europa su terraferma).

Sto di nuovo stemando e proseguo sul 4 marzo p.v. dove pure Pinocchio torna alla ribalta ripromettendo tante cose e dimenticandosi che le precedenti promesse di sparire dalla circolazione non la ha mantenute.

Basta con discorsi elettorali e ritorno alla dissertazione evangelizzatrice di Santogotuentinain che cerca di non esser tentato dal diavolo mentre tenta di non bere grappa con genziana serale e si ispira alle parole del poeta Clemente Rebora secondo il Fatto quotidiano..

E un giorno..il discorso iniziato venne meno

In una turbazion vicino al pianto..la parola zitti’ chiacchere mie..

Mi fece attento a Pietro e alla sua chiesa..

Dei martiri la fede venne accesa..

Quindi concludo non in terza persona, facendo quel che dice il ViceCapo Francesco fermandomi guardandomi attorno e ritorno a contemplare e per concludere questa domenicale vi racconto un aneddoto preelettorale…..

Il Capo e’ incazzato con il mondo e convoca a se il Boss dell’ISIS, Donald Trump e Berlusconi.

Ragazzi……se non la smettete di fare casino sulla terra, vi faro’ spalare merda per il resto dei vostri giorni!!!!

Scioccati i 3 capi ritornano a terra e vanno dai loro popoli.

Inizia il boss dell’ISIS….

popolo…ho due brutte notizie per voi……la prima, Dio esiste, la seconda, se non la smettiamo di fare casino in terra, dovremo spalare merda tutta la vita.

E’ la volta di parrucchino Trump.

Popolo americano, ho due notizie, una bella e una brutta.

La bella, Dio esiste, la brutta, se non la smettiamo di fare casino, dovremo spalare merda per il resto dei nostri giorni.

Tocca a Berlusconi mi consenta….

Italiani, ho due belle notizie per voi.

Mio padre vi saluta………e ho finalmente lavoro per tutti!!!!!!

e adesso vi lascio alla solita striscia del buon Ste che chiudera’ in bellezza con le sue osservazioni sul fivestar

..pace e pene a tutti e buona domenica.

Pis in Bruxelles.

In posta mi son trovato la richiesta di TripAdvisor di una recensione e relativo punteggio sulla citta’ di Bruxelles. Azz. Bella domanda vero? Voi ci siete stati? Da parte mia reputo che tra tutte le capitali Europee quella di Bruxelles penso sia negli ultimi posti come desiderio di visita e pensare che questa e’ considerata la Venezia del nord coi suoi bei canali..

pero’ ad onor del falso io come commento di cosa potrebbe colpire di piu’ il visitatore comincerei col classico monumento dell’atomo di ferro ovviamente mi riferisco dell’Atomium e non il parlamento europeo.

Questa costruzione ha subìto la stessa sorte della Torre Eiffel ovvero e’ stato allestito solo per l’Expo del 1958 con la previsione di sei mesi ma e’ rimasto li con le sue 9 sfere da 18 metri di diametro collegate da scale mobili e se avete soldini da spendere salite sull’ultima a 102 mt e fatevi un piatto di cavoletti di Bruxelles o uno sformato di cioccolato alla togotuentinain.

Queste sfere son tutte visitabili con le classiche esposizioni o mostre, tranne le tre superiori che non avendo sostegni verticali, sono state chiuse per sicurezza e cmq nelle altre si puo’ vedere la citta’ dall’alto, tramite oblo’ e finestrature arrotondate.

Il bello e’ che mentre stavo inserendo il commento. ho trovato altre recensioni che parlavano della Grand Place

Patrimonio dell’Unesco e considerata una delle piu’ belle piazze del mondo.. bellissima da vedere al mattino quando ci sta il mercato dei fiori e pure alla sera con l’atmosfera delle luci gialle..

Quindi che faccio ripeto i commenti? Naaa mi e’ venuta l’idea..e scrivo qualcosa sui monumenti pisciatori che distinguono Bruxelles e parto dal primo, il piu’ fotografato

Questo monumento fontana e’ il Mannequin Pis o in francese “l’enfant qui piss” di nome Julien e si narra sia stato il salvatore della citta’ in quanto ha spento la miccia di una bomba con la sua pisciatina, salvando cosi’ persone e cose.

Il bello e’ che questo Julien alto mezzo metro, da seicento anni e piu’ piscia 24 ore al giorno ed ha una caterva di vestiti e secondo le occasioni, indossa abiti da pompiere, dracula, avvocato, karateka, prete etc etc

È tradizione offrire al Manneken Pis degli abiti in occasioni speciali, in particolare per onorare una professione.

Nel suo guardaroba attuale ci sono piu’ di ottocento costumi, che sono per conservati nel museo della citta’ ubicato nella Casa del Re sulla Grand Place.

Il suo primo abito gli fu donato nel 1698 da Massimiliano-Emanuele di Baviera, governatore generale dei Paesi Bassi spagnoli.

Nel 1747 il re di Francia Luigi XV gli fece dono di un abito per calmare gli abitanti di Bruxelles, incazzati perche’ i soldati francesi avevano rubato la statua.

Manneken Pis viene vestito con uno dei suoi costumi 36 volte all’anno, in date prefissate.. per esempio, ogni 21 aprile indossa il costume di Spirou, ogni 27 aprile i panni di Nelson Mandela ed ai primi di luglio la maglia gialla del Tour de France, ogni 9 gennaio la maglia della S.S.Lazio in Onore del suo fondatore Luigi Bigiarelli che riposa nel cimitero della cittadina belga di Ixelles, uno dei 19 comuni che formano la citta’ di Bruxelles.

Dal 2017, ogni 4 Maggio veste la maglia del Torino, in commemorazione dei caduti di Superga, sempre meglio che il monumento di Borgaro e questo grazie all’iniziativa del Toro Club Europa Granata.

Il 19 dicembre 2015, il Manneken Pis ha vestito gli abiti della Sagra del Tatarata’ (Casteltermini provincia di Agrigento).

Ma Bruxelles in fatto di monumenti pisciatori, una trentina di anni fa ne ha fatto un altro per uglianza dei sessi.

Eccolo e questo e’ Jenneke pis (jeanne qui pisse) alta una trentina di cm, situata nel centro storico ed e’ la versione femminile del simbolo di Bruxelles, non ha gli stessi anni del maschietto datosi che la data inaugurazione e’ il 1987 (anche se porta scritte dell’85 e pare voglia simboleggiare la fedelta’ (chi non piscia in compagnia o e’ un ladro o una spia), di certo lo scultore ha reso l’idea di una ragazzina simpatica con codini e guanciotte che fissa assorta il cielo con un sorriso beffardo e goduto e sollevato dal gesto evacuatorio. Quindi osservate e buttate la monetina nella vasca sottostante per realizzare un vostro desiderio.

Attenzione,,, non e’ finita qui, perche’ esiste anche il classico amico dell’uomo che ci da’dentro di Pis , chiamato Zinneke pis (randagio pisciatore) ed e’un’opera posta all’angolo tra la Rue de la Vieux marche’ aux Grains et la rue del Chartreux e da 19 anni lui alza la zampa.

peccato che anche qui ci sono i classici vandali e le zampe gliele hanno spezzate facendo leva sulla coda e zampa posteriore alzata.

Per continuare la recensione aggiungo anche una ulteriore scultura o fusione che e’ situata in piazza Sainctelette e l’hanno chiamata Vaartkapoen “la canaglia del tombino” ovvero un anarchico che spunta dal tombino e aggancia il piede del poliziotto con mantella e occhio… per la foto classica di coppia la donna si mettera’ davanti e il compagno dietro prendera’ il gendarme per il piede, fate solo attenzione a non dare il vostro cellulare al ragazzino di turno che probabilmente scappera’ anziche’ scattare la foto.

Ed infine non c’e’ da stupirsi se, all’angolo di due vie la rue Moineaux troviamo una vecchia signora (maschio travestito),

con la sua borsa della spesa, da cui escono gli immancabili gambi di porro, si e’ fermata a contare tranquillamente i soldi del borsellino, senza preoccuparsi di essere un facile bersaglio per qualunque borseggiatore.

Nella targhetta si specifica che si tratta di Madame Chapeau, il personaggio di una fortunata commedia della fine degli anni Trenta, rimasta a lungo nella memoria popolare di Bruxelles.

Un consiglio cari Trippisti, se volete visitare Bruxelles di certo non vedrete opere che sfideranno i secoli offrendo messaggi dirompenti, ne’ saranno citate nelle guide del Touring, ma il loro compito sembra lo stiano assolvendo bene. Con semplicita’ e umilta’.

Una ultima raccomandazione … se avete sete non chiedete dell’acqua, costa piu’ cara delle birre locali tipo Kriek, gueze. Lambii, oppure prendete una cioccolata dalle numerosissime boutique (dire negozio e’ leggermente riduttivo).

Questa e’ stata la mia recensione su TripAdvisor, stretta la foglia larga e’ la via e qui da noi non non si fa pulizia e a proposito dello scopare come dice Stefano non fatevi sopraffarre.

Morlacchi’s Story.


Alla memoria di Morlacchi Ettore (o Ettorino), marinaio motorista 19nne della R. Marina Imbarcato sul cacciatorpediniere Fulmine) disperso nel Mediterraneo Centrale il 9/11/1941 per affondamento della nave Cacciatorpediniere Fulmine..
Faccio seguito alla Bonzi’s story in cui ho raccontato il personaggio Leonardo, mettendo in luce lo zio Ettorino facente parte dei quattro fratelli Morlacchi componenti la mia famiglia materna.
Questa e’ una ricerca fatta per la Proff. Graziella Bonzi, mia sorella (e per me) e mi riferisco a quando da ragazzo vedevo mia mamma alla ricerca disperata del diciannovenne fratello disperso in guerra.
I miei ricordi risalgono a quando avevo sei o sette anni e quindi mio zio Ettorino (in famiglia viaggiamo tutti col diminutivo) essendo giovin disegnatore alla Franco Tosi ha dovuto fare il suo dovere andando nella Regia Marina sul cacciatorpediniere Fulmine ed era scomparso o disperso da piu’ di 8 anni, ma mia mamma non avendo notizie certe della sua morte continuava a sperare in una sua ricomparsa.
Ora siamo nel 2018, mia madre non c’e’ piu’ e quindi vado a ritroso sul percorso che mio zio Ettorino ha fatto con il cacciatorpediniere Fulmine su cui era stato imbarcato con le mansioni di motorista, per il solo fatto che in Franco Tosi disegnava parti di grandi motori marini

Missione del convoglio “Duisburg”

Il 7 novembre 1941 mia mamma ando’ a Napoli per accompagnare suo fratello minore che era stato imbarcato sul cacciatorpediniere Fulmine, e quella fu l’ultima volta che lo vide.
Al comando del capitano di corvetta Mario Milano, il cacciatorpediiere lascio’ Napoli facendo parte della scorta del convoglio «Beta», poi divenuto meglio noto come “Duisburg”.
Lo componevano i piroscafi tedeschi Duisburg e San Marco, l’italiano Sagitta, la motonave Maria e la grande e moderna nave cisterna Minatitlan.
A scortare i mercantili, insieme al Fulmine, vi erano i cacciatorpediniere Euro, Maestrale (caposcorta), Bersagliere, Granatiere, Fuciliere ed Alpino.
La formazione iniziò ad uscire alle 2.20 di notte si riunì fuori dal porto di Napoli, poi si mise in movimento alle 6.30.
Il Fulmine aveva a bordo, complessivamente, circa 270 uomini: oltre all’equipaggio, infatti, erano presenti 41 militari della Regia Marina di passaggio, diretti in Libia.

Tra di essi vi erano quattro ufficiali; uno di loro, Eduard Schloemann, era un ufficiale della Kriegsmarine, un pittore di Kiel che dipingeva scene di vita marinara e di guerra sul mare, il quale realizzava rapidi schizzi di quanto vedeva.
La conversazione in quadrato ufficiali, mentre la nave passava al largo di Messina, verteva sul pericolo rappresentato dagli incrociatori britannici, che avrebbero potuto attaccare il convoglio, ma il fatto che la III Divisione, con gli incrociatori pesanti Trento e Trieste, avrebbe fornito scorta indiretta, sembrava tranquillizzare il direttore di macchina, il capitano del Genio Navale Maurizio Badoglio, sposato da appena una settimana.
Alle 4.30 dell’8 novembre, a sud dello stretto di Messina, si unirono al convoglio anche il piroscafo Rina Corrado e la pirocisterna Conte di Misurata, partiti da Messina (dov’erano arrivati da Palermo) con la scorta dei cacciatorpediniere Libeccio, Grecale ed Alfredo Oriani. Questi ultimi si unirono a Fulmine, Euro e Maestrale, mentre gli altri quattro cacciatorpediniere, dopo essersi riforniti a Messina, si unirono alla III Divisione (Trento e Trieste), uscita in mare per fornire scorta indiretta al convoglio.
Alle 16.30 la formazione era completa.
In tutto i sette navigli trasportavano 34.473 tonnellate di materiali, 389 autoveicoli e 243 uomini.
Per la scorta aerea (nelle sole ore diurne) furono mobilitati 64 aerei, mantenendo sempre otto velivoli costantemente in volo sul cielo del convoglio.
Un dispiegamento di forze che agli uomini del Fulmine diede maggiore sicurezza: ma che alla fine avrebbe solo reso la futura sconfitta ancora più bruciante.
Il convoglio, superato lo stretto di Messina, imboccò la rotta che passava a levante di Malta, passando al largo della costa occidentale greca (in modo da tenersi fuori dal raggio d’azione degli aerosiluranti di Malta, stimato in 190 miglia).
Nonostante questo (e nonostante, durante la navigazione verso est, le unità avessero eseguito diverse accostate verso ovest per confondere le idee ad eventuali ricognitori circa la loro rotta), nel pomeriggio dell’8 novembre, alle 16.45, il convoglio (ma non la III Divisione) fu egualmente individuato, in posizione 37°38’ N e 17°16’ E, da un ricognitore Martin Maryland della Royal Air Force (69th Reconnaissance Squadron), decollato da Malta e pilotato dal tenente colonnello J. N. Dowland.
Le navi della scorta, da 5000 metri, avvistarono il ricognitore, ed inviarono segnali luminosi alla scorta aerea (con cui non era possibile comunicare via radio) per richiedere che attaccasse il velivolo nemico, ma gli aerei della scorta non fecero nulla.
Alle 17.30 partì quindi da Malta la Forza K britannica, composta dagli incrociatori leggeri Aurora e Penelope e dai cacciatorpediniere Lance e Lively e destinata specificamente all’intercettazione dei convogli italiani diretti in Libia.
Anche un bombardiere Wellington dotato di radar ed otto aerosiluranti Fairey Swordfish decollarono da Malta per rintracciare il convoglio (il primo per seguirlo e mantenere il contatto con esso, i secondi per attaccarlo), ma non riuscirono a trovarlo.
Le navi italiane, ignare di tutto questo, procedevano regolarmente per la loro rotta, con buon tempo (mare calmo, solo nubi leggere nel cielo ed un debole vento forza 3).
La scorta aerea venne ritirata al tramonto.
Alle 19.30, dopo aver sino ad allora navigato con rotta 090°, il convoglio «Beta» accostò per 122°, ed alle 19.55 accostò per 161°, sempre per tenersi al di fuori del raggio d’azione degli aerosiluranti.

Alle 00.39 del 9 novembre il convoglio venne avvistato otticamente (il radar non ebbe alcun ruolo di rilievo, se non nel puntamento dei cannoni durante il combattimento: le navi italiane vennero avvistate perché illuminate dalla luce lunare) dalla Forza K in posizione 36°55’ N e 17°58’ E (135 miglia a sud di Siracusa, 100 miglia ad est-sud-est di Capo Spartivento e 180 miglia ad est di Malta), da una distanza di 5 miglia e su rilevamento 30°.
I mercantili procedevano a 9 nodi (con rotta 170°) su due colonne (a destra, nell’ordine, Duisburg, San Marco e Conte di Misurata, a sinistra, nell’ordine, Minatitlan, Maria e Sagitta, mentre il Rina Corrado procedeva più a poppavia degli altri sei mercantili, in posizione centrale rispetto alle due colonne), con la scorta diretta tutt’attorno (Maestrale in testa, Grecale in coda, Libeccio seguito dall’Oriani sul lato sinistro ed Euro seguito dal Fulmine sul lato destro) e quella indiretta (la III Divisione) 4 km a poppavia.
Qualcuna delle unità della scorta diretta (proprio il Fulmine per una versione), grazie alla luna piena, avvistò anche la Forza K, 3-5 km a poppavia, ma ritenne trattarsi della III Divisione.
Dopo aver ridotto la velocità da 28 a 20 nodi ed aver aggirato il convoglio con una manovra che richiese 17 minuti, portandosi a poppa dritta rispetto ad esso (in modo che i bersagli si stagliassero contro la luce lunare), la Forza K, giunta circa 5 km a sudest del convoglio, aprì il fuoco sulle ignare navi italiane da una distanza di 5200 metri, orientando il tiro con l’ausilio dei radar tipo 284.
Erano le 00.57.
Il Fulmine si trovava sul lato destro del convoglio, a poppa dritta (a poppavia dell’Euro e vicino a San Marco e Conte di Misurata), trovandosi ad essere l’unità della scorta più vicina alla direzione di provenienza della Forza K e quindi più esposta all’attacco, e fu tra le prime navi ad essere bersagliate dal tiro nemico: vanamente il cacciatorpediniere tentò di contrattaccare, ma fu centrato prima dai proiettili da 120 mm del Lance, che aveva inizialmente devastato con il suo tiro il Maria ed il Sagitta, poi l’Aurora, dopo aver incendiato il Rina Corrado, rovesciò sul Fulmine il tiro delle sue mitragliere pesanti “pom-pom” da 40 mm, falcidiandone l’equipaggio, e per ultimo, all’1.05, il Penelope immobilizzò e mise fuori uso il cacciatorpediniere italiano Fulmine con il tiro dei suoi pezzi da 152 mm.
Il Fulmine fu crivellato dalle schegge e colpito in pieno da sei proiettili (tre salve): il primo pose fuori uso le macchine (che dapprima rallentarono e poi si fermarono del tutto) e fece saltare la corrente, ponendo fuori uso anche i collegamenti telefonici, poi le armi di bordo vennero rese inservibili; la plancia fu colpita e devastata ed il comandante Milano venne gravemente ferito sin dai primi colpi, perdendo un braccio, ma mantenne il comando della sua nave e continuò ad incitare l’equipaggio a combattere.
Ad aggravare la situazione si misero anche i mercantili del convoglio, che, avendo aperto il fuoco con le loro mitragliere contro quello che ritenevano essere un attacco di (inesistenti) aerosiluranti, ma tirando troppo basso, finirono per colpire il Fulmine a loro volta.
In sala macchine, il vapore scappava dalle tubature colpite; il personale di macchina, compreso il capitano Badoglio, corse in coperta, dove venne accolto dal tiro delle mitragliere.
Sul Fulmine, soltanto il complesso binato prodiero da 120 mm rispose al fuoco, sparando otto salve a punteria diretta sotto la direzione del tenente di vascello Giovanni Garau, il direttore di tiro del Fulmine.
Questi, anzi, quando alcuni dei suoi uomini caddero feriti, prese personalmente parte al caricamento dei cannoni, per poter mantenere costante il ritmo di tiro, mentre incoraggiava i cannonieri ancora vivi.
Il cacciatorpediniere, ormai immobilizzato e ridotto ad un relitto galleggiante, sbandò a sinistra a causa dello scoppio di una caldaia, si capovolse ed affondò all’1.06 del 9 novembre, a soli nove minuti dall’inizio dello scontro (per altra fonte dopo dodici minuti, oppure all’1.15), nel punto 37°00’ N e 18°10’ E, portando con sé gran parte dell’equipaggio, rimasto ucciso o ferito nel combattimento.
Il tenente di vascello Garau cessò il tiro con il complesso prodiero solo quando l’acqua iniziò ad allagare la coperta, dopo di che ordinò a quanti, tra i suoi uomini, erano ancora in vita, di salvarsi.
Dopo aver lanciato il tradizionale grido “Viva il Re!”, Garau decise di seguire la sorte della nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Alfredo Piacentini, un sottocapo cannoniere che aveva continuato a fare fuoco con il complesso prodiero da 120 verso la direzione di provenienza delle cannonate britanniche, fu tra gli ultimi ad abbandonare la nave, e scomparve successivamente in mare (fu decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, alla memoria).
Il comandante Milano rimase al suo posto sino alla fine, raccogliendo le ultime forze per mettere in salvo il suo equipaggio, poi abbandonò la nave per ultimo mentre questa scompariva sotto la superficie.
Seguì la distruzione del convoglio – tutti i mercantili affondati, il Grecale danneggiato gravemente, il fiacco ed inutile intervento della III Divisione – e poi la lunga nottata in mare, nel freddo di novembre.
A rompere qua e là l’oscurità della notte, solo gli incendi delle navi, come quello della Minatitlan, che continuò a bruciare per tutta la notte con le migliaia di tonnellate di carburante che trasportava.
Non furono pochi quanti scomparvero prima dell’alba.
Il comandante Milano, gravemente ferito, morì in acqua per dissanguamento (venne decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare; il paese di Forlì del Sannio gli ha intitolato una via).
Il guardiamarina Adriano Atti, che aveva organizzato l’abbandono della nave sui pochi mezzi disponibili, venne issato a bordo di una zattera ma continuò a premurarsi più per i suoi uomini che per se stesso, finché, sfinito ed assiderato, scomparve in mare.
Alla sua memoria fu conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
La stessa decorazione, a vivente, fu conferita anche al capo di terza classe Aquilino Rossi, che, dopo aver adempiuto ai propri compiti al posto di combattimento, una volta in mare soccorse alcuni compagni che stavano per annegare.
Una delle imbarcazioni di salvataggio, sovraccarica di naufraghi, si capovolse più volte; molti annegarono nel mare coperto di nafta, o morirono d’ipotermia.

Due amici e compaesani di Grazzanise, il silurista Salvatore Caianello ed il sergente Giovanni Battista Vitolo, seppero di essere entrambi in mare quando riconobbero reciprocamente il fischio che usavano solitamente come saluto. Vitolo prese sulle spalle Caianello, che non sapeva nuotare, e riuscì a raggiungere una zattera, sulla quale aiutò a salire l’amico. Poi anche Vitolo cercò di arrampicarsi sulla zattera, ma qualcuno gli diede un calcio in faccia, facendolo allontanare di qualche metro; poi la zattera, sovraccarica di naufraghi, si capovolse, gettando in mare i suoi occupanti.
Salvatore Caianello non fu mai più rivisto (alla sua memoria fu conferita la Croce di Guerra al Valor Militare), Giovanni Vitolo, rincuorato dalla visione della Madonna che lo salvava dal mare mentre già disperava di potersi salvare, sopravvisse per essere raccolto dal Libeccio.
Infine, verso le sei del mattino del 9 novembre, i naufraghi vennero raggiunti dal Libeccio, uscito dal combattimento con pochi e modesti danni, che recuperò quanti ancora erano vivi.
Tra di essi vi era anche il capitano Badoglio, che, quasi sul punto di morire assiderato, riprese conoscenza dopo essere stato massaggiato; Eduard Schloemann, invece, morì subito dopo il salvataggio.
Molti dei feriti vennero portati sottocoperta per le prime cure, ma alcuni spirarono a bordo della nave.
Ma alle 6.40, proprio dopo aver finito l’operazione di soccorso (erano stati tratti in salvo 150-200 uomini, in gran parte del Fulmine), il Libeccio, mentre si apprestava a rimettere in moto, venne silurato dal sommergibile britannico Upholder.
L’esplosione del siluro asportò la poppa del cacciatorpediniere, che affondò portando con sé molti naufraghi e quanti si stavano prendendo cura di loro.
Molti altri uomini si gettarono in mare, ed alcuni di loro rimasero uccisi dagli scoppi delle bombe di profondità gettate dagli altri cacciatorpediniere per colpire l’Upholder.
Tra le vittime del siluramento del Libeccio vi fu anche il capitano Badoglio, che forse si era illuso di essere in salvo, quando era stato recuperato dal cacciatorpediniere.
L’equipaggio del Libeccio ed i rimanenti superstiti del Fulmine ebbero il tempo di abbandonare la nave prima che questa, dopo un vano tentativo di rimorchio, affondasse infine alle 11.18.
I naufraghi, recuperati da Euro e Maestrale, furono sbarcati a Messina.
Tra questi vi era il sergente Giovanni Vitolo, che per il resto della sua vita, ogni 9 novembre, avrebbe fatto tenere una messa in onore della Madonna di Montevergine.
Anche il capo di terza classe Aquilino Rossi, dopo essere stato recuperato dal Libeccio, sopravvisse anche all’affondamento di questa nave e fu tratto in salvo dal Maestrale.
Solitamente viene riportato che i morti del Fulmine furono 141; dagli elenchi degli imbarcati, tuttavia, risulta che le vittime furono in realtà 177, ovvero 151 membri dell’equipaggio e 26 militari di passaggio.
I sopravvissuti, alla fine, furono un novantina.

Su dieci ufficiali, più quattro di passaggio, si salvarono solo il tenente del Genio Navale Direzione Macchine Ernesto Scalambro ed il sottotenente medico Enrico Piras, quest’ultimo ferito.
Di mio zio Ettorino non si sa quando fosse scomparso, mi ricordo che un marinaio che si era salvato disse a mia mamma che sulle zattere mio zio non c’era e quindi non vi era la morte certa e cosi’ fu dato per disperso.
Ad ogni modo onori al merito a questi caduti tra cui mio zio Morlacchi Ettorino motorista 19nne di leva con la sola colpa di essere disegnatore di grandi motori marini.

I morti del Cacciatorpediniere “Fulmine”:
Pasquale Abruzzese, capo meccanico di prima classe in servizio permanente effettivo, 41 anni, da Mola di Bari (BA) (equipaggio)
Antonio Alaimo, cannoniere puntatore mitragliere di leva, 21 anni, da Palermo (equipaggio)
Giovanni Alfano, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Pompei (NA) (equipaggio)
Gerardo Alvan, sottocapo meccanico volontario, 22 anni, da Alghero (SS) (equipaggio)
Pietro Amato, sergente cannoniere puntatore mitragliere richiamato, 34 anni, da San Giorgio a Cremano (NA) (equipaggio)
Umberto Antonelli, cannoniere puntatore volontario, 19 anni, da Sambuci (RM) (equipaggio)
Adriano Atti, guardiamarina di complemento, da Milano (equipaggio) (MBVM)
Maurizio Badoglio, capitano del Genio Navale Direzione Macchine R. S. (direttore di macchina), da Imperia
Antonio Bagnani, secondo capo radiotelegrafista richiamato, 32 anni, da Trecenta (RO) (passeggero)
Vincenzo Baldino, sergente meccanico volontario, 24 anni, da Casamicciola (NA) (equipaggio)
Paolo Balloni, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Riva Ligure (IM) (equipaggio)
Domenico Battiferro, sottonocchiere richiamato, 24 anni, da Amalfi (SA) (equipaggio)
Edoardo Bertellotti, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da La Spezia (equipaggio)
Antonio Biancalana, capo meccanico di seconda classe militarizzato (passeggero)
Pasquale Bizzocca, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Barletta (BA) (equipaggio)
Giovanni Blundetto, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 21 anni, da Scicli (RG) (equipaggio)
Angelo Boreatti, maresciallo capo cannoniere puntatore di seconda classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Folgaria (UD) (equipaggio)
Pierino Bozzolini, marinai servizi vari di leva, 20 anni, da Villimpenta (MN) (equipaggio)
Millo Brunetti, secondo capo specialista direzione di tiro (volontario), da Viareggio (equipaggio)
Lorenzo Buscaglia, fuochista a. richiamato, 24 anni, da Genova (equipaggio)
Francesco Buzzotta, sergente cannoniere puntatore scelto a.t.i., 26 anni, da Siracusa (equipaggio)
Arrigo Cacace, tenente di vascello, da Genova (equipaggio)
Rosario Cacopardo, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Gaggi (ME) (equipaggio)
Salvatore Caianello, silurista volontario, 21 anni, da Grazzanise (NA) (equipaggio)
Antonino Calajò, capo segnalatore di prima classe in servizio permanente effettivo, 50 anni, da Roma (passeggero)
Enrico Campagnoni, sottocapo cannoniere puntatore scelto richiamato, 28 anni, da Premoselle (NO) (equipaggio)
Cesare Canduro, secondo capo meccanico volontario, 27 anni, da Monticello Conte Otto (VI) (equipaggio)
Guido Canetti, sottotenente del Genio Navale Direzione Macchine, da Napoli (passeggero)
Ciro Cappella, capo meccanico di seconda classe in servizio permanente effettivo, 39 anni, da Napoli (equipaggio)
Giovanni Caradonna, capo meccanico di terza classe in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Bari (equipaggio)
Giuseppe Careri, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Ardore (RC) (equipaggio)
Antonio Carella, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Bari (equipaggio)
Arturo Carnemolla, tenente d’artiglieria di complemento (passeggero)
Antonio Catta, sergente specialista direzione tiro volontario, 24 anni, da Roma (equipaggio)
Renato Cassuto, sottotenente di vascello, da Livorno (equipaggio)
Salvatore Cavallaro, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Messina (equipaggio)
Giovanni Centorrino, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Zafferia (ME) (equipaggio)
Umberto Cicalò, capo elettricista di terza classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Porto San Giorgio (AP) (equipaggio)
Giovanni Cinque, fuochista motorista abilitato di leva, 20 anni, da Positano (SA) (passeggero)
Leonardo Colonna, sottocapo furiere a. richiamato, 24 anni, da Terni (equipaggio)
Vito Corallo, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Bari (equipaggio)
Mario Cotta, radiotelegrafista volontario, 18 anni, da Torino (equipaggio)
Egidio Crismani, sottocapo segnalatore volontario, 21 anni, da Pola (equipaggio)
Salvatore Daga, cannoniere a. richiamato, 22 anni, da Macomer (NU) (equipaggio)
Salvatore D’Angelo, sottocapo cannoniere ordinario richiamato, 23 anni, da Trapani (equipaggio)
Antonio D’Avino, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Barra (NA) (equipaggio)
Michele De Palo, sottocapo nocchiere volontario, 22 anni, da Giovinazzo (BA) (equipaggio)
Vincenzo De Santis, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 27 anni, da Bitonto (BA) (equipaggio)
Luigi Di Chiaro, sottocapo silurista volontario, 20 anni, da Andria (equipaggio)
Pasquale Di Gennaro, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 23 anni, da Santa Maria Capua Vetere (NA) (equipaggio)
Giulio Dirlinger, capo meccanico di terza classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Trieste (equipaggio)
Francesco Di Salvo, secondo capo meccanico richiamato, 29 anni, da Barletta (BA) (equipaggio)
Gino Dittadi, cannoniere puntatore scelto volontario, 18 anni, da Dolo (Venezia) (equipaggio)
Giuseppe Donniacuo, furiere di leva, 19 anni, da Montoro Superiore (AV) (passeggero)
Vincenzo Esposito, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da Napoli (equipaggio)
Santi Faggini, cannoniere puntatore scelto volontario, 18 anni, da Santa Maria delle Grazie (AR) (equipaggio)
Vito Favarel, sottocapo cannoniere s.t. volontario, 25 anni, da Beda del Piave (TV) (equipaggio)
Antonio Forcina, marinaio s.m. richiamato, 23 anni, da Minturno (LT) (equipaggio)
Noemio Franca, elettricista di leva, 21 anni, da Pesaro (equipaggio)
Dario Fusi, specialista direzione tiro richiamato, 24 anni, da Laveno Mombello (VA) (equipaggio)
Carlo Gabusi, sottocapo radiotelegrafista volontario, 23 anni, da Vestone (BS) (equipaggio)
Carlo Galli, fuochista ordinario richiamato, 22 anni, da Lecco (equipaggio)
Giovanni Garau, tenente di vascello (direttore del tiro), 24 anni, da Cagliari (equipaggio) (MOVM)
Gino Giacinti, capo nocchiere di seconda classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Monte San Pietrangeli (AP) (equipaggio)
Michele Gianoglio, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Asti (equipaggio)
Alfredo Gironi, marinaio cuoco richiamato, 23 anni, da Genova (equipaggio)
Gaetano Giudice, capo meccanico di prima classe in servizio permanente effettivo, 38 anni, da Taranto (equipaggio)
Paolo Gobetti, sottocapo elettricista di leva, 22 anni, da Dongo (CO) (passeggero)
Corrado Grillo, sottocapo cannoniere puntatore mitragliere richiamato, 24 anni, da Molfetta (BA) (equipaggio)
Giobatta Gronoville, capo radiotelegrafista di terza classe in servizio permanente effettivo, 34 anni, da Varazze (SV) (equipaggio)
Giuseppe Guarino, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 25 anni, da Avellino (equipaggio)
Ernesto Gullotta, fuochista c.m. richiamato, 23 anni, da Catania (equipaggio)
Antonio Ibba, sottocapo cannoniere ordinario di leva, 23 anni, da Besa (NU) (equipaggio)
Antonio Imparato, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Vietri sul Mare (SA) (equipaggio)
Salvatore Irosa, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Palermo (passeggero)
Santo Lauria, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Sangineto (CS) (equipaggio)
Luigi Lincetto, sottocapo cannoniere puntatore mitragliere volontario, 20 anni, da Cordenano (equipaggio)
Gioacchino Lipàri, nocchiere di leva, 21 anni, da Trapani (passeggero)
Angelo Locci, sottocapo cannoniere richiamato, 24 anni, da Rivarolo Ligure (GE) (equipaggio)
Bruno Lorenzonetto, cannoniere puntatore volontario, 17 anni, da Cassato (VC) (equipaggio)
Alfredo Loiodice, sottocapo radiotelegrafista richiamato, 23 anni, da Genova (equipaggio)
Giuseppe Maddalena, radiotelegrafista volontario, 20 anni, da Campobasso (equipaggio)
Ferdinando Maggio, marinaio servizi vari richiamato, 24 anni, da Alezio (LE) (passeggero)
Giuseppe Maiorino, sottocapo furiere volontario, 20 anni, da Baronissi (SA) (passeggero)
Antonio Manca, silurista volontario, 19 anni, da Sorso (SS) (equipaggio)
Giulio Mander, cannoniere ordinario di leva, 20 anni, da Venezia (equipaggio)
Gennaro Maraucci, motorista navale di leva, 20 anni, da Napoli (passeggero)
Eliseo Marchi, fuochista a. richiamato, 23 anni, da Sarzana (SP) (equipaggio)
Ottorino Marinelli, sergente specialista direzione del tiro, 26 anni, da Aringo (AQ) (equipaggio)
Filippo Martinico, cannoniere ordinario richiamato, 23 anni, da Trapani (equipaggio)
Daniele Marzioni, capo silurista di terza classe in servizio permanente effettivo, 37 anni, da Ancona (equipaggio)
Mario Massini, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Santa Brigida (FI) (equipaggio)
Umberto Mastromatteo, sottocapo meccanico volontario, 21 anni, da Lucera (FG) (equipaggio)
Guido Mauri, guardiamarina, da Trieste (passeggero)
Aramis Mazzara, sergente elettricista volontario, 25 anni, da Maglie (LE) (equipaggio)
Lorenzo Merola, sottocapo cannoniere armaiolo volontario, 20 anni, da Casalba (NA) (equipaggio)
Vincenzo Messina, sottotenente di vascello (equipaggio)
Mario Milano, capitano di corvetta (comandante), 34 anni, da Roma (MOVM)
Antonio Modofferi, marinaio richiamato, 27 anni, da Albano Laziale (RM) (passeggero)
Nicola Montanaro, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Fasano (BR) (passeggero)

Ettorino Morlacchi, motorista navale di leva, 19 anni, da Castellanza (VA) (equipaggio)

Agostino Muolo, cannoniere ordinario richiamato, 22 anni, da Monopoli (BA) (equipaggio)
Nello Nepi, marinaio servizi vari di leva, 22 anni, da San Benedetto del Tronto (AP) (equipaggio)
Otello Neri, sergente specialista direzione del tiro volontario, 23 anni, da Volterra (PI) (equipaggio)
Fragno Giacomo Noascon, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Locana (AO) (equipaggio)
Michele Oliviero, segnalatore di leva, 20 anni, da Torre del Greco (NA) (passeggero)
Pietro Pallesca, marinaio richiamato, 25 anni, da Tremiti (FG) (passeggero)
Corrado Palmerini, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Pescara (equipaggio)
Carlo Pandolisi, marinaio servizi vari richiamato, 24 anni, da Marengo (BG) (equipaggio)
Lorenzo Parini, cannoniere armaiolo richiamato, 23 anni, da Milano (equipaggio)
Aldo Parizzone, elettricista volontario, 18 anni, da Morano Pro (AL) (equipaggio)
Giacomo Parodi, motorista navale volontario, 19 anni, da Villalvernia (AL) (equipaggio)
Vincenzo Perrella, capo cannoniere puntatore scelto di terza classe in servizio permanente effettivo, 29 anni, da Napoli (equipaggio)
Mario Pautasso, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Torino (equipaggio)
Giusepe Pazzi, nocchiere volontario, 16 anni, da Dorno (PV) (equipaggio)
Davide Pecoraro, cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da Cava dei Tirreni (SA) (equipaggio)
Ugo Pelizzoni, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Vendrogno (LC) (equipaggio)
Arnaldo Perosini, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Roma (equipaggio)
Alfredo Piacentini, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 24 anni, da Roma (equipaggio) (MBVM)
Angelo Pintossi, silurista di leva, 21 anni, da Gardone V. (BS) (equipaggio)
Walter Pozzuolo, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Torino (equipaggio)
Cesare Puliti, fuochista ordinario di leva, 21 anni, da Ortona a Mare (CH) (equipaggio)
Salvatore Rabini, sottocapo specialista direzione del tiro richiamato, 22 anni, da Catanzaro Marina (equipaggio)
Giuseppe Raiola, marinaio nz., 52 anni, da Torre del Greco (NA) (passeggero)
Bruno Ravalico, aspirante guardiamarina, da Portorose (equipaggio)
Innocenzo Renzi, cannoniere puntatore mitragliere di leva, 21 anni, da Firenze (equipaggio)
Mario Revelli, sottocapo fuochista motorista navale richiamato, 23 anni, da Mondovì (CN) (equipaggio)
Michele Robertucci, marinaio s.m. di leva, 21 anni, da Torre del Greco (NA) (equipaggio)
Osvaldo Rossi, secondo capo segnalatore in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Marsico Nuovo (PZ) (equipaggio)
Salvatore Rossi, nocchiere volontario, 18 anni, da Castel di Sangro (AQ) (equipaggio)
Antonio Safina, marinaio servizi vari richiamato, 23 anni, da Mazara del Vallo (TP) (equipaggio)
Gastone Sanier, marinaio servizi vari richiamato, 22 anni, da Tolmezzo (UD) (equipaggio)
Domenico Santucci, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da Acciamo (AQ) (equipaggio)
Armando Scarfato, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Gragnano (NA) (passeggero)
Amerigo Schiano, sottocapo nocchiere richiamato, 24 anni, da Porto Santo Stefano (GR) (equipaggio)
Emanuele Schiappacasse, sergente furiere richiamato, 31 anni, da Genova (equipaggio)
Eduard Schloemann, ufficiale della Kriegsmarine, 53 anni (passeggero)
Francesco Scolaro, cannoniere puntatore scelto volontario, 22 anni, da Mistretta (ME) (equipaggio)
Vittorio Senis, carpentiere volontario, 18 anni, da Fasano (BR) (passeggero)
Felice Sergnese, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 23 anni, da Saviano (NA) (equipaggio)
Emilio Setti, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Crevalcore (BO) (equipaggio)
Francesco Sgobba, nocchiere di leva, 20 anni, da Taranto (passeggero)
Saverio Siano, sergente nocchiere volontario, 22 anni, da Montefusco (AV) (equipaggio)
Giovanni Sicale, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Catania (equipaggio)
Ernesto Silingardi, cannoniere ordinario di leva, 21 anni, da Bosco (PR) (equipaggio)
Amedeo Simionato, fuochista c.m. di leva, 21 anni, da Salzano (VE) (equipaggio)
Nello Sistilli, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Monte Silvano (PE) (equipaggio)
Nerino Rino Siviero, segretario di leva, 20 anni, di Polesella (RO) (equipaggio)
Tommaso Sposito, sottocapo meccanico volontario, 22 anni, da La Maddalena (SS) (equipaggio)
Francesco Stampacchia, segnalatore volontario, 18 anni, da Roma (equipaggio)
Silvano Stecchina, secondo capo fuochista c.m. richiamato, 27 anni, da Trieste (equipaggio)
Enzo Tannozzini, radiotelegrafista volontario, 21 anni, da Panicale (PG) (equipaggio)
Donato Taurino, sottocapo cannoniere puntatore scelto volontario, 20 anni, da San Donato di Lecce (LE) (equipaggio)
Cesare Tavarini, fuochista ordinario richiamato, 23 anni, da Ortonuovo (SP) (equipaggio)
Giuseppe Timossi, secondo capo meccanico in servizio permanente effettivo, 28 anni, da Busalla (GE) (equipaggio)
Emilio Tirabassi, secondo capo cannoniere puntatore scelto volontario, 26 anni, da Bracciano (RM) (equipaggio)
Giuseppe Tobianchi, marinaio servizi vari di leva, 21 anni, da Fossacesia (CH) (equipaggio)
Nevio Torri, sottocapo radiotelegrafista volontario, 19 anni, da Cesenatico (FC) (equipaggio)
Walter Tosato, sottocapo elettricista volontario, 20 anni, da Padova (equipaggio)
Arturo Tricoli, sergente furiere ordinario, 26 anni, da Crotone (equipaggio)
Pasquale Trinchillo, sergente cannoniere, 30 anni, da Napoli (equipaggio)
Giuseppe Umbrella, marinaio servizi vari di leva, 20 anni, da Casinano (RC) (passeggero)
Domenico Valerio, fuochista art. richiamato, 22 anni, da Roma (equipaggio)
Bruno Vascon, marinaio s.m. di leva, 22 anni, da Capo (PL) (equipaggio)
Giuseppe Visconti, specialista direzione tiro di leva, 21 anni, da Saronno (VA) (equipaggio)
Bartolo Villante, fuochista ordinario di leva, 20 anni, da Lipari (ME) (equipaggio)
Giuseppe Zacchia, sottocapo elettricista volontario, 19 anni, da Mantova (passeggero)
Evelino Zanerba, capo meccanico di seconda classe in servizio permanente effettivo, 32 anni, da Venezia (equipaggio)
Ferdinando Zoffoli, secondo capo radiotelegrafista richiamato, 37 anni, da Roma (passeggero)
Cipriano …tistella, secondo capo cannoniere, 26 anni, da Caldaro (BZ) (equipaggio)
Pietro …li, sergente cannoniere puntatore scelto richiamato, 27 anni, da Pontedera (PI) (equipaggio)
Michele …ellon, sottocapo meccanico volontario, 20 anni, da Siligo (SS) (equipaggio)
Paolo …centini, sottocapo meccanico, 23 anni, da Ferrara (equipaggio)
Armando …erchiai, sergente cannoniere a. volontario, 26 anni, da Firenze (equipaggio)
Pietro …trangolino, secondo capo silurista richiamato, 31 anni, da Aosta (equipaggio)
Armando …fiatel, secondo capo cannoniere armaiolo, 29 anni, da Avellino (equipaggio)
Marcello …sili, sottocapo radiotelegrafista, 23 anni, da Roma (equipaggio)

4 marzo 2018..


Ora ditemi chi stara’ meglio di me dopo il 4 MARZO.

Tanto per cominciare mi alzero’ tardi e non avendo impegni incombenti, guardero’ la TV (senza pagare il canone, me lo ha promesso Renzi che si e’ pentito di averlo messo sulla bolletta della luce, sia a me che a mia moglie).

Nel pomeriggio prendero’ l’auto (senza pagare il bollo, me lo ha promesso Berlusconi) e farò un giro verso le universita’, dove potro’ vedere gli studenti che le frequentano (senza pagare le tasse, lo ha promesso Grasso).

Datosi che ci sara’ un reddito minimo garantito per tutti da 750 Euro al mese (me lo ha assicurato Di Maio), credo che si possa anche fare a meno di andare a lavorare.

Se poi per noia o per curiosita’ mi facessi assumere da qualcuno (perche’ il lavoro non manchera’, me lo hanno garantito tutti), mal che vada saro’ pagato con almeno 10 Euro all’ora (parola di Renzi).

Non verro’ licenziato, anzi il Jobs Act verra’ abolito e i soldi che guadagnero’ saranno tassati al 15% (me lo ha giurato Salvini).

Senza contare che si potra’ andare in pensione a 60 anni, non piu’ a 67, con una pensione minima garantita di 1.000 Euro al mese ( Berlusconi docet).
Speriamo non siano le solite promesse da marinaio, perche’ come diceva il nonno “Se la vita e’ una tempesta, prenderlo nel culo e’ un lampo!

Vuoi un consiglio terra terra?..

Ti uazzappo.

Sono consapevole che il fascino della lettera scritta a mano e’ una goduria incommensurabile.

Pero’ scrivere con carta, penna calamaio (o anche con la Bic nera) e’ un gesto in via d’estinzione nell’era della posta elettronica e dei messaggi Whatsapp chattosi.

Quando mi dissero per la premier fois “Ti uazzappo” pensavo fosse una nuova posa del Kama e potete immaginarvi la delusione di scoprire che si trattava di uno scambio di frasi veloci in una delle tante specie di chat.

I’m old ma mi reputo moderno, veloce al passo coi tempi, ho diversi blog e uso twitter, le mail e tengo il flacone dello shampoo a testa sotto per fare piu’ in fretta la doccia alla mattina.

Pero’ ci sono eventi nella vita, che non possono essere risolti troppo velocemente, tanto meno con la sintesi estrema di un messaggino elettronico.

In una relazione ad esempio, essere mollati con un sms o una frase su Whatsapp deve essere un’esperienza terrificante..e non parliamo delle emoticons del tipo..

Ti lascio (emoticon con faccina triste )..

Non ti amo piu’ (icona col cuore infranto)..

Non cercarmi piu’ (icona con faccina tipo urlo di Munh)..

Non preoccuparti, ignobile testa di (icona con pannocchia)..

Non ti cerco piu’, vai a (icona con cacca che sorride).

Abbandonare il partner con un messaggino, dovrebbe diventare un reato in una societa’ civile, ma anche la mail e’ un metodo infame usato per evitare l’imbarazzo del confronto diretto.

Ora non dico che scrivere su carta per compiere lo stesso misfatto sia un gesto encomiabile, ma sicuramente aver fatto lo sforzo di cercare un foglio, la penna e di essersi seduto a scrivere, riflettendo sulle frasi da usare, puo’ rendere il gesto ugualmente atroce, ma meno frettoloso e umiliante.

Insomma se capitasse a me, forse eviterei di spalmarti sull’asfalto con la mia auto e mi limiterei a farti saltare la rotula e il dente del giudizio. Forse..

La lettera scritta a mano richiede tempo, capacita’ riflessive e una conoscenza della lingua sufficientemente appropriata.

Nella lettera scritta si coniugano i verbi, si evitano le ripetizioni e soprattutto si usa la punteggiatura, elemento ormai scomparso nei messaggi elettronici e anche nei miei blog ad onor del falso.

Il punto e la virgola, i due punti, per non parlare del punto e virgola, sono stati sostituiti da infinite linee di puntini di sospensione (e’ il mio caso), il tempo presente ha preso il posto del congiuntivo, sono sparite maiuscole, apostrofi e dulcis in fundo, la lettera K ha preso il posto del ch, ma incomprensibilmente anche della C. Se abbreviare la congiunzione “che” con un K e per risparmiare tempo e spazio e’ cretino, scrivere Kaffe’ con la K e’ raccapricciante.

Quac1 opps, qualcuno poi utilizza queste abbreviazioni persino nei testi scritti a mano, per esempio nei temi scolastici, ma qui siamo nel campo dell’aberrazione. Direbbe mia sorella proff.dott Graziella.

Gli acronimi usati negli sms, sono moltissimi e si sprecano, ad es ..

xchè = perchè

xo = però

cs = cosa

rit = ritardo

qnt = quanto

grz = grazie

prg = prego

tvb = ti voglio bene

tvtrb = ti voglio troppo bene

e via andare..

Accade, dunque che uno scambio scritto possa risultare cosi’:

“ ciao cm stai, 6lib x and dp al cinema cn me? 80 vgl di te”.

A causa di queste abbreviazioni, una ragazzina si dichiara ammiratrice della cantante Opera anziche’ Anna Oxa.

Ora la lettera scritta a mano ha un sapore sicuramente vintage, ma a confronto, questo tipo di linguaggio appare molto piu’ arcaico, direi quasi primitivo (provate a leggere le frasi di cui sopra a voce alta e capirete cosa intendo).

L’estrema sintesi di questo lessico sintetico, veloce, frettoloso, ci fa’ provare un impeto nostalgico per la dolcezza corposa e lenta della lettera scritta a mano.

L’impatto della scrittura su carta ha qualcosa di insostituibile rispetto alla scrittura elettronica…l’unicita’ della grafia diversa per ognuno di noi, e’ un marchio personale e inimitabile che ci identifica e ci distingue dagli altri.

E’ forse per il fascino di questa unicita’, unita al piacere del gesto della scrittura e del tatto sul supporto cartaceo, che il Festival delle lettere ha avuto cosi’ tanto successo.

Nell’arco di dodici anni gli organizzatori del concorso hanno ricevuto ventiquattromila lettere, e ogni anno sono state premiate le migliori.

Lo scorso anno una cara amica Bolognese e’ risultata vincitrice con “ Lettera a un cervello in fuga” leggetela e son sicuro che molti/e di voi potrebbero identificarsi. “

Quest’anno e siamo nel 2018 il tema del festival e’ “Lettera a chi ha cambiato la mia storia”.

Dateci dentro e mollate il melafonino uozzapposo.

Nn V rest ke scrvr li’.

Vi lascio con la striscia di Stefano e il tema “Campagna Elettorale” .

Windows10 – Cortana, Edge, MenuStart nn fungono?

E ci risiamo e’ arrivato l’aggiornamento 1709 lo avete scaricato e installato e non vi funziona il menu’ Start, lo Store oppure Cortana non risponde ed Edge non apre le pagine..any problem, evitate di cercare in uno dei miei post precedenti o di fare la domanda ai motori, voi sapete che gli avvoltoi vi aspettano al varco e quindi non fatevi fregare dagli altri ma fatevi fregare da me (questa l’ho gia’ sentita)..prima cosa dovreste verificare cercare l’errore nel visualizzatore degli eventi ma evito di descrivere come dovreste fare in quanto se leggete e’ perche’ il vostro pc e’ a mezzo servizio e cerco di indicarvi come fare sapendo che avete gia’ tentato di tutto e quindi tentate anche cosi’:

1- Da Windows, premete insieme i tasti Windows-X e, nel menu che compare, aprite il Prompt dei comandi come amministratore. (Windows PowerShell per intenderci).
Adesso digitate quindi i seguenti comandi in questo ordine, premendo invio dopo ciascuno di essi.net user “Temp1” “password1” /add
net user “Temp2” “password2” /add
net localgroup administrators “Temp2” /add
In questo modo avrete creato due account utente nuovi, con nome Temp1 e Temp2, ed assegnato il ruolo amministratore a Temp2.
Fin qui ci siamo? Si continua …

2) Premete ora insieme i tasti CTRL+ALT+Canc e cliccate su “Disconnetti”.

3) Entrate in Windows usando ora l’account Temp1 usando come password, password1 .
Una volta terminato il caricamento e comparso il desktop, controllate che tutto funzioni correttamente compresi il menu Start e la ricerca, uscite dall’account come fatto nel punto 2, usando il “Disconnetti”.

4) Accedete ora a Windows con l’account Temp2 la cui password di accesso e’ password2
Adesso aprite una cartella di Edge, andate al menu in alto Visualizza e, sulla destra, selezionate l’opzione “elementi nascosti”.
Aprite ora la seguente cartella C:\Users\Temp1\Local\TileDataLayer (cliccate su Continua quando viene richiesta l’autorizzazione).
Clickate col tasto destro sulla cartella “Database” e click su Copia.
Aprite ora la stessa cartella, questa volta del vostro profilo utente originale, ossia C:\Users\nome-utente\Local\TileDataLayer
Cliccate col tasto destro su Database e rinominate questa cartella in Database.old .
Non muovetevi da questa posizione, premete col tasto destro del mouse sul vuoto della cartella e poi cliccate su Incolla.
Avrete quindi preso la cartella Database del nuovo profilo copiandola in quello originale, rinominando la cartella Database dove ci sono file danneggiati.

5) Riavviate il computer, accedete col vostro account originale e tutto dovrebbe tornare apposto.
Il menu Start dovrebbe ora funzionare bene cosi’ come la ricerca, Cortana, Edge e le Impostazioni.

6) Cancellate gli account utente Temp1 e Temp2 dal Pannello di Controllo, alla sezione Account Utente.

Ci si legge al prox guaio e come consiglio finale se non lo avete gia’ fatto, togliete le App preinstallate che sono in Windows10 quelle che vedete nel menu start e non sono nella lista programmi, sto minchisterio serve a ‘na mazza e quindi col destro sulla tessera e DISINSTALLATE e mi riferisco a Xbox, Candy Crush, 3D Builder, Saga Soda, Scarica Skype, Ottieni Office.

E adesso torniamo ai fatti attuali visto dallo Ste in aria elettorale.

E’ Finita..

Ed e’ la seconda volta..basta..e’ finita..

Io sono qui ma Lei non c’e’.
Mi guardo intorno. Ma e’ tutto inutile. Ormai e’ finita.

Nulla la puo’ sostituire,,
Sento l’acqua scrosciare ma in questo momento io non posso farcela senza di Lei.

Perche’ non ci sei?

Come ho fatto a sbagliare?

Mi sento un po’ bambino.
Ucciso dalla propria ingenuita’, son proprio un pistola.
Pero’…Non e’ stata colpa mia. Come puo’ un uomo resistere?
La Natura e’ un qualcosa di superiore che l’uomo avra’ solo l’illusione di poter controllare.
L’illusione… Ah, che bella cosa.

La cosa piu’ dolce che puo’ possedere l’uomo e’ l’illusione.
Almeno in questa so’ che ci sei te, profumata tenera e avvolgente.
Si’ nelle mie illusioni ci sei.

E Dio solo sa quanto sarei felice in questo momento se ci fossi anche nella realta’.
Ma e’ questo il brutto di un illusione…che non e’ reale.

Non ti vedo..
Al massimo, si e’ consapevoli che quella cosa esiste solo nella nostra testa, nel magnifico universo di idee che alberga in ognuno di noi.
Oh, quanto mi piacerebbe vivere nelle mie idee, nel mio universo.
Costretto, invece, a vivere in un mondo che non mi appartiene ma che qualcun altro ha creato, schiacciato da regole non mie.
Un mondo dove tu adesso non ci sei.

Ma ormai e’ inutile parlare.

E’ fatta..
Come faccio adesso?

Oh, no… Ti prego no… Oh, no… Lui e’ uscito vestito di marrone. La Cosa ormai e’ fatta, lo sento persino nell’aria.. doloreee.
No, ti prego non puo’ finire cosi’.

Non ci credo.

Eppure pensavo…Che Lei c’era o ci fosse stata, il verbo non conta piu’ ormai e vengo al sodo..
Pensavo fosse rimasto almeno un rotolo di carta igienica! Ma purtroppo mi sbagliavo.

Chi e’ causa del suo mal pianga se stesso e mi ripetero’ all’infinito per decinaia o centine di volte..
“Cazzo ma guarda prima di andare a cagare..testina di vitello”.

E adesso ecco gli auguri anche da parte di Stefano che e’ sempre attento agli avvenimenti di chi ci domina e auguri particolari agli uscenti che nonostante inflazione zero quasi deflazione hanno concesso ai gestori aumenti ingiustificabili per gas, energia elettrica, autostrade, medicinali e a loro io auguro di incorrere negli inconvenienti del post di cui sopra..

Castigatori Online.

E adesso vi spiego come fanno a castigarvi con le vendite online.

Condiderato che una buona parte sono melaphoninodipendenti ecco che esce il modello X e voi avete l’8 che e’ tutto sommato recente e quindi per non perder troppi eurini FATE L’INSERZIONE ON LINE mettendo in evidenza caratteristiche foto etc.

Il CASTIGATORE quando vede inserzioni oltre i 300 si mette in moto e letta la VOSTRA inserzione ne fa una uguale richiedendo la stessa cifra e nel contempo VI CONTATTA e chiede i dati per pagarla e per lui e’ indifferente se by PayPal PostePay o Bonifico Bancario.

VOI contenti come Pasque comunicate quanto richiesto e aspettate fiduciosi di veder apparire il carico del dinero.

Nel contempo qualcuno risponde all’annuncio del CASTIGATORE e questultimo dara’ i VOSTRI DATI che gli avete comunicato.

VOI una volta constatato che effettivamente il conto e’ stato caricato, ligi al dovere di buon venditore onesto, spedite immediatamente il melaphonino posto sulla vostra inserzione.

Il danno e’ fatto e il CASTIGATORE ha ricevuto il vostro cellulare senza pagare un ghello in quanto l’ha pagato il castigato di turno.

Il CASTIGATO lascia passare qualche tempo e non ricevendo la merce fara’ il suo bravo reclamo lasciando nei casini VOI e ovviamente del CASTIGATORE nessuna traccia in quanto le sue iscrizioni porteranno a indirizzi fasulli e a numeri telefonici inesistenti.

Ovviamente ci sono delle garanzie a salvaguardia ma il mio consiglio e’ quello DEL vecchio sistema CON pagamento a ricevimento merce contrassegno ma anche qui esiste l’inghippo..lo spedizioniere non aspetta che voi apriate il pacco e quindi potreste trovare nel PACCO il classico mattoncino e come soddisfazione potrete solo lasciare feedback negativo di qualcuno che ormai sara’ ghostcastigatore.

Quindi diffidate su newentry come venditore/acquisitore e prediligete quelli che hanno telefono fisso e come diceva mio nonno..chi piu’ spende meno spende alla faccia dell’incremento svendite online.

nb.. rimane il fatto che non dovrei dare dei consigli in quanto saprete sbagliare da soli e pure io le mie brave fregature le ho cuccate ma le soddisfazioni di aver cercato e trovato chi mi ha legnato mitigano in parte le castigate che comunque sono rimaste e bruciano ancora.

Il dramma del Natale..

E ricomincia l’impietosa manfrina dei regali di Natale.
La samba dei pensierini.
E io sono felice come la cagnetta di Franco con le emorroidi e il collare di finto Luigi Vittone con la borraccia di “Mo’ Esce Antonio” sciapito al collo. Mettiamoci d’accordo.
Prima di tutto sull’etimologia della parola ..pensierino detto anche dal Francesco Argentino in questi tempi di crisalide.
Dicesi pensierino, un piccolo pensiero, una minuscola attivita’ psichica che richiede un minimo sforzo.
Ricapitolando. Ti faccio un pensierino significa quindi..pensero’ a te ma poco.
Per cui se per Natale abbiamo deciso di farci le coccole solo coi pensierini, fastidiosa incutita transgenica che non sei altro, non sorpresare il parentificio alla notte di Natale col fermacravatte d’oro da un chilo, la sciarpa Le Murt e stra..de Cartier, la secchiellata di champagne Don Perino Gnon o una statuina del LLadroNau espanolo da 160 € isole comprese.
Donatrice dell’incontinente nero.
Perche’ il ricevitore o ricevitrice spiaggiato/a come un tricheco/a tra le pecorelle del minuscolo solito presepe, per te hanno recuperato solo quattro mandaranci e una manciata di bagige dal cassone arancione degli scarti mercatali del bennet.
E a quel punto non meravigliarti se ti augurano dentro loro non un mondo di bene ma una vagonata di contumelie per i sensi di colpa inferiti.
Tu vuoi fare un presente o anche un assente per Natale?.
Muy bien cerca di regalare una robina piccola che oggi va’ bene ma domani, che e’ gia’ futuro, non piu’. E ieri non ne parliamo.
C’e’ per caso qualcuno che ti dice “ti faccio un passato per Natale” a parte il passato di verdura che mangiamo al lunedi’ dopo la strafogata domenicale (si fa’ per dire)?
E poi mondaccio zozzo c’e’ sempre la questione del sovrappeso incipiente che nel mio caso, mi obblighera’ fare mese di Spin per ritornare ad un peso accettabile dalle mie scarpe finto tod’s.
Lo so che e’ inutile far finta che per voi donne di molta fede non sia cosi’.
Quando ci si scambia i regali si soppesa.
Si valuta, si misura.
Se io do’ una cosa a te, tu dai una cosa a me per la serie “do ut des”.
Ma possibilmente proporzionata.
Inevitabilmente nascono sti paragoni del menga.. io gli ho regalato un’aragosta di porcellana da 300€ e lei un paio di guanti in ciniglia molle riciclati dono della zia di Casalporcino,tra l’altro color caghetta o trasu’ de ciùc. (vomito di ubriaco per i non longobardi).
Sta bastarda figlia di androcchia stantia.
Il prossimo anno me la paga.
Passano trecentosessantacinquegiorni e tu memore dell’anno prima gli regali un paio di calzini in canapone tartarugato e lei, che ancora non ha digerito l’onta della minusvalenza del precedente Noel, un portafoglio di coccodrillo selvaggio amazzonico unico superstite della specie.
E i ruoli ed i pensieri si invertono.
Tutto questo per decenni (sin che morte non vi separi).
Finche’ porca paletta, spero vivamente nel cosiddetto riposizionamento. Che consiste in questo.
Tanti Auguri, bacio, si scarta e voila’.. due agende.
Una per uno.
A ciascuno quello della banca dell’altro/a.
Che pirlificio ammoscioso.
Dulcis in fundo e’ meglio non parlare dei fatidici cestini di Natale.
Chi ti vuol bene davvero non ti regala un cestino.
Il cestino te lo regala chi ti vuole veder morto.
Perche’ e’ un’arma letale.
Tanto vale mettere una pistola dentro un paniere.
Se io ti regalo un cotechino da mezzo metro, una putrella di torrone, una composta di peperoni della Cayenna, un vaso di mostarda e uno di peperoncino made in Calabria, lo so’ che per bene che ti vada ti vengono delle emorroidi che non ti siedi piu’ sino alla tua ricorrenza di Befana.
Lo faccio apposta.
Altro che buona fine e miglior principio.
Quello e’ il principio della fine.
Auguri neh.. e auguri anche dallo Stefano nazionale che con le sue strisce i racconta l’Odissea del Babbo Natale a Roma.

Assenza..Presenza.

Tre giorni al natale e il mio pensiero si proietta a qualche anno addietro, sembra ieri ma a calendario vedo che qualche lustro e’ passato e mi convinco sempre piu’ che vivere e’ un insieme di accumulo e perdita dove incontrarsi termina inequivocabilmente con un addio.

Volti, nomi, storie, sentimenti, persone.

Ci vengono incontro, ci affiancano, ci accompagnano per un tratto di strada.. poi se ne vanno, prendono altre vie, altri sentieri.. a volte si fermano, e rimangono li’, e guardano mentre ci allontaniamo e diventiamo sempre piu’ piccoli, sempre piu’ distanti noi proseguiamo il cammino e spesso neppure ci voltiamo indietro, presi da mille pensieri, gli occhi e la mente intenti alla prossima meta.

Ma ci lasciano, tutti, qualcosa.

Un fardello piccolo o grande, prezioso sempre.. ci lasciano il balsamo misterioso e dolcissimo dell’assenza.

L’assenza e’ una voce che non sentiremo piu’, eppure ci parlera’ dal profondo del cuore nell’ora piu’ buia, nel giorno piu’ difficile.

L’assenza e’ una mano che puoi stringere forte quando ogni altra mano ti sfuggira’ e il coraggio sembrera’ venirti meno.

L’assenza e’ un ricordo che potrebbe apparire banale, e’ una fotografia in bianco e nero, una frase che contiene un mondo, una cantilena imparata non sai piu’ quando e dove, un sorriso, un’amarezza seppelliti nella memoria. e’ una strada ripercorsa tante volte, e’ il Natale come lo aspettano i bambini.

L’assenza e’ il tempo che ti pareva inesauribile e invece non c’e’ piu’, il tempo per tutto cio’ che non hai saputo dire, che non hai potuto fare o non hai voluto fare, e’ l’amore che ti porti dentro, e’ quello che resta quando tutto finisce.

Il rendiconto e’ il significato della vita.

Illogicamente tutta questa assenza e’ per me e’ Presenza.. passata, presente e futura, ciao papa’ ne e’ passato di tempo ma tu sei sempre qui, non ti metto fiori per far vedere alla gente che mi ricordo di te, non ti faccio dire messe e quindi non sentirai un estraneo che dice il tuo nome ma tu sei qui dentro, guarda..proprio qui…e tu capisci perche’ odio le feste Natalizie

Un abbraccio dal tuo carlo anzi..carluccio come mi hai chiamato TU.